Roma verso il collasso, i rifiuti diventano elettorali. Guerra tra 5stelle e Pd. Pagano i cittadini

Roma verso il collasso, i rifiuti diventano elettorali. Guerra tra 5stelle e Pd. Pagano i cittadini

Roma è ormai alle corde e per una pura disputa elettoralistica, a farne le spese sono i cittadini. La disputa? Naturalmente è tra M5S e Pd, nuovi e vecchi amministratori di una città che ha sempre convissuto con l’incubo rifiuti, che ormai diventano rifiuti elettorali. Malgrado gli annunci dell’ultima campagna elettorale, proprio sui temi ambientali, i nuovi amministratori non riescono a dare risposte soddisfacenti e si limitano alla solita politica dell’annuncio su Facebook per cercare di coprire le proprie, evidenti, responsabilità. Certo, il passato non è colpa loro, ma i rifiuti ammassati, non arrivano dallo scorso secolo, sono stati prodotti solo poche ore fa. In attesa della parole della Sindaca Raggi, ci pensa il M5S di Roma a smarcarsi da quello che sembra essere ormai un vero e proprio assedio, questa volta però non dei media nemici, ma di interi quartieri invasi dai rifiuti, che l’Ama non riesce più a gestire nella quotidiana normalità.

Il M5S cerca di smarcarsi: “Roma ha retto alla valanga di rifiuti delle festività. 60mila cassonetti e per uno che straborda…”

Ecco la nota del M5S: “Roma ha retto alla valanga di rifiuti che ogni anno, da sempre, invade tutte le città italiane nel periodo delle festività natalizie”. Lo scrive il M5S Roma in un post sottolineando che il Pd, sul tema, “fa campagna elettorale sulla pelle dei romani”. “Roma ha oltre 60mila cassonetti per strada e per uno che straborda ce ne sono dieci puliti. Ma in TV ci va sempre quello pieno. Chissà perché”, prosegue il post. “Se oggi possiamo resistere alle tariffe stratosferiche che ci impone l’Emilia Romagna governata dal PD di Renzi è anche perché abbiamo blindato con un contratto-ponte di 18 mesi gli impianti privati di Roma mettendo in sicurezza la città”, scrive il M5S. M5S precisa inoltre che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono state raccolte 1000 tonnellate in più e che la flotta Ama à stata potenziata con 280 mezzi nuovi. Purtroppo la realtà è altra cosa. Collassato l’impianto di raccolta al Salario, in funzione il tritovagliatore di Ostia e l’Ama che si arrende: “Non ce la facciamo”. Ci è difficile, però, prendere per buono, quanto scrivono i 5 Stelle, visto che il centro Ama di via Salaria è ormai oltre il collasso (significative le immagini diffuse dal Tg3 regionale ndr), mentre, cosa da sempre smentita, prima, durante e dopo la campagna elettorale, è entrato in funzione il tritovagliatore spostato da Rocca Cencia (estrema periferia sud est della città) ad Ostia. A tutto questo c’è da aggiungere quanto scritto in una lettera dal’Ama, che ha certificato in una lettera resa nota dal quotidiano il Messaggero, lo stato dell’arte: “Non ce la facciamo…”

Quel tritovagliatore che non doveva mai arrivare ad Ostia e che ora è in funzione

Due quartieri e due problemi che i 5Stelle non hanno assolutamente risolto, anzi, se ce lo concedono, peggiorato, visto che in via Salaria le esalazioni dell’indifferenziato ‘trattenuto’ nell’impianto Ama sono alla base della rivolta delle migliaia di cittadini residenti attorno a quella che ormai è diventata una vera e propria discarica, anche se al coperto. Quanto ad Ostia, che dire, il tritovagliatore, alle ultime amministrative non doveva assolutamente arrivare. Oggi è addirittura operativo. L’impianto di trattamento dei rifiuti è al centro di polemiche e preoccupazioni dei cittadini ormai da mesi. La segnalazione della sua accensione è scatata da parte del comitato di cittadini Residenti Quartiere Saline di Ostia Antica. E la Fp Cgil conferma specificando che i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza stanno verificando che tutte le condizioni relative alla sicurezza, così come stabilito in incontri con l’azienda che si sono svolti nei giorni scorsi, siano rispettate. C’è la conferma poi della presidente del X Municipio e dell’assessore all’Ambiente, (Entrambe del M5S ndr) Giuliana Di Pillo e Alessandro Ieva. Verranno lavorate cento tonnellate al giorno di rifiuti provenienti solo dal X municipio dalle 6 alle 12 fino a che quella che è stata definita “emergenza rifiuti” sul territorio di Ostia non sarà rientrata. L’utilizzo del tritovagliatore, confermano, è “temporaneo” e “consente di intensificare la raccolta stradale dei rifiuti e conseguente velocizzazione del trattamento, evitando, nella mattinata, perdite di tempo determinate dai tempi di viaggio verso i Tmb. Si dovrebbe evitare, di fatto, di assistere allo spiacevole e indecoroso fenomeno di presenza dei rifiuti attorno ai cassonetti”.

