Giornalismo straccione, ignora, o quasi, la manifestazione antifascista. Piazza del Popolo gremita? Chi se ne frega. Renzi e Berlusca in tv sempre e ovunque. Di Maio e Salvini, un presidente per due. Lenzuolate di Scalfari, Bonino come il prezzemolo

Giornalismo straccione, ignora, o quasi, la manifestazione antifascista. Piazza del Popolo gremita? Chi se ne frega. Renzi e Berlusca in tv sempre e ovunque. Di Maio e  Salvini, un presidente per due. Lenzuolate di Scalfari, Bonino come il prezzemolo

Una campagna elettorale come questa non si vedeva da anni. O meglio forse non c’è mai stata. L’informazione, il giornalismo italiano, ha dimenticato che chi opera in questo settore, sempre più importante anche alla luce dei nuovi media, gode di un diritto irrinunciabile, la libertà di informare. E che di un altrettanto diritto, quello di essere informato, è parte essenziale della democrazia. Quando questi diritti  vengono a mancare, specie nel corso di una campagna elettorale, si mette a rischio l’essenza stessa della democrazia: il diritto dei cittadini a partecipare. Che non significa solo presentarsi alla urne una volta ogni tanto ma, lo ricordava Fabrizio Barca in un convegno promosso dalla Cgil sull’innovazione, le politiche industriali, il ruolo del sindacato, ignorato dai media, ma essere messo in grado di  contare, di far sentire ai poteri istituzionali la propria voce, le proprie esigenze. Sempre facendo riferimento a quel convegno della Cgil, uno dei grandi quotidiani del gruppo Repubblica-L’Espresso, la Stampa, ne ignorava i contenuti per dare spazio a voci e interpretazioni sulla elezione del nuovo segretario generale della Cgil che avverrà fra molti mesi. Si dirà che in fondo l’iniziativa della Cgil era solo un convegno. Ammettiamo che sia stata una “dimenticanza”, una distrazione del giornalista che segue le vicende sindacali.

Il giornalismo che si presta a giochi sporchi  della “non politica”

Bene, anzi male. Veniamo ad uno degli avvenimenti  più importanti, più significativi di questa stagione politica, in una Italia, lo ripetiamo “stagnante e melmosa”. Ci riferiamo alla grande manifestazione antifascista che si è svolta sabato a Roma. A leggere i titoli dei  quotidiani, a vedere  la collocazione  dei servizi giornalistici, carta stampata, televisione, radio si prova un senso di angoscia e insieme di sdegno per quanto sia caduta in basso l’informazione, per il fatto che i giornalisti si prestino ai giochi sporchi che la politica, o meglio, la non politica, sta portando avanti. La manifestazione antifascista, quando trova collocazione in prima pagina, deve dare il passo agli “incidenti” avvenuti a Milano e in altre città, durante manifestazioni promosse dai centri sociali, fortunatamente qualche scaramuccia o niente più. Repubblica apre con questo titolo “Gentiloni: questo voto è una scelta di campo”. In piccolo nel sommario: “A Roma sinistra divisa ma unita contro il fascismo. Scontri a Milano”. Il Corriere della Sera se la cava con “Tensione in piazza a Milano”. In piccolo a “Roma sinistra insieme”. Il Messaggero, giornale romano, grida “Cortei e manifestazioni. Roma dice basta”. E un editoriale parla di “Resistenza antisfascista”. Il Fatto quotidiano, dal momento che M5S non ha aderito alla manifestazione se la cava con questo titolo: “Il governo confessa. La Torino-Lione non serve a nulla. La facciamo”. Un solo commento: al giornalista di Repubblica che ha titolato su Gentiloni non è venuto a mente che il voto è sempre e comunque una scelta di campo?

