Lombardia. L’avvocato antiItalikum Felice Besostri (LeU) presenta istanza per annullare le elezioni regionali. “Alterate le regole del gioco”

Lombardia. L’avvocato antiItalikum Felice Besostri (LeU) presenta istanza per annullare le elezioni regionali. “Alterate le regole del gioco”

L’avvocato Felice Besostri, coordinatore degli avvocati Antitalikum e candidato a Milano per Liberi e Uguali, ha presentato questa mattina al Prefetto di Milano Luciana Lamorgese una istanza di atto di autotutela d’ufficio per la revoca della indizione delle “Elezioni del Consiglio Regionale e del Presidente della Regione Lombardia del 4 marzo 2018. Adozione decreto di convocazione comizi elettorali”. Con l’istanza in autotutela, si spiega in una nota, “viene richiesto l’annullamento di un atto emesso da una pubblica autorità. Nelle motivazioni dell’atto il fatto che nel decreto di indizione delle Elezioni regionali non vi sia alcun cenno al fatto che la legge elettorale lombarda sia stata modificata con la legge regionale 28 dicembre 2017, n. 38 ‘Modifiche alla legge regionale 31 ottobre 2012, n. 17 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione)’, con la conseguente sopravvenuta inutilizzabilità delle firme raccolte nel rispetto della legge 21 marzo 1990 n. 53, che all’art. 14.3 stabilisce che ‘le sottoscrizioni e le relative autorizzazioni sono nulle se anteriori al centoottantesimo giorno precedente il termine fissato per la presentazione delle candidature'”.

“La legge, che autorizza transitoriamente i Prefetti a convocare le elezioni regionali – si spiega nella nota – è del 2003, la Regione Lombardia quindi avrebbe avuto l’occasione per far convocare le elezioni dal proprio Presidente con la riforma dello Statuto del 2008 se avesse voluto seguire la via statutaria come la Liguria e il Piemonte o con la legge elettorale regionale n.17 del 2012 seguendo l’esempio dell’Emilia Romagna o del Veneto”. “Se Maroni e Gori avessero veramente creduto nel referendum dell’autonomia non avrebbero lasciato la convocazione delle elezioni al Prefetto” afferma Besostri “potevano farlo con la legge regionale 38/2017, e risparmiare ai cittadini un referendum costoso e inutile”. Nel decreto, si spiega ancora, “si dà atto inoltre di un’improbabile consultazione con il Presidente della Corte d’Appello di Trento, invece che con il Presidente della Lombardia. Un fatto grave è che successivamente alla pubblicazione del Decreto del Prefetto, di indizione delle elezioni sul B.U.R.L. del 9 gennaio 2018 viene approvata la legge regionale n. 2 del 19 gennaio 2018 (B.U.R.L. n. 4 del 23 gennaio 2018), che riduce il numero delle firme per la presentazione delle liste, ed esenta dalla raccolta delle firme le liste ‘espressione delle forze politiche corrispondenti ai gruppi, regolarmente costituite’. Le forze politiche per costituirsi non hanno bisogno di formalità mentre per i gruppi consiliari c’è una procedura che si è svolta il 9 gennaio 2018 alla riunione dell’Ufficio di Presidenza, del Consiglio regionale, pertanto dopo la convocazione dei comizi del 5 gennaio 2018 e pubblicato la mattina del 9 gennaio sul Burl, on line, da qui la necessità di cambiare la legge elettorale dopo la convocazione dei comizi. In corso di procedimento elettorale si sono alterate ad opera dei gruppi presenti in Consiglio regionale le regole del gioco, in violazione di una competizione paritaria ed onesta, una pratica duramente censurata dalla Corte di Giustizia CE con la sentenza 23 aprile 1986. Si viola sia il diritto dei cittadini di associarsi liberamente in partiti di concorrere con metodo democratico alle elezioni. E il diritto di tutti i cittadini di accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza (art. 51 Cost.). La legge regionale elettorale fuori termine è stata approvata a larga maggioranza, senza distinzione fra forze di governo e di opposizione, tale fatto accentua la gravità della decisione per la parte relativa all’esenzione delle firme. Con le deliberazioni da 2 a 9 dell’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale del 9 gennaio 2018, 6 gruppi consiliari hanno cambiato nome e 2 nuovi si sono costituiti per aggirare la disposizione di legge. Il fatto di una legge elettorale intervenuta dopo l’emanazione dell’indizione delle elezioni, giustificherebbe da solo la revoca del decreto e una re-indizione delle elezioni. Ci sono altri profili che possono essere di interesse come il costo di due nuovi gruppi consiliari e la concatenazione degli eventi: promulgazione della nuova legge elettorale il 28 dicembre 2017, la trasformazione/costituzione di nuove formazioni politiche lo stesso giorno, come ci fosse stata una regia, che coinvolgeva forze contrapposte in un uso delle pubbliche istituzioni per fini e interessi particolari. Il diritto di votare in conformità alla Costituzione è stato affermato da due sentenze della Corte Costituzionale la n. 1/2014 e la 35/2017 per quanto concerne il rinnovo del Parlamento, a tale principio non si può sottrare la Regione, perché l’Italia è una Repubblica democratica costituita dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province, Città metropolitane e dai Comuni (art. 114 Cost.). L’istanza di autotutela termina con l’invito al Prefetto di Milano quale Rappresentante dello Stato, e non del Governo, per i Rapporti con il sistema delle Autonomie di assicurare il rispetto dei principi indicati”.

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