Ma l’assessore all’Ambiente Montanari pensa alla guerra con il Pd e accusa la Regione Lazio

Alla luce di tutto questo lascia perplessi, in tutta questa vicenda, l’assoluto pressappochismo dell’amministrazione comunale e naturalmente di chi sovrintende a queste emergenze, ovvero l’assessore all’ambiente, Pinuccia Montanari, che non riesce proprio a vedere, o meglio forse le ignora, le centinaia di immagini postate dai cittadini di Roma da quartieri centrali e periferici. E’ chiaro ed evidente come l’assessora, fedelissima di Beppe Grillo, tanto da ricevere dal comico ligure l’appellativo di ‘genio’, preferisca girare la frittata e buttarla in altro campo, quello di un Pd agguerrito che cerca di giocare anche lui, con i suoi uomini e donne di punta proprio sulla vicenda rifiuti per passare all’incasso nel breve periodo che ci porta alle elezioni nazionali e regionali. Ma cosa ci racconta su Facebook la pasdaran grillina Montanari per cercare di smarcarsi ed uscire dall’angolo: “Facciamo chiarezza. Tutti sanno che dal 2013 – anno di chiusura della discarica di Malagrotta con il Pd che si dimenticò di pianificare una alternativa – il piano regionale del Lazio non è stato ancora aggiornato: di conseguenza, la Regione non riesce a trovare una alternativa per accogliere le tonnellate di indifferenziato prodotte da cittadini e imprese”.

“Al momento – prosegue Montanari – Roma raccoglie i rifiuti e prova a conferirli nelle poche strutture della Regione che, però, sono evidentemente insufficienti. Si tratta di un sistema fragile che stiamo rendendo forte e stabile con la richiesta di autorizzazioni per costruire impianti di compostaggio e di riciclo; con l’estensione della raccolta differenziata spinta a oltre 1 milione abitanti nel 2018. Quindi, ci auguriamo che l’Abruzzo dia il via libera alla richiesta di accogliere rifiuti in impianti di Trattamento Meccanico Biologico: si tratta di una richiesta presentata da Ama alla Regione Lazio lo scorso 22 ottobre ma che Zingaretti ha sbloccato soltanto dopo un mese per un ‘mancato funzionamento del sistema informatico’. Noi – a differenza di Renzi e del Pd – non facciamo campagna elettorale ma pensiamo all’interesse delle persone. C’è il sospetto che qualcuno voglia speculare – politicamente ed economicamente – sulle spalle dei cittadini e proponga tariffe fuori mercato per mettere in difficoltà le amministrazioni e gli abitanti di Roma. No agli sciacalli della politica”.

Pronta e stizzita la replica della Regione Lazio. L’assessore Buschini accusa: “Montanari non dice la verità. Piano regionale fermo perché mancano le risposte di Roma Capitale”

