Quel treno che si chiama Italo… diventa a stelle e strisce. Se lo prende Gip, fondo Usa con a capo Ogunles, americano di origini nigeriane. La sconfitta di Padoan e Calenda. Camusso: piano industriale e occupazione

Quel treno che si chiama Italo… diventa a stelle e strisce. Se lo prende Gip, fondo Usa con a capo Ogunles, americano di origini nigeriane. La sconfitta di Padoan e Calenda.  Camusso: piano industriale e occupazione

La notte, come si dice, porta consiglio. Più precisamente per i soci di Ntv, Nuovo Trasporto Viaggiatori, amministratore delegato Flavio Cattaneo, da poco ha lasciato Telecom con una buona uscita di 25 milioni di euro, presidente Luca Cordero di Mobtezemolo, ha portato quasi due miliardi di euro, 1.940 milioni di euro per la precisione. Questo il valore attribuito a Ntv dal fondo di investimento americano  Global Infrastructure Partners, annunciato dal “poco conosciuto”, così viene definito dai cronisti nostrani, uomo d’affari americano di origini nigeriane, Adebayo Ogunles, già capo dell’investment banking di Credit Suisse First Boston nonché fondatore e capo di Gip, il fondo a stelle e strisce, il più grande al mondo nella gestione di infrastrutture per i trasporti e l’energia con oltre 40 miliardi di attività. L’offerta è stata indirizzata ai soci di Ntv a partire da Montezemolo e Cattaneo, Intesa Sanpaolo, MDP Holding Due, FA.DEL., Allegro S.à r.l. per conto di Generali Financial Holding FCP-FIS – Sub-fund 2, PII1, MDP Holding Uno, MDP Holding Quattro, MDP Holding Tre, MAIS, Nuova Fourb, Essecieffe.

I due ministri interessati  avevano optato  per la quotazione in Borsa

I ministri Calenda e Padoan sono stati presi in contropiede. Erano convinti che i soci di Ntv avrebbero accettato le sollecitazioni del governo per la quotazione in Borsa, una soluzione per la quale si erano dati da fare. Praticamente quando è iniziata la riunione dei soci davano per fatta l’operazione Borsa per chiudere una storia durata cinque anni, anni difficili, con debiti che si andavano gonfiando e solo negli ultimi tempi la Ntv aveva recuperato terreno mettendo i conti in salvo. Proprio l’intervento della Autorità che stabilisce il costo dell’affitto delle strutture ferroviarie, binari in primo luogo e l’aumento dei viaggiatori aveva consentito un aggiustamento dei conti. Così come erano migliorati i rapporti: quando nasce Ntv con la ministra Guidi erano molto tesi e spesso volavano gli stracci. Poco prima della riunione dei soci, in una nota congiunta i ministri Padoan e Calenda firmavano una dichiarazione  congiunta in cui affermavano che l’ingresso in Borsa era “il bellissimo  coronamento della storia di Ntv”. Un bel bocconcino in campagna elettorale. Ma non passavano che poche ore che il bocconcino diventava amaro. Calenda non poteva che far buon  viso a cattiva sorte e affermava: “Avevamo detto che la quotazione in Borsa sarebbe stato un bellissimo coronamento. Hanno deciso diversamente, era un loro diritto, il fondo americano è molto serio. Sono azionisti privati che hanno messo dei soldi facendo un lavoro difficile. Non è sempre facile rompere un monopolio”. Pensare al Calenda che fa la vittima perché “non è facile rompere un monopolio” è davvero grottesco. Basterebbe fare la somma delle aziende italiane passate di mano e di quelle che, leggi Amazon e altre, attaccano i contratti, i diritti dei lavoratori, aprono crisi  che il suo ministero non  risolve. I due ministri davano per certo l’esito positivo per il quale avevano operato, la quotazione in Borsa  cui da mesi lavorava la banca d’affari Rothschild che, si dice, aveva dato un valore di circa 1,5 miliardi a Ntv.

