Cgil, ventata di aria fresca in un’Italia stagnante e melmosa. Innovazione e contratti guardando al futuro. Polarizzazione, filiere, intervento pubblico. Gli economisti: la crisi non è superata. Trionfo della precarietà. Sindacato e sinistra

Cgil, ventata di aria fresca in un’Italia stagnante e melmosa. Innovazione e contratti guardando al futuro. Polarizzazione, filiere, intervento pubblico. Gli economisti: la crisi non è superata. Trionfo della precarietà. Sindacato e sinistra

Una ventata di aria fresca nel momento in cui nel nostro paese sempre più il clima si avvelena, giorno dopo giorno, i problemi reali, quelli che interessano la vita di milioni di persone evaporano a fronte di una campagna elettorale tra le più violente. L’aria fresca la porta la Cgil, con una iniziativa che parte dal presente, dai problemi del mondo del lavoro, dalla situazione economica, dalle disuguaglianze che crescono, guardando al futuro, ad un sindacato che sia in grado da subito di dare risposte ai profondi cambiamenti, a livello europeo e mondiale, che caratterizzano già oggi, e lo sarà sempre di più nel futuro prossimo, che è già in molti casi, il presente.

L’aria fresca la porta la Cgil, impegnata in percorso, pieno di ostacoli, di difficoltà che porterà al congresso nazionale, dal quale dovrà uscire un sindacato più forte,  capace di  rispondere  alle profonde mutazioni che stanno avvenendo nell’economia mondiale. Cambia anche  il linguaggio, cambiano le tematiche.

Gli interventi di Colla e Landini. Conclusioni di Camusso

Per una intera giornata, il secondo incontro di tipo seminariale sul programma della Cgil, hanno discusso esponenti della segreteria nazionale, a partire da Susanna Camusso, Vincenzo Colla, Maurizio Landini, sui mutamenti che stanno avvenendo nel mondo dell’industria, dell’economia più in generale, con le ricadute sul lavoro, sulla occupazione, sulle condizioni di vita di milioni di persone. Nel dibattito hanno portato esperienze diciamo di “vita vissuta” dirigenti delle categorie, dei territori, lavoratori impegnati in significative vertenze a difesa dell’occupazione, battaglie che si giocano su terreni che vanno oltre il nostro Paese, basta ricordare la vicenda Embraco, “esemplare” da questo punto di vista, dove chi decide sta in Brasile o chissà dove e tratta per mezzo di avvocati. O quella che riguarda Italo, il treno venduto da Ntv, leggi presidente Luca Cordero di Montezemolo, uno dei “capitani coraggiosi” a un grande Fondo che ha sede in Usa. I “coraggiosi” hanno intascato un bel po’ di quattrini. I nuovi padroni, titolari della maggioranza delle azioni, hanno lasciato al loro posto i “capi” dei coraggiosi, Montezemolo appunto e Flavio Cattaneo, amministratore delegato, che torna dopo aver gestito Telecom da cui ha avuto una buonuscita da trenta milioni. Si racconta, è stato detto anche nel corso dei lavori del seminario Cgil da un autorevole esponente del mondo economico, che metà  li abbia investiti in una azienda che ora non è più italiana. Le parole più spesso pronunciate nel corso della prima parte dei lavori sono state “polarizzazione” e  “filiera”. Hanno riguardato in modo particolare la discussione sul “nuovo modello di sviluppo ed innovazione”. La domanda cui hanno risposto Vincenzo Colla, nella introduzione  al dibattito, Maurizio Landini nelle conclusioni di questa prima parte dei lavori del seminario: quale azione sindacale, con particolare riferimento alla contrattazione?

La discussione con economisti su politiche industriali e iniziativa sindacale

La seconda parte dei lavori, quasi  tre ore nel pomeriggio, si è snodata lungo una tavola rotonda cui hanno partecipato Adriano Giannola, presidente Svimez, Marcello Minenna, docente  alla Bocconi e  alla London Graduate School, Edoardo Reviglio, della Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Dosi, direttore Università superiore Sant’Anna di Pisa, Laura Pennacchi, Consulta Economica Cgil, e Fabrizio Barca, economista. Conclusioni del seminario di Susanna Camusso. Le parole più usate la situazione  dell’economia, a partire da quella italiana, dal Mezzogiorno in particolare, al ruolo della Cassa Depositi e prestiti per arrivare alla Comunità europea ed oltre con uno sguardo  all’innovazione . Da tutti i partecipanti  e poi da  Camusso nella conclusioni, è stato posto il problema del ritorno ad un ruolo primario da parte del pubblico, degli investimenti pubblici, si è parlato di una nuova Iri.

