Elezioni. Come un imbonitore televisivo anni 80, Renzi presenta il suo programma “credibile al cento per cento”. Nel frattempo, Pietro Grasso parla di Mezzogiorno, con le idee per la sua rinascita

Elezioni. Come un imbonitore televisivo anni 80, Renzi presenta il suo programma “credibile al cento per cento”. Nel frattempo, Pietro Grasso parla di Mezzogiorno, con le idee per la sua rinascita

Come facevano gli imbonitori televisivi sulle reti private negli anni Ottanta e Novanta, il segretario Pd, Matteo Renzi, ha presentato a Bologna il programma elettorale, usando quel grido “credibile al cento per cento”, che andava bene per un tappeto, o per un unguento o per qualche altro oggetto. Ma Renzi ha voluto essere più creativo, utilizzando perfino Peppino Impastato, i suoi “cento passi”, come elemento emotivamente forte in un’argomentazione che è appunto sembrata il comizietto da rete televisiva commerciale. I punti cardine del programma parlano di sostegno alla non autosufficienza (chissà perché il suo governo li ha sostanzialmente eliminati), di Europa, di fisco amico. “L’obiettivo è estendere la misura universale di sostegno per ogni figlio fino ai 18 anni”, spiega pomposamente Renzi dopo aver annunciato la proposta del Pd di investire 10 miliardi di euro per le famiglie con figli. Ancora politiche economiche ripiene di slogan e di bonus. Parallelamente a questo, propone la “riduzione del cuneo fiscale dal 33 al 29 per cento per incentivare il lavoro a tempo indeterminato”. Il tutto con un occhio severo ai conti pubblici perché, spiega il segretario, “nessuna legge di Bilancio che faremo dovrà costare di più di quelle degli anni in cui abbiamo governato”. Dunque, se ciò fosse vero, lo stesso Renzi si è rimangiato del tutto quella proposta di investimenti pubblici allargando al 2,9% il deficit per cinque anni, dopo una concertazione con le autorità europee.

Il segretario del pd snocciola la consueta litania dei progressi fatti dall’Italia nei mille giorni del suo governo

Per ciascuno dei punti, dice ancora Renzi, “c’è una cosa fatta”, rivendicando come al solito il lavoro dei suoi mille giorni di governo e di quelli successivi, con Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi: “In un Paese normale, di fronte a questo elenco ci piacerebbe che ci fosse, banalmente, il riconoscimento di quanto fatto in questi anni. Sarebbe bello se tra i nostri avversari, alla fine della lettura di questi punti, ci fosse l’onestà intellettuale di dire che queste cose erano attese da decenni, non ci state simpatici, ma queste cose le avete fatte voi”. Insomma, non ha perso l’occasione per snocciolare la consueta litania dei numeri che dovrebbero dare sostegno alla sua tesi. Ma sappiamo bene che i numeri di Renzi solo libere interpretazioni, mentre la realtà è davvero ben altra, come denunciano i sindacati, le associazioni di categorie, e come è testimoniato dalla vita reale quotidiana di decine di milioni persone. Il massimo lo raggiunge parlando di occupazione, senza alcuna distinzione tra lavoro precarizzato, sempre più precarizzato, e lavoro stabile: “abbiamo cominciato a governare con 22 milioni di occupati, siamo a 23 milioni e vogliamo arrivare a 24 milioni”. Di precari? Non ancora soddisfatto, sostiene in sintesi la proposta di Emma Bonino di riduzione in dieci anni (cinque per la Bonino) della spesa pubblica per ridurre il debito pubblico (ma “uccidendo le persone”, come commentano alcuni suoi “detrattori”). E così com’era iniziata, con l’aria da imbonitore televisivo, è terminata con la citazione “colta” di uno spot pubblicitario anni Ottanta: “Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali e colori ultra vivaci, ma noi siamo scienza non fantascienza”. Ci verrebbe da chiedere quanta scienza, soprattutto economica, sia stata catapultata nella stagione del potere renziano a Palazzo Chigi, dove “scientificamente” sono stati escogitati decine di bonus inutili e farlocchi, da quello ai diciottenni a quello degli 85 euro a quello dei professori, senza alcuna misura strutturale autentica, e senza creare posti di lavoro stabili.

Intanto, Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, parla di Mezzogiorno

A sua volta, Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, ha aperto la campagna elettorale a Napoli, dal titolo “Rilanciare crescita e sviluppo”. Pietro Grasso, rispondendo a una domanda sul Sud, ha poi detto “Il Mezzogiorno deve essere al centro della campagna elettorale. Avete sentito qualcosa sul Mezzogiorno? Si parla di tutt’altro. Noi siamo qui per accendere i riflettori sul Mezzogiorno”. “C’è bisogno di investimenti e vorremmo applicare quello che prevede la clausola Ciampi – ha aggiunto – secondo cui il 45% degli investimenti pubblici e delle aziende pubbliche o con capitale pubblico possono investire nel Mezzogiorno, laddove c’è maggiore bisogno di risorse per rilanciare crescita e sviluppo”. Inoltre, spiega Grasso, “Dobbiamo far sì che i fondi europei siano erogati tutti, non solo quelli approvati, fare in modo che le imprese abbiano uno sportello per risolvere i loro problemi con la pubblica amministrazione”. Per questa ragione, “serve una sburocratizzazione – ha sottolineato – che renda molto piu’ semplice le procedure. Ci sono aziende per le quali devono essere pagati i debiti da parte della pubblica amministrazione – ha concluso – Abbiamo fatto una legge che deve essere attuata”.

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