Riforma carceraria. Gentiloni, Orlando, Renzi… L’avete fatta più sporca che non si può

Riforma carceraria. Gentiloni, Orlando, Renzi… L’avete fatta più sporca che non si può

L’hanno davvero fatta più zozza che più non si può. Non solo zozza: anche stupida, e stupidamente arrogante. Solo sei giorni fa, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, conversando con Paolo Mieli su “La 7” dava ampie assicurazioni. Questo il dialogo:
Mieli: “Entro quindici giorni la farete la riforma carceraria?”.
Gentiloni: “Si”.
Mieli: “I decreti attuativi… lei sta prendendo un impegno importantissimo…”.
Gentiloni: “Sono all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri…”.
Mieli: “Sapete che Rita Bernardini sta al 26° giorno di sciopero della fame e i detenuti…”.
Gentiloni: “Le ho mandato dei messaggi di rassicurazione che spero lei abbia preso per buoni…”.
Mieli: “Questa è una buona notizia…”.

Come ora abbiamo visto, è invece una bella (si fa per dire) bugia. Appena cinque giorni dopo, il Consiglio dei Ministri decide di mettere nel cassetto la riforma dell’ordinamento penitenziario. Lo fa, oltretutto, nel peggiore dei modi: “licenzia” preliminarmente altri tre decreti delegati che devono ancora compiere tutto l’iter dei pareri delle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Quello sulle pene alternative, che aveva già compiuto un passaggio nelle commissioni e che avrebbe richiesto solo dieci giorni di tempo per la definitiva approvazione, lo mette in stand by, a futura memoria.

Gentiloni parla di approvazione nei prossimi mesi. Che cosa conosce che noi, semplici cittadini di questo disgraziato paese ignoriamo? Conosce già i risultati elettorali, dà per assodato che poteri reali, più o meno tecnicamente irresponsabili, già gli assicureranno la possibilità di continuare a stare a Palazzo Chigi e continuare a governare? E che dire del ministro della Giustizia Andrea Orlando, del suo significativo e comunque avvilente silenzio? Ha gestito nel peggiore dei modi il cammino della riforma dell’ordinamento penitenziario iniziato nel lontano 2015 con gli Stati Generali dell’esecuzione penale. Non si doveva arrivare a ridosso della scadenza elettorale, occorreva essere veramente forza di governo, capace di gestire le situazioni soprattutto in presenza di violazione di diritti umani fondamentali già sanzionata pesantemente nel 2013 dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

E’ stato letteralmente calpestato il dialogo messo in essere con il Satyagraha, di diecimila detenuti, di centinaia di cittadini “liberi”, dei Garanti nazionali, della clamorosa presa di posizione a favore della riforma di oltre trecento giuristi, avvocati, magistrati e professori. Cos’è accaduto, cosa accade? “Semplicemente” la paura di perdere qualche voto prevale sull’azione riformatrice di applicare la Costituzione. L’articolo 27 della Costituzione prescrive, senza “se” e senza “ma” al terzo comma recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Per il timore di perdere voti e consensi, il Governo e i parriti che lo sostengono (il PD in particolare) preferiscono gettare alle ortiche gli Stati generali sulla detenzione, che pure sono stati il fiore all’occhiello del guardasigilli Orlando. Alle ortiche, letteralmente, mesi e mesi di lavoro della commissione Giostra. Quello che sarebbe dovuto essere il vanto del ministro Orlando si rivela una vergognosa beffa. Hanno avuto paura. Hanno preferito accettare e subire i diktat di Lega, Forza Italia, Movimento 5 Stelle. Hanno avuto il timore di non essere compresi dal loro elettorato. Per il timore di perdere voti a destra si adotta una politica di destra: operazione miope e di corto respiro. E’ evidente che tra l’originale e una imitazione l’elettore a questo punto “acquista” l’originale.

Il PD di Matteo Renzi ha tutte le ragioni per temere l’ennesima Caporetto. Non la scongiurerà certamente inseguendo Salvini, Meloni, Grillo, Di Maio, Berlusconi sul loro stesso terreno. A poco più di una settimana dal voto, questo “spiega” l’ulteriore rinvio della parte più importante della riforma dell’ordinamento penitenziario. Il ministro Orlando parla di “giornata importante”: tre parti della riforma (giustizia riparativa, lavoro in carcere, regole per i minori) sono passate. Balle sesquipedali: dovranno affrontare ancora il parere delle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Saremo già nella nuova legislatura, con gli equilibri spostati tra centrodestra e M5S, certamente ostili alla riforma Orlando. Decreti condannati a morire, dunque. L’unico che aveva la possibilità di successo, il più importante, quello sull’ordinamento penitenziario, è stato accantonato.

Centro destra, Lega, Movimento 5Stelle, in modo esplicito, e a modo loro onesto, da sempre sono gli Alfieri di una propaganda becera che fa leva sulle viscere degli elettori, e si traduce in campagne contro immigrati, ladri, scippatori, e che basta armarsi e poi sbattere in cella chi sopravvive per garantire la sicurezza. Ma il “ragionevole” centro-sinistra fautore di riforme all’insegna della ragione e dell’umanità? Renzi per le questioni relative della giustizia non si è mai sprecato molto e anzi ha sempre mostrato una sensibilità analoga al centro destra. Certo, da parte di Gentiloni ci si aspettava un afflato diverso: portare a casa una riforma così importante sarebbe stata una medaglia che avrebbe potuti esibire negli anni a venire. La cosa però avrebbe richiesto un coraggio che Gentiloni non ha. Quanto al ministro Orlando, è il vero sconfitto. Ha fallito su tutta la linea, sbagliata la tattica, ha sciupato preziose occasioni per regalare al paese una riforma di civiltà attesa da tempo. Si stende un velo pietoso su Emma Bonino e la sua maggiore Europa. Partita sostenendo che imprescindibili erano lo ius soli (che si è perso per strada), ha poi ripiegato su uno stentoreo quanto generico impegno europeista che non ha nulla a che spartire con gli Stati Uniti d’Europa per i quali si sono impegnati i Rossi, gli Spinelli, gli Einaudi, i Silone, i Salvemini, i De Gasperi, gli Adenauer, i Schumann, i Mann… E’ una mera difesa dell’Europa dell’esistente, che costituisce il migliore e maggiore nutrimento ai cosiddetti “sovranisti”. Quanto all’impegno per le questioni relative alla giustizia Bonino non si è mai impegnata quando era ministro, nel governo Letta, surclassata da Annamaria Cancellieri e da Mario Mauro. Figuriamoci oggi. Quanto ai detenuti, alla più generale comunità penitenziaria, ai fondamentali ed elementari elementi di civiltà giuridica… beh, se ne riparlerà. Chissà quando.

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