Germania. Riduzione dell’orario a 28 ore settimanali a parità di salario. +4,3% in più in busta paga per i metalmeccanici fra cui Porsche e Daimler. Ig Metal: “Accordo storico, intesa apripista in Europa”

Germania. Riduzione dell’orario a 28 ore settimanali a parità di salario. +4,3% in più in busta paga per i metalmeccanici fra cui Porsche e Daimler. Ig Metal: “Accordo  storico, intesa apripista in Europa”

Appena siglato è stato definito “un accordo storico che riguarda la riduzione dell’orario di lavoro fino a 28 ore settimanali,  un’intesa pilota che farà da apripista in Europa” raggiunta dal sindacato tedesco dei metalmeccanici, Ig Metall, e l’associazione degli imprenditori la Gesamtmetall, che in Germania rappresenta 22 organizzazioni, 6.300 aziende e 2,1 milioni di lavoratori. Ci viene subito da pensare al nostro paese dove risulta perfino difficile, anche per i sindacati, parlare di riduzione dell’orario senza essere accusati di “estremismo”. In questa campagna elettorale dove le promesse sono ormai talmente tante, nessuno, salvo Liberi e Uguali, ha posto il problema che per anni è rimasto chiuso nei cassetti. Se ben ricordiamo risale al sessantotto la rivendicazione del  rapporto fra tempo di vita e tempo di lavoro, così come lo slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Ancor oggi chi osa riproporre il vecchio, ma crediamo noi, sempre valido, slogan, viene accusato di estremismo, la solita “sinistra radicale”. Fra i “cento piccoli passi” enunciati da Renzi Matteo,  così si intitola il programma del Pd su suggerimento di un tal Nannicini, che è stato l’ideatore, di basso profilo, della “bibbia” del Pd, non c’è alcun segnale di nuova attenzione verso il mondo del lavoro.

I “cento piccoli passi” di Renzi Matteo ignorano il mondo del lavoro

Visto che la disoccupazione in Italia è al 10,8%, quella giovanile al 32,2, il tasso di inattività al 34,8%, la precarietà, anche una sola ora di lavoro in una settimana ti dà il titolo di “lavoratore” e l’Istat ti mette nel mucchio; visto il fallimento del Jobs act, c’era da aspettarsi che qualcosa sull’orario di lavoro si muovesse. Invece no, anche alla luce dell’innovazione tecnologica, il progetto Industria 4,O, che il ministro Calenda illustra come il toccasana per la ripresa economica e se lo porta dietro negli incontri elettorali, come una preziosa reliquia, risulta  già un ferrovecchio che tanto piace alla Bonino, a fronte dell’accordo siglato nel Baden-Wurttemberg (la regione che ospita gli impianti di Porsche e Daimler) e riguarderà  per ora 900mila lavoratori, ma il sindacato punta ad estenderlo a 3,9 milioni di metalmeccanici in tutto il Paese. Da noi Fca, leggi ex Fiat, ad Marchionne, nelle fabbriche si applicano contratti di solidarietà, con la riduzione non dell’orario di lavoro, ma dei lavoratori. A migliaia. E il piano che prevedeva la piena occupazione alla fine del 2018 è ormai saltato. Marchionne investe negli Usa.

Ig metal ha messo in campo tutta la sua forza. Gli industriali cambiano strada

Non è che gli industriali tedeschi siano diventati improvvisamente dei “sessantottini” e che il sindacato si sia trasformato in una forza inarrestabile. Forse i “padroni” hanno capito che bisognava cambiare strada e il sindacato, la Ig Metall, ha messo in campo tutta la sua forza, ragionevole, moderna, dando battaglia con scioperi brevi e manifestazioni.

Veniamo così all’accordo. Chi lo vorrà potrà ridurre l’orario settimanale a 28 ore senza perdere neppure un euro, per dedicarsi ai figli, ai parenti malati o perché svolge lavori usuranti. Riguarda i lavoratori con contratto a tempo indeterminato  che potranno usufruire della riduzione per un periodo massimo di due anni. E la settimana accorciata potrà essere chiesta più di una volta, durante la carriera lavorativa. Per quanto riguarda le imprese hanno ottenuto la possibilità di estendere la settimana lavorativa a 40 ore da 35 per i dipendenti che vorranno farlo. La riduzione dell’orario di lavoro ha messo in secondo piano l’aumento salariale, nella regione di Daimler e Porsche, che riguarda 900 mila lavoratori, non è che un principio, come dicevano gli studenti in lotta del Maggio francese, molto importante: è stato riconosciuto un aumento in busta paga del 4,3%.

Lunga lotta, massiccia partecipazione, minacciato sciopero a tempo indeterminato

A questo accordo si è arrivati dopo numerosi scioperi anche di breve durata che avevano avuto una massiccia partecipazione da parte dei lavoratori. Una protesta di questo tipo, dicono le cronache sindacali, non si registrava dal 2003. E la Ig Metall aveva minacciato di dar vita ad uno sciopero di 24 ore per poi passare ad una astensione dal lavoro a tempo indeterminato. Lo scontro in particolare aveva riguardato il problema salariale. Gli industriali non intendevano cedere sulla riduzione del salario che chiedevano in cambio della riduzione dell’orario.

L’accordo potrebbe dare nuova linfa all’eventuale governo Merkel-Schulz

Forse, si dice negli ambienti politici tedeschi, sulla decisione degli industriali può aver influito anche il fatto che un successo dei lavoratori e del sindacato, possa avere un effetto “benefico” per la rinascita del governo guidato di nuovo dalla Merkel in alleanza con  i socialdemocratici. E per il mondo delle imprese la stabilità del governo è una specie di salvaguardia dal punto di vista economico. Val bene la messa, si potrebbe dire. Per Jorg Hofman, a capo di Ig Metall, l’accordo è “una pietra miliare verso un mondo del lavoro moderno in cui ognuno potrà scegliere per se”. Per il presidente di Gesamtmetall, Rainer Dulger, si tratta della “pietra angolare del lavoro flessibile del Ventunesimo secolo”. Già, flessibile sì, ma a parità di salario ed orario ridotto a 28 ore settimanali. Forse qualcuno potrebbe spiegarlo al ministro Calenda, il suo Industria 4.0 è altra cosa. Dovrebbe essere spiegato anche agli “esperti” che hanno messo a punto il programma di Renzi Matteo. E già che ci siamo anche a Marchionne e ai dirigenti della Confindustria. E, ci permettiamo di dirlo, anche una iniezione di fiducia anche per i sindacati italiani. La Cgil in modo particolare  che va verso il Congresso, ha avviato  una riflessione sulla organizzazione del lavoro a fronte dell’innovazione, puntando a rafforzare ruolo e diritti dei lavoratori.

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