Germania. Siglato l’accordo di Grosse Koalition tra Spd e Cdu/Csu, in un documento di 177 pagine. 6 ministeri a testa Spd e Cdu, ma gli Interni al falco Seehofer, Csu

Germania. Siglato l’accordo di Grosse Koalition tra Spd e Cdu/Csu, in un documento di 177 pagine. 6 ministeri a testa Spd e Cdu, ma gli Interni al falco Seehofer, Csu

La notizia è stata diffusa dai media tedeschi come una sorta di liberazione: è stato trovato l’accordo tra Spd e l’alleanza CDU/CSU per la formazione del prossimo governo di Grosse Koalition. Dopo quattro mesi di suspense per un negoziato che si annunciava complesso e irto di ostacoli, soprattutto per le posizioni contrarie interne alla Spd, mercoledì 7 febbraio è stato siglato un accordo sui principi e su molti dei temi sul tappeto.  L’accordo siglato è contenuto in un documento di 177 pagine dal titolo “Un nuovo slancio per l’Europa. Una nuova dinamica per la Germania. Una nuova coesione per il nostro Paese”.

6 ministeri a testa per Spd e Cdu e 3 alla Csu. Per la Spd, Schulz agli esteri e Scholz alle Finanza. Agli Interni, il falco Csu Seehofer 

Inoltre, sempre secondo la stampa tedesca, la Spd avrebbe ottenuto i ministeri del Lavoro e delle politiche sociali, delle Finanze, e degli Affari esteri, strategici, oltre a quelli della Famiglia, della Giustizia e dell’Ambiente. Per questa ragione è considerata dagli organi di stampa come la grande vincente dei negoziati. Tuttavia, alcuni commentatori rilevano che nonostante queste concessioni alla Spd, nel nuovo governo potrebbe essere nominato alla funzione di ministro degli Interni, che è responsabile delle politiche migratorie e dell’accoglienza, un falco della CSU, la formazione di centrodestra bavarese, alleata con la Merkel ma da sempre ostile alle aperture ai migranti della cancelliera uscente. Da sempre in Germania il ministro degli Interni è considerato come una sorta di depositario della “identità nazionale” (in tedesco si usa la parola Heimat, che vuol dire casa, patria, e non Interni) e alcuni ipotizzano che la proposta di scegliere un uomo della CSU punterebbe a consolidare la strategia per bloccare l’avanzata dei neofascisti di estrema destra dell’AFD, l’Alternativ fur Deutschland, che ha fatto il suo ingresso “trionfale” per la prima volta nel Bundestag alle elezioni di settembre. Alla CSU inoltre dovrebbero andare anche i ministeri dei Trasporti e della Cooperazione allo sviluppo. Da parte sua, la CDU di Angela Merkel dovrebbe “accontentarsi” dei ministeri della Difesa, dell’Economia, dell’Agricoltura, della Sanità e dell’Istruzione. Resta dunque il fatto che, al di là dei numeri dei ministeri attribuiti alle tre forze politiche, e alla Merkel che quasi certamente sarà riconfermata nel suo quarto mandato di cancelliera, la Spd può vantare un controllo diretto sull’Unione europea, in continuità con il passato, e sull’eurozona, attraverso il ministro delle Finanze (diretto fino alla nomina di presidente del Bundestag dal falco Schaeuble), e dovrà guidare una serie di riforme del mercato del lavoro, di cui in Germania si dibatte ormai da tempo e che l’accordo di ieri tra la Ig Metall e l’associazione degli industriali del Sud ovest sulla riduzione dell’orario di lavoro a 28 ore a parità di salario per 900mila lavoratori, rende ancora più urgenti.

Restano molti ostacoli nella Spd prima di dar vita ufficialmente alla GroKO

Restano intatte però le incognite all’interno del Partito socialdemocratico. Intanto, il sindaco di Amburgo Olaf Scholz non sarebbe soltanto ministro delle Finanze, ma anche vicecancelliere, nel prossimo governo della Grosse Koalition. E’ una delle indiscrezioni emerse a Berlino, che dimostrano quanto esca ridimensionato il leader socialdemocratico Martin Schulz dalle trattative chiuse stamani. Schulz, che rinuncerebbe alla guida del partito per lasciarla ad Andrea Nahles, vorrebbe diventare ministro degli Esteri, ma anche questa decisione sta provocando un polverone in Germania, dove molti socialdemocratici non perdonerebbero l’incoerenza dell’ex candidato cancelliere, che assicurò che non sarebbe “mai entrato” in un esecutivo guidato dalla Merkel. L’altro elemento che fa storcere il naso in queste ore è il destino di Sigmar Gabriel, amatissimo ministro degli Esteri della legislatura uscente: Gabriel manterrebbe volentieri il suo incarico. Ma lo si dà già come futuro commissario Ue. Scholz è uno ‘schroederiano’, quindi incarna l’ala liberal dell’Spd, ma la sua scelta, probabilmente una delle chiavi di volta per sbloccare la trattativa, viene letta come il simbolo di un nuovo approccio, meno rigido e più costruttivo in materia di politiche economiche europee. Sul fronte interno, dunque, l’approdo della Spd al Ministero delle Finanze e a quello del Lavoro e delle politiche sociali darà un più ampio margine di manovra a un partito che ha fatto della maggiore giustizia sociale uno dei cavalli di battaglia della propria campagna elettorale: di qui l’insistenza su un maggiore ricorso ai contratti a tempo indeterminato e un netto “no” a qualsiasi ipotesi di abbassare la tassazione sulle imprese sul modello di quanto fatto dall’Amministrazione Trump.

In ogni caso, per portare l’ipotesi di Grosse Koalition alla fiducia del Bundestag, sarà necessario attendere il voto dei 463.723 iscritti alla Spd, ai quali in realtà spetta l’ultima parola. Il voto è previsto nelle prossime settimane. Per quanto nei sondaggi pubblicati sulla stampa tedesca l’accordo di Grosse Koalition non raccoglie una maggioranza assoluta tra gli iscritti Spd, l’ormai ex leader Schulz appare molto fiducioso sull’esito concreto del voto, sarà “certamente positivo”. Non è un caso che Schulz abbia ringraziato “Angela Merkel e Horst Seehofer (leader della Csu, e primo ministro della Baviera) perché quello che abbiamo raggiunto nell’accordo di Governo sull’Europa e il suo futuro è un cambio di direzione”.

Nello stesso tempo, esulta Angela Merkel, soddisfatta dell’accordo di coalizione con i socialdemocratici, che consente di dar vita a quel governo “stabile” che “il mondo e la Germania aspettano” dopo oltre quattro mesi di impasse. “Sono convinta che questo contratto di coalizione (…) è la base di un governo stabile di cui il nostro Paese ha bisogno e che molti nel mondo si aspettano da noi”.

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