Al Senato, dopo la pioggia di schede bianche, Salvini spariglia le carte, vota Bernini (irritatissima) e fa saltare il centrodestra, che sospetta l’intesa di governo coi 5 stelle

Al Senato, dopo la pioggia di schede bianche, Salvini spariglia le carte, vota Bernini (irritatissima) e fa saltare il centrodestra, che sospetta l’intesa di governo coi 5 stelle

Prima giornata di insediamento delle Camere di deputati e senatori eletti lo scorso 4 marzo. Precipitati subito nel bel mezzo della bagarre per la votazione dei presidenti di Camera e Senato, soprattutto i nuovi hanno avuto modo di constatare quanto è complicata la vita del parlamentare, dentro e fuori del palazzo. Intanto, hanno partecipato alle prime votazioni, dove ha prevalso, com’era previsto, la pioggia di schede bianche, dal momento che la trattativa sui nomi dei presidenti si era bloccata già giovedì sera per effetto dei veti e dei controveti. Per il Senato, era sul tavolo la proposta di Berlusconi di eleggere il capogruppo uscente (che pure aveva partecipato alla riunione convocata da Di Maio) Paolo Romani, ma ha prevalso la scure dei pentastellati, che hanno rifiutato l’accordo per effetto di una sentenza passata in giudicato che condanna Romani per peculato, in virtù dell’uso improprio del cellulare messogli a disposizione dal Comune di Monza quando era assessore. Il capogruppo M5S Toninelli aveva spiegato che il presidente del Senato e seconda carica dello Stato non poteva essere un condannato. E così, i tanti nuovi senatori hanno seguito le disposizioni dei loro gruppi di votare scheda bianca alla prima votazione, in attesa della quarta prevista per sabato, quando secondo il Regolamento del Senato si passerà al ballottaggio tra i primi due più votati e si farà sul serio, perché uno di loro risulterà certamente eletto, poiché anche in caso di parità sarà premiato il più anziano. Alla seconda votazione, tuttavia, accade il fattaccio che non t’aspetti, a rompere la monotonia delle schede bianche. Con un colpo a sorpresa, tipico del gioco dello scopone scientifico, il leader della Lega, al fine di sparigliare le carte, dava l’ordine ai suoi di votare per Anna Maria Bernini, senatrice di Forza Italia, contrapponendosi, di fatto, alla tenace volontà di Berlusconi di non uscire dallo schema “Romani presidente”. Apriti cielo, a metà serata s’innesca la polemica e la sfida all’interno del centrodestra.

Salvini, “atto di responsabilità per uscire dal pantano”. Berlusconi: “atto ostile e voti strumentali alla Bernini”

Matteo Salvini infatti comunicava alle agenzie di stampa che “per uscire dal pantano la Lega fa un gesto di responsabilità all’interno del centrodestra, non abbiamo chiesto nulla per noi, ma qui si fa notte e quindi abbiamo scelto di votare un candidato di centrodestra, di Forza Italia. Un atto di amore verso il Parlamento e verso il centrodestra: abbiamo votato Anna Maria Bernini”, aggiungendo di aver “comunicato” la scelta a Berlusconi. Pochi minuti dopo ecco la risposta decisamente irata di Berlusconi: “I voti al Senato ad Annamaria Bernini, strumentalmente utilizzata, sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l’unità della coalizione di centrodestra e dall’altra smaschera il progetto per un governo Lega-M5s”. Fatto sta, dunque, che la senatrice Bernini ha ottenuto 57 voti dalla Lega su 58, e la decisione ha innescato un processo di rimescolamento delle carte, soprattutto in previsione della decisione che potrebbe assumere domani la riunione dei senatori 5Stelle, che potrebbero convergere i loro voti proprio sulla Bernini, lasciando “il cerino acceso” nelle mani dei forzisti, amleticamente divisi tra l’impossibilità di non votare una loro storica parlamentare e dirigente, e la necessità di non cadere nella trappola tesa da Salvini, e dunque di non votarla. E tuttavia, la Bernini sarebbe eletta comunque, perché i numeri ci sono. E così, le strategie si complicherebbero dannatamente, soprattutto per l’elezione del presidente della Camera. Insomma, è stata la giornata dei veleni nel centrodestra. Ora si vedrà cosa accadrà.

Intanto, in tarda serata, con un tweet, si fa sentire anche la diretta interessata Anna Maria Bernini, che si dice ovviamente indisponibile ad essere candidata “suo malgrado” e contro il suo stesso partito. “È del tutto evidente che sono indisponibile ad essere il candidato di altri senza il sostegno del presidente @berlusconi e del mio partito”, scrive Bernini, al termine di una giornata caotica e convulsa, dettata più da segnali di dilettantismo strategico e da giochi di palazzo più che da vere e proprie scelte politico-istituzionali. Se è questa la Terza Repubblica di cui cianciava il leader dei 5stelle Di Maio, non siamo affatto tranquilli.

La XVIII Legislatura aperta al Senato da un discorso politicamente impegnativo di Napolitano, ma molto eccepibile

Al di là della sorpresa pomeridiana, vi è da registrare il discorso di apertura della XVIII Legislatura al Senato di Giorgio Napolitano, un discorso politico e politicamente impegnativo, forse poco rispettoso del galateo istituzionale. In ogni caso, secondo Napolitano il voto del 4 marzo ha “mostrato quanto poco avesse convinto l’autoesaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e da partiti di maggioranza”. Una severa reprimenda al suo stesso partito e a Renzi, ma ne aveva la “facoltà”? Non solo. Napolitano ha proseguito nella sua analisi del voto e del cambiamento di scenario politico-parlamentare, che certamente era già noto: “Sulla scena politica nazionale, il voto del 4 marzo ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il Paese”. Ed ecco infine la stoccata al leader del Pd Renzi e al premier ancora in carica Gentiloni: “la contestazione è scaturita da forti motivi sociali: disuguaglianze, ingiustizie, impoverimenti e arretramenti nella condizione di vasti ceti, comprendenti famiglie del popolo e della classe media. E in modo particolare – aggiunge Napolitano – ha pesato il senso di un cronico, intollerabile squilibrio tra Nord e Sud tale da generare una dilagante ribellione nelle regioni meridionali”. Caro senatore Napolitano, siamo perfettamente d’accordo sulla sua analisi, sulla spietata disamina delle condizioni del Paese. Ma ci permettiamo un umile interrogativo: quanto hanno pesato su queste realtà di progressivo impoverimento le politiche di austerità e l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, che Ella ha firmato? Noi crediamo moltissimo, e forse una parte di responsabilità dovrebbe assumerla anche Lei, dinanzi a questi risultati elettorali, che sono il grido di dolore delle classi disagiate del Mezzogiorno, ma anche il tentativo dei lavoratori del Nord di non perdere quei pochi privilegi acquisiti dopo la crisi. Se il Paese è fratturato socialmente, e se la gigantesca esclusione sociale si è consolidata, e infine il conflitto si è esercitato nelle urne, non è per volere di un dio nascosto, ma per precise responsabilità politiche e di governo, dalle quali, ci sembra, Lei non è immune.

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