I media ignorano levento. Cgil soggetto scomodo per renziani, editori e Confindustria

Di tutto questo c’è stato qualche cenno nelle cronache dei media  impegnate nei retroscena dei rapporti fra le forze politiche, del governo che verrà, se verrà? La risposta non ci sarebbe bisogno di darla. Per dovere di cronaca è un no secco. I giornaloni sono troppo impegnati a raccontare delle imprese oratorie del Renzi Matteo. Lo abbiamo visto sui teleschermi. Ha tentato, in quel di Arezzo, leggi Banca Etruria, di far concorrenza a Roberto Benigni. E quando non fanno pubblicità gratuita al Matteo,  c’è sempre pronto  un  Gentiloni da coccolare. In questo,  Confindustria è maestra. Gentiloni fa rima con Berlusconi. Meglio non disturbare i manovratori con intrusioni fuori campo della Cgil.

Torniamo così alla“polarizzazione”, tema di discussione fra economisti, studiosi, argomento contenuto in studi approfonditi a livello universitario, la Cgil  lo pone al centro della contrattazione, diventa argomento di discussione di dirigenti nazionali, di categorie, di delegati nei posti di lavoro. In due parole: il rischio che l’introduzione delle tecnologie, le piattaforme telematiche. producano lavoratori di serie A e di serie B è già presente. Si creano due poli, l’eccellenza per parte dei lavoratori mentre altri ne restano totalmente fuori. Abbiamo bisogno della struttura intermedia, dice Colla, della tenuta sociale ed economica, di  lavoro dignitoso.

La lotta per la libertà e i diritti della persona ci richiama Bruno Trentin

Ed ecco le filiere di cui parlano sindacalisti impegnati nei diversi settori, dai tessili, ai meccanici, agli edili, alla scuola, alla conoscenza, al Nidil, il sindacato  dei giovani, l’agro industria, i chimici, i trasporti, la sanità. Colla ricorda accordi importanti come quelli su Impresa 4.0, sistema energetico, Casa Italia, cultura e turismo. Cinque grandi filiere in cui abbiamo avuto un ruolo di discussione, di contrattazione e anche di condivisione. Landini nelle conclusioni introduce un argomento nuovo che riguarda la contrattazione che deve corrispondere non solo ai diritti dei lavoratori ma anche ai bisogni dei cittadini in particolare nel settore dei servizi. Salde le radici della Cgil, quella di Di Vittorio, si guarda al  futuro, il sindacato dei diritti, primo fra tutti la libertà del lavoratore, della persona, fondamento della lotta per affermare l’uguaglianza. Ci viene a mente Bruno Trentin, rileggendo il suo diario che aveva aperto nuove strade non solo al sindacato ma anche alla sinistra politica. Un richiamo che, in particolare oggi, vale per chi cerca di dare di nuovo un volto alla sinistra, come sta tentando di fare Liberi e Uguali, allo stato solo una lista elettorale. Il sindacato ha bisogno di ritrovare in Parlamento una forza politica che rappresenti il mondo del lavoro, che guardi ai bisogni reali, che metta in campo programmi e progetti a livello nazionale, europeo, guardando al mondo, alla pace, al lavoro, alla questione morale di cui non si parla più, ma oggi questa espressione di Berlinguer non ha perso un niente del suo valore. Ma non fa parte del vocabolario della sinistra anche di quella nascente.

Serve un massiccio programma di investimenti pubblici. Proposte per la Ue

Dal seminario della Cgil nella tavola rotonda escono indicazioni importanti. La prima riguarda la crisi.“Siamo ancora immersi nella crisi – afferma Giovanni Dosi – le politiche di austerità ancora continuano a far danni”. Affermazione condivisa da tutti gli interventi. Serve un massiccio programma di investimenti nella sanità, nel territorio, nelle politiche energetiche. Barca parla dei“focolai provocati dall’innovazione, di politiche sbagliate, del tentativo di misure compensative per tenere la gente buona”. Tradotto, mance e mancette, bonus a raffica. Dice che occorre “dare potere alla gente”, la partecipazione è essenziale non solo al momento del voto, parla di problemi delle banche, se chiedi un credito ti chiedono subito se hai un patrimonio da impegnare.