La lunga notte dei soci con i consulenti finanziari e legali

È durata sette ore la riunione dei soci con i consulenti finanziari e legali, una lunga notte in cui alcuni dei partecipanti sostenevano che la soluzione migliore era l’ingresso in Piazza Affari pensando che la società di Italo, risanata avrebbe avuto negli anni un valore sempre crescente. Ma il consiglio di amministrazione di Nuovo Trasporto Viaggiatori, unanime, alla fine ratificava la decisione presa dalla maggioranza dei soci dando il via libera alla proposta di acquisto avanzata da Gip. Meglio, come si dice, un uovo oggi che una gallina domani. E, in questo caso l’uovo è d’oro per i soci attuali. E sia per Montezemolo che per Cattaneo lo è ancora di più visto che i nuovi proprietari hanno chiesto loro di rimanere.

Vediamo l’offerta cash del Fondo Usa con l’assistenza di Mediobanca: 1,980 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti 440 milioni di debiti. Per capire il valore dell’operazione, basti pensare che soltanto un anno fa, la cifra pagata dal fondo di investimento Peninsula per salire al 12 per cento della società, la valorizzava per circa 600 milioni. In pratica, in poco più di un anno è come se il valore si fosse triplicato. L’offerta degli americani, stando a valutazioni degli analisti finanziari vale 20 volte i margini, quando 12-13 volte viene considerato un valore molto buono. Netto il guadagno del Fondo Peninsula. I due miliardi saranno divisi tra i soci: a Intesa andranno circa 370 milioni, a Generali 280 milioni, al fondo Peninsula  245 milioni.  Per quanto riguarda gli imprenditori che hanno dato il via al progetto Italo (Intesa e Generali sono approdati prima come finanziatori e poi hanno convertito in quote parte dei debiti): a Diego Della Valle andranno 345 milioni, a Luca Montezemolo 250 milioni, a Gianni Punzo 155 milioni, a Isabella Seragnoli 110 milioni, ad Alberto Bombassei 94 milioni. L’amministratore delegato Flavio Cattaneo ha investito parte della liquidazione (15 dei 25 milioni) avuta uscendo  da Terna  e da Telecom Italia, fino a salire al 5,83% del capitale. Cattaneo incasserà oltre 116 milioni di euro. Se Italo fosse andata in Borsa, i soci avrebbero incassato meno della metà. Si prevedeva di collocare in Borsa tra il 35 e il 40 per cento del pacchetto azionario complessivo. La firma dell’accordo è condizionata all’ottenimento dell’autorizzazione antitrust prevista per legge, purché avvenga entro l’11 febbraio p.v.

Il gruppo americano punta all’ingresso nel mercato europeo

Si può dire che con Ogunles, l’americano di origine nigeriana è arrivato Babbo Natale in ritardo? No davvero. Intanto la società dopo tre anni di  gestione in rosso nel 2016 e nel 2017 ha avuto un utile di 65 milioni. Ma il fondo Gip ha puntato lo sguardo oltre l’Italia, punta all’ingresso nel mercato europeo, Spagna e Francia in particolare. I sindacati ricordano che non è oro quel che riluce. Con Italo è in corso una vertenza che riguarda il contratto di lavoro scaduto dalla fine del 2014 e il pagamento del premio di produzione. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil ha messo le mani avanti: “Per commentare bisognerebbe conoscere il piano industriale e le scelte sull’occupazione. Non basta conoscere il valore dell’operazione”. Già, per ora è nota solo la spartizione di denaro. Forse sarebbe il caso che i ministri interessati si preoccupassero proprio di questi problemi. Ma, forse, è chiedere troppo a chi pensava che l’ingresso in Borsa fosse “il  coronamento” di Ntv. Facendo finta di ignorare che c’è una vertenza in corso. E soprattutto che l’Italia è diventata un “mercato facile” per i grandi gruppi finanziari alla conquista dei mercati.

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