Macerata. Trasferito in carcere l’estremista neo-nazista, Luca Traini. Viene tenuto sotto stretta sorveglianza e lontano dai detenuti di colore

Macerata. Trasferito in carcere l’estremista neo-nazista, Luca Traini. Viene tenuto sotto stretta sorveglianza e lontano dai detenuti di colore

È stato trasferito in carcere nella notte Luca Traini, l’estremista neo-fascista che ha cercato, a Macerata, di far strage di migranti e uomini e donne di colore. L’uomo ha lasciato la caserma dei carabinieri all’una di notte: a testa alta e sguardo dritto davanti a sé non ha detto una parola ai cronisti che erano ad attenderlo. Traini è ora nel carcere di Montacuto ad Ancona, dove è detenuto anche Innocet Oseghale, il presunto assassino di Pamela, la ragazzina romana martoriata selvaggiamente nel maceratese.

Luca Traini è sottoposto a controlli rigidissimi, sorvegliato a vista dalle guardie carcerarie e tenuto lontano in un severissimo isolamento dagli altri detenuti, soprattutto quelli di colore che potrebbero tentare nei suoi confronti una resa dei conti. Dall’interno del carcere trapela che l’uomo appare, malgrado quello che ha fatto, tranquillissimo ed ha anche scambiato alcune battute con gli agenti che lo hanno preso in consegna all’interno del penitenziario.

Intanto trapelano le prime indiscrezioni sull’interrogatorio del neofascista, che secondo il suo racconto avrebbe agito d’impeto. L’uomo avrebbe raccontato al magistrato che mentre si recava in palestra avrebbe sentito per l’ennesima volta la storia della ragazza trovata fatta a pezzi nell’hinterland di Macerata. A quel punto avrebbe deciso di tornare a casa, prendere la sua pistola e compiere l’attacco razzista e criminale. Si è trattato di una rappresaglia armata comunque preparata e progettata fin nei dettagli, un raid con un solo movente e nessuna giustificazione: un odio razziale che emerge da un background “fascista e nazista” dell’uomo.

La morte di Pamela è stato solo un fattore scatenante, perché probabilmente Traini era ormai carico di pulsioni naziste che comunque avrebbero potuto innescarlo in qualsiasi momento. Il fatto che nel raid abbia poi pianificato le zone ed i luoghi dove colpire, non a caso, ma dove era possibile sparare a colpo sicuro, la dice lunga sulla folle lucidità criminale dell’uomo.

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