Verso le elezioni del 4 marzo, un punto fermo: non votiamo chi è contro la Costituzione. Grava sul prossimo Parlamento il peso di una pessima legge elettorale. Il coordinamento per la democrazia Costituzionale pronto a ripartire

Verso le elezioni del 4 marzo, un punto fermo: non votiamo chi è contro la Costituzione. Grava sul prossimo Parlamento il peso di una pessima legge elettorale. Il coordinamento per la democrazia Costituzionale pronto a ripartire

La campagna elettorale impazza. Forse dal momento in cui Matteo Renzi, si impossessò dell’incarico di presidente del Consiglio, mandando a casa in malo modo Enrico Letta, vi ricordate il famoso “stai sereno”, il Paese ha vissuto in un clima pesante con le elezioni sempre a portata di mano. Dall’entrata in vigore del Porcellum si sono succedute tre legislature. Anche se la legislatura che verrà potrebbe essere non migliore delle precedenti, il nostro è un addio senza rimpianti. Dopo un tira e molla, preceduto e seguito da annunci ufficiosi comparsi sugli organi  di stampa si arriva all’accordo fra il Presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio. Scioglimento delle Camere e voto il 4 marzo. Un addio senza rimpianti a questa legislatura da archiviare come una delle peggiori della storia della Repubblica. Ci si sorprende della transumanza di parlamentari da una parte all’altra, se venissero votati dai cittadini e non nominati dall’alto non lo potrebbero fare tanto facilmente.

Questo parlamento avrebbe dovuto essere sciolto dopo la sentenza della Corte che ha dichiarato incostituzionale il porcellum, la legge con cui è stato eletto. Invece ha continuato la sua esistenza fino alla conclusione della scadenza (quasi) naturale, buttando al vento almeno due anni di vita per approvare le deformazioni costituzionali, volute e fatte approvare ad ogni costo dal governo Renzi, a cui va aggiunta la legge elettorale (Italicum) fatta approvare con voti di fiducia e altre forzature regolamentari ma per fortuna morta senza essere mai stata applicata come conseguenza dalla vittoria del No il 4 dicembre 2016 e per gli interventi della Corte. Il parlamento sciolto è stato nella sua maggioranza a rimorchio del governo Renzi che aveva l’unico obiettivo di deformare la Costituzione per arrivare all’elezione di uno scombiccherato Sindaco d’Italia, il sogno di Renzi da quando ha lasciato Palazzo vecchio.

Il disegno renziano di mettere le mani sulla Carta è andato per aria

Questi due anni di legislatura dedicati a mettere le mani sulla Costituzione, con metodi e contenuti inaccettabili, stravolgenti della Costituzione del 1947, si sono infranti sullo scoglio del voto dei cittadini che al 60% hanno detto No e così il disegno renziano è andato all’aria. È il governo Renzi ad avere sbagliato i conti, pensava di ottenere un plebiscito e invece ha perso clamorosamente. Purtroppo questo parlamento, sulla cui legittimità aleggiavano seri problemi di costituzionalità, non solo ha approvato norme per manomettere la Costituzione con approssimazione e faciloneria, ma da ultimo non è riuscito ad approvare neppure lo ius soli ed è difficile dolersi se per coprire la mancata approvazione dello ius soli è stato sciolto due mesi prima della scadenza naturale. Come si possa definire questa legislatura produttiva è un mistero. Noi non rimpiangeremo questo Parlamento. Purtroppo sul prossimo Parlamento grava il peso di una pessima legge elettorale, che rischia di fare eleggere due Camere che proseguiranno la serie infausta dei parlamentari nominati. Guarda caso la legge è stata approvata da questo parlamento, con ben otto voti di fiducia, senza che deputati e senatori potessero in realtà cambiare una virgola del testo deciso dai vertici dei partiti. Il torto della maggioranza dei parlamentari è di non avere avuto un sussulto di dignità respingendo l’imposizione, per di più gestita con un uso improprio del voto di fiducia posto dal governo Gentiloni che al suo insediamento aveva dichiarato che sulla legge elettorale si sarebbe rimesso al parlamento, poi ha evidentemente cambiato idea, senza spiegare neppure la ragione.