Una nuova Iri, il Mezzogiorno problema di tutto il  paese. La democrazia economica

Pone l’esigenza di dare un ruolo nuovo alle aziende pubbliche, tema ripreso da tutti gli interventi. Si parla di una nuova Iri, non un carrozzone ma un centro di iniziativa pubblica richiamato da tutti gli interventi e da Camusso. Ed ecco i problemi del Mezzogiorno. Ne parla il presidente Svimez, Adriano Giannola il quale smentisce che il Nord, il Centro Italia vadano a gonfie vele e il Sud arranchi. La crisi ha investito tutto il Paese e non ne siamo fuori. Indica gli interventi necessari che hanno valore per il Mezzogiono, il Centro, il Nord. Parla di una nuova politica che guardi ai porti come un punto di sviluppo di grande significato. Laura Pennacchi, richiama il Piano del Lavoro, presentato dalla Cgil con milioni di firme, il valore degli investimenti pubblici che non ci sono, parla di “rigenerazione urbana” dei bisogni e della qualità della vita, di riforma del capitalismo. Richiama il grande economista inglese, di recente scomparso, Antony Atkinson, lo studioso dei problemi dell’uguaglianza. Parla di“democrazia economica”, di“lavoro di cittadinanza. Reviglio porta l’ esperienza e il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbe intervenire con investimenti in modo massiccio. Parla dei rischi che comporta la svendita dei“gioielli”industriali, altrettanti rischi arrivano dal fiscal compact. Parla di migliaia di posti di lavoro che potrebbero essere persi, del controllo dell’informazione da parte di pochi grandi gruppi. Valorizza il ruolo che dovrebbe svolgere la Cassa nell’intervenire nei progetti tecnologici che creano posti di lavoro, nel welfare, nelle imprese innovative. Minenna, lo ricordiamo assessore al Bilancio del Campidoglio cacciato dalla sindaca, esperienze a livello dirigente della Unione europea, oggi docente di finanza alla London Graduate School, parla del cambio della guardia che avverrà alla Banca centrale europea. La nomina  del vicepresidente spagnolo presuppone un prossimo presidente tedesco, un“falco” al posto di Draghi. Minenna  parla del Fondo sovrano di cui è sostenitore il presidente  Junker, fondo salva stati, che  avrebbe un costo altissimo per il nostro Paese. Snocciola cifre su cifre ipotizza  un possibile Fondo sovrano sempre a livello europeo con capitale non sottoscritto. Annuncia che sta lavorando ad una sua elaborazione, un Fondo, non più a livello europeo ed enuncia alcune linee fondamentali. Quando il lavoro sarà pronto – ci promette – ve lo farò conoscere in anteprima.

Precarietà del lavoro in tutti i settori. Il problema della riduzione dellorario

Ecco, in sintesi, quello di cui i media non hanno parlato. Comprendiamo il perché. Leggiamo su Repubblica che“L’Italia spa viaggia a gonfie vele nel 2017 e cancella statisticamente parlando la crisi iniziata nel 2008 con il crac della Lehman”. Addirittura“aggancia l’ Europa”.  Poi un titoletto mignon ci annuncia che ci sono“mezzo milione di nuovi posti ma con più precari”. L’immancabile Tg3 della notte, quello di Mannoni parla di risultati“chiaro scuri”. Siamo al ridicolo e alla più assoluta vergogna per chi manovra i dati e disinforma i cittadini. I dati forniti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps sono chiari. Alla fine del 2017 il saldo complessivo è il seguente: i contratti a tempo indeterminato rispetto all’anno precedente sono diminuiti di 117 mila. Sono aumentati di 537mila quelli a tempo determinato, di 58 mila quelli di apprendistato, di 10 mila gli stagionali. I contratti di somministrazione, quelli attraverso le agenzie, crescono del 21,5% e ancora di più i contratti di lavoro a chiamata che sono passati da 199.000 (2016) a 438.000 (2017). Stante questa situazione i media nostrani potevano dare spazio al seminario della Cgil? Certo che no. Avrebbero arrecato un dispiacere a Renzi, Gentiloni, Padoan da una parte, dall’altra a Berlusconi, a Confindustria, ai padroni in generale che per quanto riguarda la contrattazione puntano solo a quella aziendale. Altro che contratti di filiera. Tanto più che dal seminario della Cgil è venuta anche un’altra notizia che riguarda la riduzione dell’orario di lavoro e l’aumento salariale conquistato in Germania dall’Ig Metal. Conquista molto apprezzata dal seminario della Cgil. Liberi e Uguali, pensiamo, anche in questa ultima fase della campagna elettorale, potrebbe prendere impegni cogenti nei confronti dei lavoratori. Corbyn con il quale Pietro Grasso si è incontrato a Londra, prossimo un nuovo incontro in Italia, ha indicato una strada importante per la sinistra europea.

Share