La pista del branco dietro la morte della giovane Pamela Mastropietro

La pista del branco dietro la morte della giovane Pamela Mastropietro

La tragica morte di Pamela Mastropietro sarebbe stata preda di un branco di criminali. Questa la convinzione che prende sempre più piede tra gli investigatori. Venerdì altri nigeriani sono stati fermati. Uno di loro è stato bloccato a Milano, alla stazione della metro, con la moglie: secondo i carabinieri cercava la fuga in Svizzera. È stato caricato in macchina e riportato a Macerata: stando a quanto trapelato potrebbe avere avuto un ruolo chiave nello smembramento del corpo.

Gli inquirenti hanno portato in caserma e sentito diverse persone (forse cinque) che martedì 30 gennaio, giorno della morte della diciottenne romana, sarebbero state nella casa di Innocent Oseghale teatro dell’orrore o avrebbero avuto contatti telefonici. Interrogatori fiume iniziati poco dopo le 14 e proseguiti ad oltranza.

Nella serata di venerdì, come riporta il Corriere Adriatico, verso le 21.30 dei militari sono saliti in caserma con delle pizze: chiaro segnale che l’attività sarebbe andata avanti fino a tarda notte. I carabinieri ipotizzano dunque che Pamela sia stata vittima della ferocia del branco. Ma i dubbi non mancano. Perché Oseghale ha fatto solo il nome di Desmond Lucky? Quando Pamela è salita in casa, c’erano già altri nigeriani? E poi c’è un giallo. Il buco trovato sul braccio della diciottenne è il segno di un’iniezione di eroina o un tentativo di depistaggio dopo l’omicidio? Da accertare anche se sia stata consumata una violenza sessuale. Intanto, anche sulla base dell’ultima autopsia, si rafforza la pista dell’omicidio e dunque tutti gli indagati ora dovranno rispondere di omicidio, vilipendio, occultamento di cadavere e concorso in spaccio di stupefacenti.

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