La Grande Risacca: Sinistra e Capitalismo al tempo dell’algoritmo. La tecnologia non è né buona né cattiva; nemmeno neutrale (Parte Prima)

La Grande Risacca: Sinistra e Capitalismo al tempo dell’algoritmo. La tecnologia non è né buona né cattiva; nemmeno neutrale (Parte Prima)

Il mondo da oltre un decennio è attraversato da un doppio movimento: da una parte una sempre più spinta mondializzazione dei mercati, dall’altra una sempre più spinta riterritorializzazione degli interessi; interessi locali e interessi nazionali.

Il primo movimento rimanda al secondo e viceversa. La velocità di entrambi i movimenti sta nella rivoluzione informatica, nella potenza di calcolo che ne è il motore. Le due dinamiche, in una dialettica sempre più aspra e biunivoca, insieme modellano la struttura  del mondo. E quindi necessariamente prima o poi anche la sovrastruttura politica e istituzionale, nei contenuti e nelle forme, dei singoli paesi.

Questa doppia dinamica, nella potenza tellurica che sta assumendo, porta a configurare una spazialita’ politica inedita; inedita sia per la progressiva accelerazione assunta da tali movimenti sia per il peso, anche quantitativo dei fenomeni che tali movimenti innescano e producono.

La potenza tellurica di tali movimenti sprigiona dal nuovo nesso scienza/tecnologia, in accelerazione esponenziale, emblematicamente raffigurata dall’algoritmo.

La rivoluzione informatica determinante di ogni aspetto della vita quotidiana

L’algoritmo risale ai primordi della storia dell’uomo, ma solo oggi, con la potenza di calcolo prodotta dalla rivoluzione informatica, diventa un fattore determinante  di ogni aspetto della vita quotidiana.

Il nuovo Spazio politico assume i contorni, la forma di una Grande Risacca: in termini sociali, ad un estremo la secessione dei Patrizi (Saskia Sassen), all’altro estremo la secessione dei Plebei.

Le onde della globalizzazione dei mercati producono il Partito della Trilateral, il Partito di Davos; le onde della riterritorializzazione degli interessi producono partiti territoriali, nazionalisti e leghisti. Fino al sangue e suolo di memoria fascista.

Sinteticamente, tale doppio movimento spinge la Forma sociale, cioè il Sindacato ad una sua progressiva aziendalizzazione e corporativizzazione, spinge la Forma politica, cioè il Partito organizzato, alla proliferazione in tanti partiti personali, sempre più simili alle compagnie di ventura dell’età del Rinascimento.

Come conseguenza complessiva e ultima, la politica viene ridotta ad intrigo, congiure ed intrattenimento, maschera di un gioco feroce tra oligarchie, buono soltanto a riempire i palinsesti dell’industria della comunicazione, diventata a sua volta, arma e fattore dominante nella contesa tra le stesse oligarchie. Con il popolo  condannato ad assistere, come la plebe romana al Colosseo.

Tra dissoluzione della Sinistra Storica e Rivoluzione informatica

Naturaliter, in tale Risacca, la Sinistra socialista, proprio perché è l’unica sinistra che non può che essere allo stesso tempo sociale  e politica, viene accompagnata alla periferia della storia, alla sua insignificanza: la parabola del Pasok come comune destino. A meno che la Sinistra socialista – che ha espunto in questi decenni, persino dal suo vocabolario la parola capitalismo – non mette mano ad una grande riorganizzazione teorica e culturale, premessa di ogni controffensiva politica: operare cioè un ritorno alle sue origini, una Bad Godesberg alla rovescia. Solo cosi si possono  forzare i vortici della Risacca, uscire dal buco nero della sudditanza al mercato, e riaprire – dentro la Grande Crisi e la prospettiva della Stagnazione Secolare – la dialettica/conflitto con il capitalismo della attuale fase: il capitalismo informazionale. La crisi in cui versano tutti gli attuali partiti socialisti parla sostanzialmente di questo: i cambiamenti nella struttura pongono tali forze di fronte ad un bivio inaggirabile.

L’Italia vive una situazione ancor più specifica: il triangolo costituito dal modello di partito proposto al Lingotto, dal giornale/partito della Repubblica di Debenedetti, dalle Primarie come mito fondativo, è diventato rapidamente il triangolo delle Bermude della Sinistra storica italiana, il luogo dove si è progressivamente spenta la sua autonomia, culturale e politica.

La fotografia è impietosa: dietro, alle spalle abbiamo la dissoluzione della Sinistra storica – fine del pci, la macchina politica più potente dell’Occidente, collasso del psi, il partito più antico del paese – con tutti i suoi detriti; davanti, la rivoluzione informatica, l’affermarsi di un nuovo paradigma tecno-economico e le sue contraddizioni. Contraddizioni, su cui come impostare il discorso di un nuovo Partito della Sinistra, in grado di affrontare le nuove contraddizioni?

Ieri, la rivoluzione fordista ha prodotto le contraddizioni, e quindi la necessità di grandi Partiti di massa; oggi la rivoluzione informatica quali contraddizioni  produce per alimentare la necessità e la vita di un nuovo partito della Sinistra? L’impresa che la Sinistra ha di fronte è sostanzialmente analoga a quella che gli si parò di fronte all’apparire del Fordismo, anche se più complessa e sofisticata. La rivoluzione informatica è molto più  pervasiva e avvolgente della rivoluzione fordista. Esiste però un punto fermo ed in comune tra le due rivoluzioni tecnologiche: Fordista e Informatica. La Sinistra si definisce fondamentalmente in rapporto al suo atteggiamento verso il Mercato: atteggiamento di governo o di subalternità.

Umberto Eco: da una parte gli apocalittici, dall’altra gli integrati

La rivoluzione informatica, finora, a sinistra, ha prodotto solo due tronconi: per dirla con U. Eco, da una parte gli apocalittici, dall’altra gli integrati. Il capitolo sulle Macchine, frutto della folgorante intuizione di Marx, non ha innervato nessuna forza, né sindacale né politica: solo qualche minoranza isolata.

Questo scritto vuole essere un contributo in tale direzione. Un nuovo modo di produrre – un nuovo paradigma tecnico-economico – sta rivoluzionando i quadri temporali, spaziali, istituzionali, sociali di tutti i continenti. Dopo Manchester (nascita della prima rivoluzione industriale), Detroit (nascita del fordismo), la Silicon Valley è diventata il centro di irradiazione della “nuova tempesta di distruzione creatrice”.

Questi tre luoghi geografici rappresentano anche tre luoghi emblematici per il pensiero socialista: Manchester per Marx, Detroit per Gramsci, Silicon Valley è ancora alla ricerca di una teoria all’altezza delle sistemazioni del passato.

Un recente contributo di Evgenij Morozov è particolarmente suggestivo. Siamo, secondo gli studiosi di scuola schumpeteriana, nel pieno del quinto ciclo di Kondratieff (cotone, carbone, acciaio, petrolio, microprocessore), a malapena è incominciata un’ analisi critica. (segue)

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