Con affetto e stima immutata a Carla Cantone, candidata Pd. Ma Trentin che ne avrebbe pensato?

Con affetto e stima immutata a Carla Cantone, candidata Pd. Ma Trentin che ne avrebbe pensato?

Leggiamo nelle cronache del pararenziano Repubblica che Carla Cantone è stata la  star, insieme ad una avvocata, giovane disabile, della convention riservata ai soli dirigenti Pd nel corso della quale Renzi Matteo ha presentato il programma per le prossime elezioni. All’Opificio Golinelli di Bologna, racconta il quotidiano, il clima era “un po’ freddino”. La Carla lo ha riscaldato, i battimani hanno segnato il suo intervento. Cantone è stata dirigente di lungo corso della Cgil, la prima donna che diventa segretario generale di una categoria come quella degli edili, poi la troviamo nella segreteria confederale con segretario generale prima Cofferati e poi Epifani, infine a capo dello  Spi Cgil, il potente sindacato dei pensionati e da qui transita in Europa, presidente della Ferpa, gli anziani del nostro continente. Carla, cara amica, è una che buca lo schermo come si dice. Tante presenze in televisione. Ricordando Trentin, citiamo a memoria, ha  detto che ha lasciato alla Cgil una eredità, una linea politica, un modo di essere sindacalista di cui dobbiamo essere portatori. Noi non contiamo niente e non ci permettiamo di avanzare alcuna critica alla accettazione della candidatura che le è stata proposta dal segretario del Pd. Ci domandiamo solo cosa ne penserebbe Bruno Trentin.

Sempre presente alle manifestazioni in cui la politica del governo era contestata

Le ultime volte che abbiamo parlato con Carla, un’amicizia lunga, è stato nel corso di manifestazioni della Cgil, in particolare quella dopo il “no” del governo, dopo una lunga trattativa e un verbale di intesa firmato con Cgil, Cisl, Uil, ad interventi sulle pensioni, sull’automatismo fra età pensionabile e speranze di vita, il lavoro di cura per le donne, i lavori gravosi, interventi per assicurare una pensione ai giovani, la eliminazione del superticket sui medicinali. Lei era sempre presente, battagliera. Con Renzi Matteo non aveva mai avuto un buon rapporto, nel partito militava nell’area Cuperlo. Ce l’aveva con Monti e Fornero, parlava di “scellerata legge sulle pensioni” che Renzi e poi Gentiloni non avevano cambiato, neppure qualche ritocco. Parlava di governi “che da 15 anni mettono le mani nelle tasche dei pensionati che hanno perso il 30% del potere d’acquisto”.

Renzi? “È solo un bla, bla, bla. Sapesse cosa pensano i toscani di lui”

E di Renzi a chi la intervistava, se ben ricordiamo a metà dell’anno passato, diceva  “lui è solo bla, bla, bla. Sapesse il nostro amico toscano cosa pensano di lui gli italiani…”. Le battaglie della Cgil, fino a quelle contro il jobs act, per i diritti dei lavoratori, le manifestazioni dei pensionati, se le è fatte tutte. Cuperliana, non si sa se sia stata lei a convincere Gianni Cuperlo a schierarsi all’opposizione di  Renzi o viceversa, lo segue nel voto a favore del referendum costituzionale, la grande sconfitta del segretario del Pd. È vero che la politica, quando diventa altro, è cosa strana. Gianni Cuperlo oggi è stato, di fatto, costretto a non accettare la candidatura in un territorio che non è il suo, comunicatagli per telefono. Lei, la Carla, invece viene accolta a braccia aperte.

A Pavia la chiamavano “un carro armato sovietico”. Ma lei è di un’altra pasta

E pensare che a Pavia, ancora oggi chi la conosce di persona, parla di lei definendola “un carro armato sovietico”. Ruvida, determinata, un cuore d’oro, vuol bene alle persone che le vogliono bene, lei lo avverte, ama i gatti. La Carlina di ferro, così la ricordano i vecchi amici. E ieri ha fatto tombola nella tana del Pd. Al gruppo ristretto di dirigenti del Pd ha parlato con il suo tono tranquillo, segnato sempre da una punta di ironia. È entrata subito in confidenza strappando l’applauso, con Renzi Matteo che le ha lasciato la scena.

Verrebbe voglia di affermare meglio lei che altri

Accento emiliano di cui è fiera ha fatto subito breccia in chi la ascoltava. “Non dite che parlo come Bersani – ha affermato, raccontano le cronache – è lui che parla come me. Tanti mi chiedono, non dico chi ma lo immaginate, ma perché ti candidi con il Pd. E io rispondo e con chi dovrei candidarmi. Questo è il mio partito”.

Che dire? Verrebbe voglia di affermare “meglio lei che altri”. E di “altri” ce ne sono troppi nelle candidature del Pd. Speriamo, anzi siamo certi, che la Carlina rimarrà la Carlina e potrà essere un punto di riferimento per i lavoratori pur facendo parte del gruppo del Pd. E avrà migliore sorte di un’altra ex Cgil, con i capelli rossi e di  un’altra ancora che fa coppia con il Carlo Calenda, la vice ministra che ha dimenticato il suo passato.

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