Quarta rivoluzione industriale. Colla (Cgil): “i nuovi processi vanno contrattati, non subiti. Un percorso democratico per ricostituire il ceto medio dei lavoratori e dell’impresa”

Quarta rivoluzione industriale. Colla (Cgil): “i nuovi processi vanno contrattati, non subiti. Un percorso democratico per ricostituire il ceto medio dei lavoratori e dell’impresa”

Si può parlare di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese in una fase di trasformazione così tumultuosa del sistema produttivo e così incerta del mercato del lavoro? “Certo che sì, anzi si deve, ma con un’ottica innovativa che tenda ad ampliarne il processo, coinvolgendo non solo i lavoratori, ma il sistema territoriale, le filiere produttive ed i poli della formazione e della conoscenza attraverso un’operazione preventiva che miri alla condivisione degli obiettivi all’interno dell’impresa”. Ne è convinto Vincenzo Colla, segretario generale della Cgil, che ha partecipato a Milano ad un’iniziativa di Unipolis, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, insieme al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, alla segretaria generale della Cisl Anna Maria Furlan, al Presidente di Confindustria Emilia Romagna Alberto Vacchi, a Maurizio De Santis responsabile Cooperative Industriali Legacoop, ed al presidente di Unipol Gruppo, Pierluigi Stefanini. A rendere il confronto un nuovo terreno di incontro fra i vari interlocutori, la ‘conduzione’ di Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere della Sera, dopo la panoramica introduzione del prof. Francesco Vella, docente Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna.

“Stiamo attraversando un processo del tutto innovativo – ha detto il segretario confederale con riferimento a quella che il prof. Vella aveva denominato la Quarta rivoluzione industriale – che arriva con una velocità spiazzante nei luoghi di lavoro, che polarizza il lavoro verso l’alto e verso il basso e che, se non governata, si abbatterà rovinosamente sulle persone. Ecco perché compito del sindacato non è tentare di fermare questo processo ma, al contrario, fare la sua parte, contrattare ogni cambiamento e contribuire al suo governo”.

Un progetto strategico condiviso. I soggetti in campo. La filiera produttiva

Colla propone un progetto strategico condiviso incentrato su una nuova gerarchia non più basata sulla tradizionale verticalità. Bisogna perciò che sia lo stesso obiettivo ad essere oggetto di negoziazione, ed insieme spingere perché si crei valore aggiunto per poi redistribuirlo. A chi? Ai soli lavoratori qualificati ed in grado di stare al passo col processo di innovazione della produzione? La Cgil, nelle parole di Colla, ha in mente un percorso democratico ed inclusivo: “ricostituire il ‘ceto medio’ dei lavoratori e dell’impresa, fuori da polarizzazioni parossistiche che vedono, da una parte, la punta più avanzata della specializzazione e, dall’altra, la precarizzazione di fasce ampie di lavoratori che il meccanismo competitivo interno ed esterno tende ad espellere, quando invece il primo elemento della necessaria redistribuzione è la stabilizzazione dei giovani. In quest’ottica del tutto nuovo, parlare di partecipazione significa, per il segretario confederale, coniugare un nuovo pathos che, mentre coinvolge i lavoratori nella vita dell’impresa, collega ad essa tutta la filiera produttiva, il contesto territoriale esterno al sito produttivo, ma anche le agenzie formative e l’università, deputate alla qualificazione ed all’aggiornamento. Un percorso inclusivo che va attuato nell’interesse di impresa e lavoratori. Pena il fatto -ha rimarcato Colla – che il conflitto si riproporrà e si ricadrà nello schema tradizionale di chi subisce i processi invece che contrattarli”.

Soggetti sociali forti e una legge che ne garantisca l’effettiva rappresentatività

Senza negare il valore delle ‘eccellenze’, si tratta, per il segretario Cgil, di trovare una modalità di governo dei processi innovativi che “crei nuova cultura del lavoro, trascinando dentro la parte preponderante del tessuto produttivo. Perché – sono state le parole conclusive del sindacalista – l’idea che deve sottendere alla partecipazione è un’idea culturale che abbia come stella polare, ancora di più oggi, il valore della ‘tenuta’ e della coesione sociale. Per attuarla occorrono soggetti sociali forti e una legge sulla rappresentanza che ne sancisca l’effettiva rappresentatività. Sapendo che questa nuova forma è la sola partecipazione che crea comunità per lo sviluppo democratico del Paese”.

Share