Istat conferma: la ripresa non c’è. Rispetto ai valori precrisi siamo ancora indietro del 5,7%. Fanalino di coda nella Ue. Federconsumatori: una crescita che non trova riscontro nelle condizioni delle famiglie

Istat conferma: la ripresa non c’è. Rispetto ai valori precrisi siamo ancora indietro del 5,7%. Fanalino di coda nella Ue. Federconsumatori: una crescita che non trova riscontro nelle condizioni delle famiglie

Ci risiamo. L’economia italiana è ai massimi. La ripresa non solo c’è stata, ma si  sarebbe anche consolidata. Ce lo racconta l’Istituto di statistica che ormai non solo fornisce i dati alle scadenze naturali, ma li anticipa, poi si vedrà, per la gioia di Renzi, Gentiloni e Padoan impegnati nella campagna elettorale. Non la pensano così i funzionari dell’Ufficio parlamentare del Bilancio che in una nota, ieri, hanno fatto sapere che in primavera sarà necessario un  aggiustamento della  manovra come ci richiederà la Commissione Ue. Ma ancora le agenzie non avevano finire di battere questa notizia che già arrivava la smentita, non si sa bene da quale fonte, ma è facilmente immaginabile. I nuovi dati Istat comunque confermano che non si può parlare di ripresa. Abbiamo consultato un vocabolario, uno di quelli fra i più affidabili, e abbiamo avuto la conferma. La “ripresa” significa che abbiamo raggiunto qualcuno, qualcosa. In gergo ciclistico per esempio vuol dire che i fuggitivi sono stati raggiunti. Ripresi appunto. In questo caso significa che siamo tornati ai dati precrisi, li abbiamo “ripresi”. Leggendo bene quanto afferma Istat si rileva che sarà anche vero che l’economia italiana nel 2017 è ai massimi da sette anni. Ma il livello del Prodotto interno lordo, il Pil, è ancora sotto i valori precrisi. Siamo ancora indietro del 5,7%.  Sottolinea questo dato che conferma che la ripresa non è stata raggiunta, anzi siamo ben lontani, Emilio Viafora, presidente della Federconsumatori. Parla di “una crescita che, purtroppo, non trova pieno riscontro nel miglioramento delle condizioni delle famiglie che, in molti casi, vivono ancora situazioni di profondo disagio. Le difficoltà maggiori si concentrano nei nuclei familiari in cui manca il lavoro, in cui un genitore è disoccupato, ma anche nelle famiglie dove figli o nipoti sono in cerca di occupazione: proprio in queste ultime sono i genitori o i nonni che, con il proprio reddito, devono far fronte alle carenze delle nostre forme di welfare, con un onere che l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato pari a circa 450 Euro al mese. Per questo – conclude – è fondamentale avviare una seria azione di Governo improntata alla crescita, al rilancio dell’occupazione ed alla redistribuzione dei redditi”.

Tutti i numeri indicano che non siamo ancora usciti dalla crisi

Veniamo ai numeri che, fra l’altro, indicano che siamo ancora il fanalino di coda fra i paesi della Ue. Nel 2017 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell’1,5%. La variazione annua del PIL stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari a +1,4% (nel 2017 vi sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2016). La variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,5%.

Nel quarto trimestre del 2017 il Pil corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% nei confronti del quarto trimestre del 2016. C’è stato un rallentamento dello 0,1. Il quarto trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al quarto trimestre del 2016. L’incremento congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura e di un aumento nell’industria e nei servizi. Nello stesso periodo il Pil in termini tendenziali ha avuto un aumento  del 2,5% negli Stati Uniti, del 2,4% in Francia e dell’1,5% nel Regno Unito. In deficit anche il confronto complessivo col resto dell’Europa. Eurostat rende noto che la crescita del Pil nella zona euro e nella Ue nel 2017 è stata del 2,5 in accelerazione rispetto al 2016 quando il Prodotto era aumentato nella zona euro dell’1,8% e nella Ue dell’1,9%.

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