Il Rosatellum, la destra e i democristiani senza politica. La marcia degli ex. Il trasformismo regna sovrano

Il Rosatellum, la destra e i democristiani senza politica. La marcia degli ex. Il trasformismo regna sovrano

Ci siamo: a breve conosceremo la composizione delle liste e avremo chiaro il quadro delle sfide nei singoli collegi, con il Nord appannaggio della destra-centro a trazione salviniana, le ex regioni rosse in cui il PD, malgrado tutto, dovrebbe tenere e il Sud appannaggio del M5S. Un voto per censo, dunque, una sorta di “Saggio sulle classi sociali” applicato alla realtà tripolare contemporanea. Il punto è che con questa pessima legge elettorale chiamata Rosatellum, (nella foto la mente che lo ha reso possibile ndr) a forte rischio di incostituzionalità, ciò che un tempo poteva apparire assurdo diventa una stretta necessità, come ad esempio l’apparentamento fra la radicale Bonino e il cattolico Tabacci, gravato oltretutto dal non secondario aspetto della scissione interna al Centro Democratico fra il già menzionato Tabacci e il cattolico trentino Dellai, il quale ha aderito a Civica Popolare, il soggetto politico promosso dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. In pratica, il Centro Democratico, scindendosi, presenterà due liste distinte: ce n’è per tutti i gusti e per tutti i trasformismi.Non meno caotica la situazione per quanto riguarda i repubblicani, i quali dovrebbero farsi traghettare in Parlamento dall’ALA di Verdini, con comprensibili malumori fra quanti erano abituati a considerare quel soggetto come la famiglia storica di Mazzini, La Malfa e Spadolini.

E che dire di Casini, ex doroteo forlaniano, ex alleato di Berlusconi, ex terza punta del centrodestra, ex montiano e ora probabile candidato del PD nel collegio di Bologna? E della stessa Lorenzin, ex punto di riferimento di Forza Italia a Roma, ex esponente di spicco del Nuovo Centrodestra, anche lei alleata del PD che, sulla carta e nei propri proclami, dovrebbe essere un partito di centrosinistra?

Cambiando versante, non sfuggono all’appello i vari Fitto, Quagliariello e, soprattutto, Zanetti, il quale è stato un membro importante del governo Renzi (al pari di Lupi), alleato del PD dopo la parentesi montiana, già sodale di Verdini e ora rientrato nel centrodestra dando vita alla cosiddetta quarta gamba, arruolata da Berlusconi con il preciso scopo di avvicinarsi quanto più possibile al 40 per cento.

Sigle e siglette di ex dc. C’è di tutto, salvo la politica

Una marmellata indifendibile, dunque, una maionese impazzita, un insieme di sigle e siglette di matrice democristiana cui, tuttavia, manca una componente essenziale: la politica.

In questo quadro disarmante non c’è dibattito, non c’è discussione, non c’è alcuna visione omogenea del Paese, non c’è nemmeno la volontà di costruire qualcosa bensì unicamente quella di sfruttare una legge elettorale di cui abbiamo già detto e scritto ampiamente per entrare in Parlamento. Una legge-taxi, quindi, grazie alla quale la prospettiva più probabile è il consolidamento del cosiddetto Partito della Nazione che ha avuto il proprio preludio sul versante radio-televisivo, con il polo unico Raiset, per poi trasferirsi sul piano politico con il Patto del Nazareno e le degenerazioni che ne sono seguite.

Avrà, questo soggetto spurio, i numeri per governare? Rimarrà Gentiloni, sostenuto da PD, Forza Italia, l’ala maroniana della Lega e cespugli vari? E cosa accadrà nella Lega? Ci sarà una frattura fra l’anima lepenista e quella bossiana delle origini? Stando ai fatti si va oltre l’anima lepenista.

Fontana (Lega): “Vogliono eliminare la razza bianca”

Ma ciò che bolle nella Lega è ben evidenziato da una allucinante dichiarazione   rilasciata da Attilio Fontana. candidato della Lega a presidente della Regione Lombardia, presentato come “ leghista moderato”. In sintesi ha detto , riferendosi agli immigrati ha detto che “vogliono cancellare la razza bianca”. Non possiamo accoglierli tutti “vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale e etnica, perché loro- ha affermato- sono molti più di noi, perché loro sono molto più determinati di noi nell’occupare questo territorio. Di fronte a queste affermazioni dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle, perché qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma logici e razionali: non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte, decidere se la nostra etnia, razza bianca, società deve continuare ad esistere o deve essere cancellata, è una scelta. Se la maggioranza degli italiani dovesse dire noi vogliamo autoeliminarci vorrà dire che noi che non vogliamo autoeliminarci ce ne andiamo da un’altra parte”. Poi a fronte delle polemiche esplose ha cercato di rimediare:”E’ stato un lapsus, un errore espressivo, un qui pro quo: intendevo dire che dobbiamo riorganizzare un’accoglienza diversa che rispetti la nostra storia, la nostra società”. Ma ormai la frittata era fatta.

E nel PD? La poca sinistra rimasta all’interno del partito accetterà passivamente anche questa nuova probabile ondata di larghe intese o romperà gli indugi e, andandosene, darà a Renzi la possibilità di trasformare definitivamente il PD in un soggetto personale?

La sensazione è che il Rosatellum sia stato concepito apposta per questo: per scomporre le varie forze politiche, smembrandone storia, valori e prospettive, al fine di dar vita ad una melassa governista né di destra né di centro né di sinistra, tenuta insieme unicamente dall’ambizione del potere. Ciò che i nostri legislatori non hanno considerato, o forse non abbastanza, è che la rabbia dei cittadini, dei cosiddetti “forgotten men” che si sentono abbandonati e traditi da tutti, non segue logiche schematiche e razionali, meno che mai nelle urne. Pertanto, aspettiamoci più di una sorpresa il prossimo 4 marzo.

 

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