Berlinale, Festival Internazionale del Film. 330.000 biglietti venduti. Laura Bispuri per l’Italia. Il valore dell’attualità e l’importanza della storia in concorso

Berlinale, Festival Internazionale del Film. 330.000 biglietti venduti. Laura Bispuri per l’Italia.  Il valore dell’attualità e l’importanza della storia in concorso

Si è chiusa la prima settimana di anteprime e di incontri alla 68esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, che proseguirà ancora fino al 25 febbraio, con tanti ospiti internazionali, presentazioni dei film in concorso ed interviste. Oltre 330.000 i biglietti venduti. Il Bel Paese partecipa con un unico film, le cui rappresentanti sono le attrici Valeria Golino e Alba Rohrwacher. “Figlia mia” è il titolo, diretto da Laura Bispuri, che uscirà in Italia il 22 febbraio, in contemporanea con la partecipazione al Festival. Una storia difficile, in cui la Rohrwacher interpreta una madre fuori dagli schemi, libera e indipendente, che si accorge di tenere alla figlia di dieci anni Vittoria (interpretata da Sara Casu), cresciuta con la madre adottiva (la Golino), soltanto dopo una serie di eventi.

In concorso, numerose sono le donne alla regia che si preannunciano papabilissime concorrenti nella corsa all’Orso d’Oro: la regista rumena Adina Pintillie porta a Berlino “Touch me not” che gira attorno a tre persone e ai loro problemi sentimentali; gioca in casa la tedesca Emily Atef con “3 Days in Quiberon” in cui avviene il ritorno dopo 25 anni di Romy Schneider, l’ex imperatrice Sissi, tra racconti in bianco e nero di dolori passati per il suicidio del marito, interpretato da Alain Delon, la morte del figlioletto.

Il cartoon “Isle of Dogs” di Wes Anderson è stato il film d’apertura di questa edizione 2018, impreziosito dalla collaborazione di molte super star attese sul red carpet: Tilda Swinton, Scarlett Johannsson, Edward Norton, Bill Murray, Greta Gerwig, Jeff Goldblum, Frances McDormand, Harvey Keitel.

La Berlinale 2018 sfodera un programma ampio di oltre 400 film divisi in cinque sezioni: “Competizione ufficiale per l’Orso d’Oro e l’Orso d’Argento”, ossia titoli di recente produzione che vengono proiettati nelle sale berlinesi come Prime internazionali; “Panorama” per le produzioni indipendenti; “Forum” per le pellicole e i documentari che trattano argomenti di attualità e politica di tutto il mondo; “Generation” dedicati ai più piccoli; “La Retrospettiva” dedicata ai classici del passato.

Questa edizione ha visto un’attiva partecipazione da parte di registi provenienti da tutto il mondo che portano alla Berlinale storie di attualità, verità e trasparenza, con cenni alla storia recente. È il caso del norvegese Erik Poppe che in “Utoya 22” ricostruisce il massacro dei giovani laburisti, del 22 luglio 2011, avvenuto sull’omonima isola. Il regista russo Alexey German jr in “Dovlatov” sceglie patriotticamente di portare la storia di uno scrittore dissidente russo che finisce in prigione al tempo di Krusciov. Con il pluripremiato regista filippino Lav Diaz, Leone d’oro nel 2016, ci si sposta in America Latina, lungo il fiume Rio delle Amazzoni dove prende vita “Season Of The Devil”, un “musical-anti musical”, come definito da Diaz stesso. Trame tormentate e movimentate per registi del calibro del francese Cèdric Kahn che in “The Prayer” racconta di un ex drogato che sostituisce il metadone con la preghiera.

I fratelli americani David e Nathan Zellner hanno scelto l’attore Robert Pattinson per il ruolo di protagonista del loro ultimo film “Damsel”, che fa coppia con Mia Wasikowska nel Far West. Sulla stessa scia, “Black 47” di Lance Daly, western irlandese al tempo delle carestie ottocentesche con protagonista Hugo Weaving. Un altro protagonista della Berlinale è Joaquin Phoenix scelto da Gus Van Sant in “Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot” per il ruolo di un fumettista che finisce sulla sedia a rotelle e si dà all’alcool, affiancato dalla coppia, anche nella vita, Jonah Hill – Roney Mara.

Tra gli altri titoli, i tedeschi “In The Aisles” di Thomas Stuber e “My Brother’s Name Is Robert And He Is An Idiot” di Philip Groning; “Eldorado” di Markus Imhoof; “The Heiress” di Marcelo Martinessi che finalmente regala un po’ di visibilità al Paraguay; “Museo” di Alonso Ruizpalacios; “Transit” di Christian Petzold con la premiata Paula Beer a Venezia 2017 per “Frantz”; l’attrice Isabelle Huppert in “Eve” del regista Benoit Jacquot. Fuori concorso, le attrici Claire Foy, che da “The Crown” è ora la protagonista di “Unsane” diretto da Steven Soderbergh nei panni di una donna rinchiusa in manicomio, e Rosamund Pike che ha prestato il volto in “7 Days in Entebbe” di José Padilha, nell’interpretare uno degli ostaggi dell’attentato terroristico del 1976 ad opera dei palestinesi che dirottarono un volo israeliano in Africa.

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