Siria, Ghouti, periferia di Damasco, come Srebrenica. L’Unicef: per tanto orrore “nessuna parola renderà giustizia” ai tanti bimbi uccisi

Siria, Ghouti, periferia di Damasco, come Srebrenica. L’Unicef: per tanto orrore “nessuna parola renderà giustizia” ai tanti bimbi uccisi

Il principale gruppo dell’opposizione siriana, la Commissione siriana per i negoziati (Snc), condanna l’offensiva del governo di Bashar Al-Assad nella Ghouta orientale definendola un “bagno di sangue” e un “crimine di guerra”, aggiungendo che in segno di protesta potrebbe ritirarsi dai colloqui di pace sostenuti dall’Onu. È chiaro che il governo di Damasco ha “zero interesse a impegnarsi” nel dialogo, ha dichiarato il presidente della Snc, Nasr al-Hariri, aggiungendo che “il regime siriano, con il sostegno diretto di Russia e Iran, ha trasformato Ghouta in un bagno di sangue di donne e bambini innocenti”. Hariri ha parlato con i giornalisti a Bruxelles dopo avere incontrato rappresentanti dell’Ue.

Continuano incessanti i raid aerei delle forze lealiste di Assad su Goutha

Per il terzo giorno consecutivo, i raid aerei delle forze lealiste siriane hanno continuato a martellare Ghouta Est. Il bilancio è ormai salito a 200 morti e l’Onu avverte che la situazione è fuori controllo. L’Unicef ha diffuso un comunicato in bianco a indicare che, per tanto orrore, non ci sono parole: “Nessuna parola renderà loro giustizia”. Il comunicato è stato diffuso dopo i feroci bombardamenti delle forze lealiste sull’enclave ribelle, alla periferia di Damasco. “Nessuna parola renderà giustizia ai bambini uccisi, le loro madri, i padri e i loro cari”, ha detto Geert Cappelaere, direttore dell’agenzia Onu per l’area mediorientale. Parole seguite da una pagina in bianco. E nel postscriptum, un’aggiunta: “Non abbiamo più parole per descrivere la sofferenza dei bambini e la nostra indignazione. Coloro che stanno infliggendo queste sofferenze hanno ancora parole per giustificare i loro atti barbarici?”.

Un bilancio di vite umane pesantissimo: 200 civili uccisi, di cui 60 bambini, in soli tre giorni

Circa 200 civili, tra cui circa 60 bambini, sono stati uccisi da domenica da violenti bombardamenti delle forze del regime siriano contro la roccaforte dei ribelli di Ghouta orientale. I bombardamenti siriani di lunedì sono stati “tra i peggiori nella storia della crisi attuale”, ha riferito un medico locale, Abu Al Yusr. Poche ore prima, il coordinatore delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari in Siria, Panos Moumtzis, aveva chiesto la “cessazione immediata” dei bombardamenti ricordando che in questa regione circa 400.000 persone vivono in condizioni disperate. E invece martedì i bombardamenti sono andati avanti, con le famiglie terrorizzate che cercavano di ripararsi come potevano. Le immagini circolate delle vittime sono agghiaccianti. Centinaia di feriti sono arrivati per ore negli improvvisati ospedali della regione, dove i letti non bastavano e i feriti, ha raccontato un giornalista dell’Afp, venivano curati sul pavimento. “E’ arrivato un bimbo di un anno di età, aveva il corpo blu, il cuore batteva a malapena. Quando gli ho aperto la bocca per mettergli un tubo per la respirazione abbiamo visto che era piena di sabbia. Era stato portato via da sotto le macerie”, ha raccontato il medico. “Gli ho tolto la sabbia dalla bocca, ma avevo raggiunto i polmoni. L’ho ripulito e ha cominciato a respirare di nuovo”, ha raccontato, quasi incredulo. Ma è solo un caso su centinaia. “Una donna incinta di sette mesi, con una grave emorragia cerebrale, è stata trasportata in un ospedale di Hamuria. Alla fine non ce l’ha fatta e non siamo riusciti a salvare il feto”. Il quotidiano siriano Al Watan, vicino al regime di Assad, ha detto che gli attacchi aerei su Ghouta “sono il preludio di un’operazione su larga scala che può iniziare in qualsiasi momento”.

Indigna l’immobilismo dei paesi europei. Mogherini convoca il tavolo sulla Siria solo a fine aprile. L’unica a muoversi è la Francia di Macron

Ciò che però davvero muove all’indignazione è il totale immobilismo dei paesi occeidentali ed europei in particolare. Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera della Ue, ha definito solo per il prossimo 22 aprile un tavolo negoziale sulla Siria. L’Italia non praticamente un ministro degli esteri autorevole da qualche anno, e l’ultimo, Angelino Alfano, è impegnato in altre faccende. L’unico paese europeo che pare avere ancora un minimo senso politico per il Medio Oriente è la Francia di Macron. “Il peggio è davanti a noi”, ha infatti affermato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, intervenendo all’Assemblea nazionale a Parigi, prima di recarsi “nei prossimi giorni” a Mosca e Teheran per discutere del conflitto siriano. “La situazione in Siria è peggiorata in maniera considerevole e, a mio parere, il peggio è davanti a noi, se non vi saranno sviluppi”, ha detto il capo della diplomazia francese. Le Drian ha aggiunto: “Andiamo verso una catastrofe umanitaria”. Secondo il titolare del Quai d’Orsay, il peggioramento della situazione in Siria dipende dal fatto che “il processo politico è bloccato”. Accanto alla lotta contro lo Stato islamico, “la guerra civile prosegue, nel Ghouta orientale, nella regione di Idlib”. Per Le Drian, il conflitto in Siria è poi ulteriormente aggravato dall’aver assunto “una dimensione ormai regionale” con “l’incursione dei turchi nella regione di Afrin”, e con il sorvolo della spazio aereo israeliano di un drone iraniano. Ciò considerato, ha affermato il ministro degli Esteri francese, “vi sono tutti gli elementi per un peggioramento della situazione”.

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