Bonino e i suoi cari facciano le scelte che credono. Ma senza tirare in ballo Pannella

Bonino e i suoi cari facciano le scelte che credono. Ma senza tirare in ballo Pannella

Marcello Sorgi, editorialista de “La Stampa” e attento osservatore di quanto si muove nel palcoscenico della politica italiana, l’altro giorno annota sul suo giornale: “…Bruno Tabacci… ha consentito alla Bonino e ai radicali, cioè agli autori della prima vera grande sconfitta della Dc nel referendum del divorzio del 1974, di presentarsi alle elezioni in alleanza con il Pd…”. Del merito dell’operazione si è già parlato ampiamente: discutibilissima per forma e per sostanza. Inutile ripetersi. Ma si può obiettare che Tabacci non ha consentito ai radicali un bel nulla. Semmai ha consentito a Bonino, Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi e altri loro cari di essere presenti con la lista “+Europa”. Il Partito Radicale e i suoi dirigenti non sono in alcun modo coinvolti in questa operazione, e per quanto riguarda le elezioni del 4 marzo il Partito Radicale ha espresso altro, diverso, orientamento. Per inciso, e non foss’altro per ragioni anagrafiche: Bonino, Della Vedova e Magi non sono tra gli “autori della prima vera grande sconfitta della DC nel referendum del divorzio del 1974”: semplicemente perché non c’erano; quella sconfitta la si deve a Marco Pannella, Loris Fortuna, Mauro Mellini, ovvero il cuore, il cervello e l’anima della Lega per l’Istituzione del Divorzio. Con buona pace di Eugenio Scalfari non fu il suo paludato “l’Espresso” ad animare giornalisticamente quella battaglia, verso la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. Fu un settimanale diretto da un giornalista dimenticato, Antonio Sabato: direttore di “ABC”, settimanale stampato con carta a risulta e zeppo di “donnine”, le prime che mostravano qualcosa in più del ginocchio, ma con grande parsimonia il capezzolo.

Dalla storia, alla cronaca. Bonino, negli ultimi anni tutto e di più ha fatto per distinguersi da Marco Pannella, e si è sempre mostrata molto fredda rispetto alle ultime due grandi battaglie politiche del leader radicale (diritto al diritto; diritto umano e civile alla conoscenza), in questi ultimi tempi trova opportuno utilizzare il brand radicale. Lo piega naturalmente alle sue esigenze. L’Europa, per esempio. Bonino dice di ispirare la sua azione e la su proposta politica al patrimonio e alla cultura degli Altiero Spinelli e degli Ernesto Rossi, del “Manifesto di Ventotene”, e poi De Gasperi, Adenauer, Schumann. Peccato che nel manifesto che ha lanciato una recente convention romana sia stato rimosso qualsivoglia riferimento agli Stati Uniti d’Europa. Bonino e i suoi cari vogliono “Italia più europea” e annunciano, in coerenza impeccabile con la promessa di essere “realisti” e avversari di programmi fatti di fake news un programma da paese dei balocchi. Ecco cosa si legge nel già citato manifesto: “+Europa ha deciso di presentare se stessa e le sue idee in un evento aperto a tutti, per dire proprio a tutti cosa vogliamo: +equità, +lavoro, +diritti, +sostenibilità, +sapere, +efficienza, +crescita, +unione. In una parola, +Europa”. Come si fa a non condividere questi “magnifici” otto+?

Chi non vuole equità, lavoro, diritti, sostenibilità, sapere, efficienza, crescita, Unione? Ma come conquistare questa caterva di +? Una risposta la si può cercare in una recente intervista rilasciata da Bonino al “Sole 24 Ore”: “Bloccare la spesa pubblica primaria nominale per cinque anni. Sul fisco: necessario tagliare le tasse sul lavoro, ma con coperture da Iva e, in misura minore, casa”. Semplice. Facile. No? Un momento: cosa significa bloccare la spesa pubblica primaria nominale per cinque anni? Scuola? Sanità? Ricerca? Quali sono le spese pubbliche primarie da bloccare? Magari ci si può stare, però lo si vorrebbe sapere. Insomma, dietro i discorsi “acqua e sapone”, che cosa si nasconde e si cela? E siamo sicuri che per quel che riguarda il fisco sia necessario “tagliare le tasse sul lavoro, ma assicurando coperture da IVA e in misura minore, casa”?

Senza scivolare nella dietrologia e nel “complottismo”, pare ormai di solare evidenza che certi candidati e certe liste siano funzionali a un lavorio di centri di potere reale, tecnicamente irresponsabili perché non soggetti a controllo democratico e “transnazionali”. Da questi potentati sono più o meno consapevolmente utilizzati (più consapevolmente, che meno); e prima o poi le cose appariranno chiare, nella loro dimensione. Naturalmente tutto si può fare, come effettualmente si fa. Ma, per favore, senza tirare il povero Pannella per la giacchetta, lasciatelo riposare in pace nella sua Teramo, non chiamatelo arbitrariamente in causa. Lui era la opportunità della politica. Bonino e i suoi cari sono la politica delle opportunità.

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