Piazza del Popolo. Centomila diventano 20 mila. Ma era la previsione della Questura prima della manifestazione

Passiamo agli articoli sulla manifestazione. Un tg, evitiamo di fare il nome, e poi la notizia verrà ripresa dai quotidiani, annuncia che a Roma hanno sfilato 20mila persone. Gli organizzatori invece avevano parlato di circa centomila partecipanti. A noi è venuto subito a mente che il numero di ventimila era stato annunciato dalla Questura di Roma. Il o la giornalista hanno ripreso pari pari quanto previsto dalla questura. Ora si dà il caso che qualche anno fa, a fronte delle polemiche che insorgevano sul numero dei partecipanti, furono fatte “misurazioni” ufficiali su quante persone potevano contenere le grandi piazze di Roma. Piazza del Popolo ne può contenere circa 105 mila, dai tre a cinque metri quadri di spazio per persona. Considerando la spazio occupato dal palco si scende di circa 5 mila persone. Il cronista che seguiva la manifestazione avrà visto che per due volte c’era stato un ricambio: chi arrivava con i bus, da lontano, sostava il tempo necessario per assistere ai comizi e poi lasciava il campo a nuovi arrivati. La realtà si scopriva proprio leggendo la Repubblica che, con grande candore, affermava che le uniche cifre diciamo ufficiali erano quelle ricavate dalla Questura in base agli arrivi  annunciati da fuori Roma: 250 pullman e 4 treni speciali. Circa ventimila persone, appunto.  Insomma la partecipazione di chi da regioni vicine sono arrivate con mezzi propri, dei cittadini della provincia di Roma, del Lazio, di quelli della capitale in gran numero non contava niente.

Il capo del Pd a Confindustria. Nessun governo vi ha dato quanto noi. I media glissano

In fondo da una informazione che ha perso il senso del suo valore non c’è da aspettarsi di meglio. Renzi Matteo e il Berlusca sono sempre presenti ad ogni ora del giorno e della notte, in tv e radio. Non solo: vengono accuratamente selezionate le interviste. Per esempio c’è capitato di leggere un intervento del segretario del Pd fatto in un incontro con gli industriali avvenuto a Firenze. Ha detto chiaro e tondo che con il Jobs act e altri provvedimenti il “suo governo” ha dato tanto a Confindustria, come mai era avvenuto. Questa volta il Renzi dice il vero. Sempre in tema di informazione, di “par condicio” in campagna elettorale, c’è da dire che Salvini, esibendo Vangelo e Costituzione, e Di Maio, che accumula candidati fasulli, condannati o cose simili, sono un esempio di cosa significa la parola “mala informazione”. Per Salvini aggiungiamo che il suo tono, le domande, retoriche s’intende, che rivolgeva al pubblico che assisteva al  comizio, “siete d’accordo ?”, ci ha ricordato un personaggio di tanti anni fa che dal balcone di Piazza Venezia chiedeva agli italiani se volevano la guerra.

Il “domenicale” scalfariano: storia della modernità a partire da Luigi XIV

Già che ci siamo non possiamo dimenticare il “domenicale” di Scalfari, una lenzuolata in cui mostra nostalgia renziana. Udite, udite. Scrive l’Eugenio in questa nuova “laude” in onore di Matteo che “dette il meglio di sé nel referendum costituzionale del 2016 ma compromise  il risultato perché lui trasformò una riforma buona, anzi eccellente, in un fatto personale e questo mobilitò il populismo del No oltre che la saggezza di altri”. Sarebbe interessante conoscere cosa ne pensano editorialisti di primo piano di Repubblica, come Giannini, sempre pronti a dare lezioni di “sinistra” a esponenti di Liberi e Uguali. La lenzuolata di Scalfari poi prosegue raccontando la storia della modernità a partire dai poteri del Re, leggi   Luigi XIV, con la delega al cardinale Richelieu, fino ai giorni nostri. Fine della disinformatia. Anzi no, dimenticavamo le laudi rivolte dai media a Emma Bonino, rilanciate da Radio Radicale, nelle rassegne condotte da Bordin, Cappato, Taradash. Il primo, fra l’altro, collaboratore  del Foglio, adoratore di Giuliano Ferrara. Ci danno le notizie della irresistibile ascesa di Emma Bonino, che con il partito radicale, transnazionale, quello di Marco Pannella, non ha più niente a che vedere. Oggi la candidata di +Europa, lista rilanciata da Tabacci, in coalizione con il Pd, la troviamo proposta non si sa bene da chi, come ministro, premier, a capo della alleanza Renzi-Berlusconi. Insomma il giornalismo straccione sta vivendo la sua grande stagione, un neoscurantismo  che fa male al Paese, alla democrazia. Il 4 marzo ci auguriamo che sia uno spartiacque di un fiume sempre più inquinato.

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