Almaviva, il Tribunale del lavoro di Roma accoglie il ricorso dei dipendenti licenziati

Almaviva, il Tribunale del lavoro di Roma accoglie il ricorso dei dipendenti licenziati

Il Tribunale del lavoro di Roma si è espresso sul destino delle lavoratrici e dei lavoratori di Almaviva, colosso della tecnologia dell’informazione dell’outsourcing e la ragione, almeno in questa fase processuale, è dalla parte dei lavoratori.

“Registriamo oggi- si legge in una nota della Slc Cgil – un ulteriore, importante, passo verso il ristabilimento della verità nella vicenda della chiusura della sede romana di Almaviva. Nella giornata odierna il giudice Conte del Tribunale del Lavoro di Roma ha accolto il ricorso presentato da un gruppo di lavoratrici licenziate da Almaviva e patrocinato dal collegio legale della Slc Cgil di Roma e Lazio composto dagli avvocati Matilde Bidetti, Filippo Aiello, Carlo De Marchis, Andrea Circi e Giacomo Summa”. Così, in una nota, il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola e il segretario generale della Slc Cgil di Roma e del Lazio Riccardo Saccone.

“Dopo i reintegri stabiliti dal giudice Bonassisi – continuano – quest’altro pronunciamento rappresenta un ulteriore colpo a una narrazione di parte, avallata anche da certa stampa, tutta sbilanciata verso il padrone, a favore del più forte. Si tratta di un’ordinanza scrupolosa, molto approfondita e che, ancora una volta, getta sulla vicenda la luce sgradevole della discriminazione e dell’ingiustizia. E’ davvero giunta l’ora di riaprire questa vicenda. A iniziare dal certificare, definitivamente, che la sede di Roma non è affatto chiusa e che quindi i lavoratori reintegrati dal giudice Buonassisi e dal giudice Conte devono essere riassunti a Roma, risparmiando a tutti loro l’ennesimo sfregio di un trasferimento in una sede lontana per costringerli a un licenziamento mascherato”. Poi Fassina, deputato di Leu: “Oggi, il Tribunale di Roma ha annullato il licenziamento di un’altro gruppo di lavoratrici di Almaviva, il call center che a fine 2012 licenziò 1666 persone a Roma, ‘colpevoli’ di rispondere no a un’ulteriore, drastico peggioramento delle condizioni di lavoro. Nell’ordinanza, i licenziamenti vengono annullati in quanto discriminatori e, grazie all’art 18 dello Statuto dei Lavoratori, viene disposto il reintegro. Viene anche riconosciuta, date le caratteristiche delle attività svolte, la possibilità di lavoro nella sede di Roma, strumentalmente chiusa dall’azienda. È un risultato importante, sebbene parziale per numero di lavoratrici e lavoratori coinvolti. Ora, l’azienda eviti ritorsioni e costruisca un rapporto positivo con le lavoratrici e chi le rappresenta. È soltanto l’inizio di una controffensiva sul lavoro nei servizi che deve portare alla riscrittura delle norme sugli appalti e sulle delocalizzazioni nell’ambito di un mercato unico europeo fondato sul dumping sociale e la svalutazione del lavoro”.

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