Scalfari “benedice” Bonino: non ha nulla a che fare con Pannella. In sostanza dice che non è radicale

Scalfari “benedice” Bonino: non ha nulla a che fare con Pannella. In sostanza dice che non è radicale

E’ sempre stata una costante, nella lunga storia del Partito Radicale, l’esistenza di due tronconi; e per anni, vivo Marco Pannella, nel partito si confrontavano e anche rudemente, due componenti. Quella “nordica” e principalmente milanese, che Pannella sbertucciava definendola “radical-democratica”; e quella cosiddetta “romana” di forte impronta pannelliana. Dissensi, contrasti, polemiche dure a non finire. Se c’è una cosa bella dei radicali è che si dice pane al pane, cretino al cretino. C’è chi, ogni volta con superiore alterigia, parla di “scissione dell’atomo”. Sono come quelli raccontati ne “Il piccolo principe”: realisti vedono nel disegno un cappello; raramente un boa che ha ingoiato un piccolo elefante. Le storie si ripetono e si rinnovano, e spesso con accenti e toni farseschi, come è noto. La farsa nel caso specifico, viene dalla consueta, domenicale “lenzuolata” di Eugenio Scalfari su “La Repubblica”. Le tante primavere alle spalle dovrebbero consigliargli prudenza nel giudizio e cautela. Macché. Più spericolato di sempre Scalfari sigla un’articolessa degna di George Orwell. Essendo lui “storia” si sente autorizzato a scrivere “storie”. Per esempio la battaglia perché venisse prima istituito il divorzio, e poi non fosse abrogata la legge. Una battaglia condotta da Pannella (e come negarlo? Ma prima o poi si tenterà di farlo); e dal “suo” “Espresso”. Loris Fortuna, Mauro Mellini, Giacomo Mancini, Umberto Terracini, Fausto Gullo, Giuseppe Branca, per fare dei nomi? E la Lega per l’Istituzione del Divorzio? E quel “volgare”, scollacciato settimanale con le donnine poco vestite, l'”ABC” di Antonio Sabato? Rimossi. Cassati. Come mai esistiti.

Scalfari, autoproclamatosi gran sacerdote e unico testimone dei tempi che vanno dai fratelli Rosselli a Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti ci spiega ora che Emma Bonino è l’erede di quel mondo. Ed è lui che officia quell’investitura. C’è un fine dichiarato e contingente in tutta questa contorta operazione: l’attuale legge elettorale, il “Rosatellum” va al più presto modificata, in prospettiva andrebbe benissimo un qualcosa di simile a quella che un tempo veniva definita “legge truffa”, che per Scalfari oggi tanto truffa non è più. E questa è una notizia: fino a ieri veniva considerata dall’ambiente scalfariano come tale. A parte questo, lo scenario disegnato da Scalfari è sostanzialmente questo: dopo le elezioni del 4 marzo Paolo Gentiloni va riconfermato come presidente del Consiglio; Matteo Renzi segretario del PD, “blindato” da una corte di “vecchi” e di “giovani”: Walter Veltroni, Romano Prodi, Enrico Letta, e vai a capire chi. Emma Bonino e la sua lista che piace alla gente che piace, “nominata” erede nientemeno che della tradizione che si snoda da Giustizia E Libertà al primo Partito Radicale, quello di Pannunzio, Ernesto Rossi (e lui, naturalmente, l’onnipresente Scalfari). Una tradizione di cui Pannella e i “pannelliani” non fanno parte: sono eccessivamente libertari. Ne fanno parte invece Bonino e i “boniniani”.

L’enunciato scalfariano fa perlomeno sorridere. Per Bonino e i “boniniani” quello del fondatore di “Repubblica” è un bacio di Giuda Iscariota: averla posta alla guida di un partito che non ha niente a che spartire con Pannella, averla accolta nel suo personalissimo e discutibilissimo Pantheon, conferma quello che Pannella diceva: Bonino e i “boniniani” sono “altro”, “cosa” diversa, per questo “accolti”. A patto che non rompano, ed educati e compìti accettino le regole del loro gioco. Al di là dell’obiettivo enunciato negli ultimi paragrafi, la lenzuolata scalfariana conferma, per quel che riguarda il ruolo di Bonino quello che in questo giornale online si dice da tempo. Tutto sommato un editoriale da conservare, a presente e futura memoria.

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