Il neonazista di Macerata voleva eliminare il presunto omicida di Pamela. Ora c’è l’accusa nei suoi confronti: “Strage aggravata dalle finalità di razzismo”. Si stringe il cerchio sul delitto della giovane ragazza romana: forse c’è un secondo uomo

Il neonazista di Macerata voleva eliminare il presunto omicida di Pamela. Ora c’è l’accusa nei suoi confronti: “Strage aggravata dalle finalità di razzismo”. Si stringe il cerchio sul delitto della giovane ragazza romana: forse c’è un secondo uomo

Luca Traini voleva andare in tribunale e uccidere Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela, ma all’ultimo istante, dopo aver sentito alcune ricostruzioni alla radio sulla fine della giovane romana, avrebbe cambiato idea e avrebbe cominciato a sparare contro ogni persona di colore incontrata lungo la strada. È quanto ha riferito lo stesso Traini nelle dichiarazioni spontanee fatte ai carabinieri dopo l’arresto, secondo quanto ha spiegato il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio.

“Sono rimasto sconvolto dalle modalità brutali con le quali è stata uccisa Pamela – ha raccontato l’uomo – e così ho deciso di fare un’azione personale. Volevo andare in tribunale e fare giustizia, volevo colpire il nigeriano ma poi ho cambiato idea”. Il neonazista ha anche spiegato che durante la caccia all’uomo, ha deciso di sparare verso la sede del Pd e verso alcuni esercizi commerciali. Negozi che, ha detto agli investigatori, o erano frequentati da immigrati o erano luoghi dove si spacciava droga. Prima di arrendersi, inoltre, il ventottenne è andato nel luogo dove sono state ritrovate le valigie con i resti della ragazza: lì ha pregato, ha lasciato una scatola di proiettili vuota e una sorta di cero votivo di Mussolini. Poi è andato in piazza Vittoria e si è fatto arrestare sulla scalinata del monumento ai caduti. “Quando è stato arrestato – ha detto Giorgio – la pistola per il folle gesto era in macchina e dunque dobbiamo ritenere che avesse completato il suo originario progetto”.

L’accusa nei suoi confronti è di strage aggravata dalle finalità di razzismo. Al giovane sono contestati anche porto abusivo di armi e altri reati. L’uomo ha lasciato la caserma dei Carabinieri all’una di notte: a testa alta e sguardo dritto davanti a sé non ha detto una parola ai cronisti che erano ad attenderlo. Traini è ora nel carcere di Montacuto, lo stesso dove è rinchiuso Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela. Proprio la morte brutale di Pamela Mastropietro sarebbe all’origine della tentata strage di ieri. Traini lo ha ribadito ai Carabinieri. “Ero in auto e stavo andando in palestra quando ho sentito per l’ennesima volta alla radio la storia di Pamela. Sono tornato indietro – avrebbe raccontato – ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola”.

Dalla casa della madre di Traini i carabinieri hanno sequestrato una copia del Mein Kampf, una bandiera con la croce celtica e altre pubblicazioni riconducibili all’estrema destra. Gli investigatori hanno anche sequestrato i computer dell’uomo per verificare se vi siano elementi utili alle indagini. Ma va avanti anche l’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro. Gli inquirenti avrebbero fatto una serie impressionante di riscontri sulle scene del delitto, l’appartamento del presunto assassino, la farmacia dove l’uomo ha seguito la giovane ragazza ed anche un market dove si sarebbe rifornito del necessario per cancellare le tracce del massacro del corpo di Pamela. Non è ancora chiaro se la ragazza sia morta prima dell’orrenda deturpazione del suo corpo, a causa di questo o di una overdose. Quello che sembrerebbe certo è il fatto che Innocente Oseghale avrebbe un complice, o almeno una persona, anche questa di colore, che lo avrebbe aiutato a ripulire l’appartamento ed a trasportare sui due trolley i poveri resti della giovane.

A dar forza alla ipotesi della seconda persona implicata, ci sarebbe la testimonianza di un addetto ad un market della zona, che ha reso, agli investigatori, la sua testimonianza. Oseghale, nelle ore successive alla morte di Pamela, si sarebbe recato in compagnia di un amico nel negozio, per acquistare dei prodotti (acido o varechina) per cancellare le tracce del ‘macello’. La testimonianza è certamente importante perché potrebbe disegnare un nuovo scenario per la morte della ragazza. Nelle prossime ore ci saranno infine, e questo sarà l’ultimo tassello dell’inchiesta, almeno nella parte squisitamente dei riscontri scientifici, i risultati delle analisi sul sangue, che saranno la cartina tornasole sulle certezze sulla morte della ragazza, potrebbero chiudere il caso…

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