“Spelacchio” non morirà. Per l’albero di Natale più famoso del mondo è pronta una seconda vita. Due metri cubi di legno da cui si possono ricavare arredi per esterni o migliaia di matite per gli studenti. Il ruolo del Pefc Italia

“Spelacchio” non morirà. Per l’albero di Natale più famoso del mondo è pronta una seconda vita. Due metri cubi di legno da cui si possono ricavare arredi per esterni o migliaia di matite per gli studenti. Il ruolo del Pefc Italia

Che fine farà Spelacchio l’albero di Natale più famoso del mondo, attrazione dei romani  che si sono recati a Piazza Venezia a frotte, increduli per la morte prematura della pianta, dei turisti che lo hanno fotografato in lungo e in largo? Un albero, unico al mondo crediamo, cui sono stati indirizzati bigliettini affettuosi, diventato nelle festività natalizie un “cittadino” della capitale. Ora sono in tanti a volerlo, a richiederlo. C’è anche chi pensa di piazzarlo dentro un museo, albero scheletrito, triste, “vittima” della imperizia umana. Una cosa è certa. I grandi abeti di Natale, come tutti gli alberi del resto, non muoiono mai veramente.

“Una delle caratteristiche più eccezionali del legno è quella di poter avere sempre una seconda vita”,  afferma Antonio Brunori, segretario PEFC Italia, una associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Grazie a Spelacchio siamo venuti a conoscenza di una associazione che opera in campo internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile. Insomma Spelacchio fa parte di un mondo, boschi, foreste, un patrimonio che va ben al di là dell’uso natalizio. Dopo il loro utilizzo durante le festività i grandi abeti di Natale possono infatti continuare ad essere utili alle città trasformandosi in arredi per esterni, in opere d’arte, utensili o altro. Questo vale sia per gli alberi provenienti da foreste certificate PEFC, come ad esempio nel caso di Roma, Milano, Trento, Londra, Bruxelles, ma anche per tutti gli altri alberi acquistati dalle amministrazioni locali.

Spetta alle amministrazioni locali decidere la nuova vita degli alberi usati nel periodo natalizio

“Una delle caratteristiche più eccezionali del legno è quella di poter avere sempre una seconda vita”,  afferma Brunori. “A Milano ad esempio l’albero ‘Vittorio’ di Piazza Duomo si trasformerà in arredi per esterni, a Roma l’abete ‘Rigoglio’ di Piazza San Pietro diventerà giocattoli di legno. Anche un abete di 22 metri come il celeberrimo ‘Spelacchio’ di Roma potrebbe potenzialmente trasformare i suoi due metri cubi di legno in arredi o in migliaia di matite per studenti. Lo smaltimento corretto delle alberature cittadine giunte a fine vita è prima di tutto un gesto simbolico, capace di mostrare a tutta la cittadinanza il valore di un albero non solo come passeggero abbellimento nel periodo natalizio, ma anche come fonte di nuova vita (compost) o di nuovi oggetti nella lunga durata”.

“Spetta alle amministrazioni locali questo compito: noi come PEFC – prosegue Brunori – siamo pronti a supportarle, dando voce a questi ‘testimonial’ per promuovere un modello di economia circolare replicabile agli altri 12 miliardi di alberi presenti nei parchi urbani e nei boschi italiani”.

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