Le legge elettorale impedisce ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti. Evitare l’astensione

Dispiace dissentire dal Presidente, questa legge elettorale è pessima e per di più probabilmente si rivolterà contro chi l’ha voluta. Di fatto la legge elettorale in vigore quando voteremo il 4 marzo prossimo impedisce agli elettori di scegliere i loro rappresentanti in parlamento, con l’aggravante di un voto unico per maggioritario e proporzionale che toglie anche il minimo di libertà di voto. Va ricordato che anche il professor Onida aveva chiesto che l’elettore potesse esprimere due voti anziché uno solo. Quindi avremo un altro parlamento nominato dai capi partito e non dagli elettori, non c’è da stare allegri. Malgrado questo gravissimo limite occorre evitare l’astensione perché è una grande occasione per votare contro i responsabili di una simile legge. Come Coordinamento ricorderemo agli elettori e alle elettrici i partiti e i parlamentari che hanno approvato questa legge elettorale invitando a non votarli. Hanno forzato la mano con 8 voti di fiducia, in risposta alla loro forzatura a noi resta solo la possibilità di non votarli e questo inviteremo a fare, con nome e cognome. Chi ha voluto questa forzatura si è reso responsabile di una grave ferita democratica. La questione di fondo oggi è la frattura, l’abisso di sfiducia tra rappresentanti e rappresentati, che può diventare una vera e propria delegittimazione dell’istituto parlamentare, centrale nella nostra Costituzione, con tutte le conseguenze del caso.

Apprendisti stregoni rischiano di far fare un salto all’indietro alla nostra democrazia

Apprendisti stregoni rischiano di far fare un salto all’indietro alla democrazia del nostro paese nata dalla Resistenza e delineata nella Costituzione, aprendo la strada a nuove tentazioni revisioniste come, ad esempio, una delle diverse forme di presidenzialismo. Quando si risponde agli elettori affermando che si vorrebbe ritentare non è solo un errore politico ma è una sfida all’esito del voto: al 60% che ha votato No.

Per questo non si può soggiacere alla forzatura di governo e della maggioranza parlamentare che ha accettato o subito la fiducia, dando per scontato che ci dobbiamo tenere questa legge elettorale.

Costituzione e leggi per fortuna offrono delle possibilità democratiche che i cittadini debbono sapere utilizzare per modificare in profondità questa legge elettorale: ricorrendo alla Corte come già sta facendo il nostro gruppo di avvocati che ha già messo in croce le leggi elettorali precedenti, promuovendo a breve una legge di iniziativa popolare per ridare ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i loro rappresentanti, usando anche il nuovo spazio del regolamento del Senato che obbliga a esaminare entro tre mesi le leggi di iniziativa popolare, infine se necessario ricorrendo al referendum per abrogare le parti inaccettabili di questa legge.

Ci sono validi motivi di sfiducia verso la capacità del futuro parlamento di riformare, da solo, la legge elettorale. Troppo forte è ormai l’abitudine dei capi partito di scegliere dall’alto i parlamentari che così non rappresentano più i cittadini ma debbono solo essere fedeli a loro. Perché dai capi partito dipende la loro elezione, con i risultati che conosciamo di decadenza dei costumi e di abbassamento della qualità.

In altre parole non ci rassegniamo alle forzature, se i cittadini sono disponibili il Coordinamento per la democrazia costituzionale, erede del Comitato per il No, è pronto a ripartire e a riprendere una campagna forte e serrata che affermi i valori democratici della Costituzione e punti con determinazione a ribaltare scelte sbagliate. Tra queste scelte sbagliate a breve ci sarà un ulteriore tentativo di svuotare l’articolo 11 che recita che l’Italia ripudia la guerra. Anche volendo passare sopra agli annunci extra parlamentari della nuova missione militare in Niger resta la sostanza: questa iniziativa merita un secco No di massa, in nome della nostra Costituzione.

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