Fin qui la Montanari alla quale replica duramente l’assessore regionale all’Ambiente del Lazio Mauro Buschini: “Dispiace che l’Assessora Montanari preferisca polemizzare e non dire la verità sul perché l’aggiornamento del piano regionale sui rifiuti non sia stato definitivamente approvato: il Piano Regionale di gestione dei rifiuti è in via di aggiornamento, ma fermo a causa delle mancate risposte di Roma Capitale e della sua Città Metropolitana, che dovevano arrivare entro il 30 settembre 2017. La legge impone ai Comuni e alle Province di scegliere i siti di smaltimento e alla Regione di includerli in un piano regionale. Se i Comuni e le Province non scelgono, la Regione non può pianificare. Sarebbe, se lo facesse, un abuso e un arbitrio. Questo dice la legge, ma per l’Assessora Montanari, evidentemente, le leggi non valgono. Insistere sul fatto che la Regione Lazio deve dire a Roma Capitale dove deve smaltire i suoi rifiuti è come invocare un comportamento contra legem. Piuttosto, Roma Capitale rispetti la legge: risponda alla sollecitazione della Città Metropolitana del luglio 2017 dicendo dove vuole realizzare gli impianti di smaltimento dei sui rifiuti residui così permettendo alla Città Metropolitana di rispondere alla Regione la quale, finalmente, potrà adottare un nuovo piano. Lo dimostra la nota della città metropolitana di Roma del 18/12/2017, la quale ammette di non aver risposto alle sollecitazioni della Regione per avere gli atti necessari ad andare avanti con il piano. Cercare di mischiare le carte, magari per cercare di dare la rappresentazione di uno scaricabarile non aiuta a svuotare i cassonetti. È un modo sconsiderato di agire, di usare le leggi e di negare la verità. Con le bugie e l’arroganza non si va da nessuna parte. Ma andiamo per ordine: l’accordo con la Regione Abruzzo il Lazio lo ha siglato il 16 ottobre 2014, valido per un anno. Poi rinnovato annualmente il 16 ottobre 2015 e pure nel 2016 e 2017. Da più di tre anni Roma Capitale chiede alla Regione Lazio di accordarsi con l’Abruzzo per conferire rifiuti romani in quella, generosa e solidale Regione ed il Lazio ha sempre siglato gli accordi necessari. Il 22 ottobre scorso Roma Capitale ha chiesto alla Regione Lazio di concordare con l’Abruzzo maggiori quantità di rifiuti romani da portare in quella regione. Richiesta da noi inoltrata e in attesa di risposta. Falso e insopportabile essere, ora, accusati di inerzia quando, proprio grazie alla nostra azione mediatrice, Roma Capitale ha esportato in Abruzzo, in tre anni, oltre 100.000 ton di rifiuti romani. In ogni incontro che ho convocato, – conclude Buschini – Roma Capitale ha sempre negato l’esigenza di una discarica, l’esigenza di impianti, per non fare scelte. E la si smetta di dire che si stanno progettando impianti di compostaggio, che indubbiamente servono per il rifiuto differenziato, ma oggi Roma ha esigenza di trattare rifiuto indifferenziato e l’assessore Montanari non può pretendere con arroganza di usare quelli degli altri, accusando di inerzia tutti coloro che cercano di darle una mano. In ultimo bene chiarire che i costi dell’Emilia Romagna li conosceva da tempo, non sono stati la sorpresa delle ultime ore. Il mio non è uno scaricabarile, ma un chiarimento davanti ad un inaccettabile comportamento verso la città e le istituzioni. Termino augurandomi che da parte del Comune di Roma si chiuda questa triste la stagione dell’attacco a mezzo stampa e poi della successiva telefonata di ringraziamento per la collaborazione offerta”.

L’ironia di un consigliere dem: “Qualcuno si è impossessato del profilo Facebook dell’assessore Montanari”

Ironico e caustico con l’assessore, il Consigliere capitolino del Pd Palombo: “Da quel che leggo sul profilo facebook dell’assessore Montanari appare evidente che qualcuno si sia impossessato del suo profilo e abbia scritto una serie di assurdità. Non posso credere infatti che l’assessore attribuisca la responsabilità dell’emergenza rifiuti che Roma sta vivendo alla Regione Lazio quando invece la colpa è tutta dell’amministrazione comunale. Non posso credere che l’assessore faccia finta di non sapere che finchè la Raggi non indicherà i siti dove realizzare gli impianti la Regione non potrà autorizzare nulla. Non posso credere inoltre che la Montanari si lamenti delle strutture delle altre province quando Roma non è autosufficiente. Ma la frase che più mi fa pensare ad una manomissione del suo profilo è quella che chiude il post: ‘No agli sciacalli della politica’. Che esponente dei cinque stelle accusi altri di fare quello di cui loro da anni sono maestri non è credibile . Per questo esprimo tutta la mia solidarietà all’assessore Montanari sicuro che presto con un nuovo post ci tranquillizzerà e chiarirà che si è trattato solamente di un furto d’identità”.

Il ministro Galletti: “Promosso il tavolo tecnico Regione-Comune, ma se si dà un colore politico ai rifiuti si rischia grosso”

Ma quanto a partecipazione alla vicenda non possiamo che riportare la nota del ministro dell’Ambiente Galletti: “Roma non può permettersi un’emergenza rifiuti come quella che si sta prefigurando ancora una volta. Se da una parte vedo tanta solidarietà istituzionale da alcune Regioni, penso innanzitutto all’Emilia Romagna come anche all’Abruzzo, dall’altra devo segnalare logiche che nulla hanno a che vedere con la gravità e l’urgenza del problema. Il Ministero ha promosso in questi mesi un tavolo tecnico con Regione e Comune per affrontare i nodi strutturali che compromettono la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti: da lì è emerso ciò che è chiaro a tutti, ovvero la cronica carenza impiantistica che determina una situazione particolarmente delicata nella Capitale. La mia disponibilità a cercare una soluzione non è mai mancata: ma se il ragionamento di partenza è dare un colore politico ai rifiuti si rischia grosso”.

Di Cola (Fp Cgil): “Roma regge a stento. Senza impianti Capitale in emergenza”

“Stupisce lo slogan della sindaca Virginia Raggi, secondo cui Roma avrebbe retto. Stupisce perché a guardare lo stato degli impianti, girando per le officine e conoscendo l’azienda si direbbe che siamo sempre nella stessa situazione: la Capitale è costantemente a un passo dall’emergenza e si è abituata a un ciclo dei rifiuti inefficiente. Roma regge a stento e solo perché conserva nella pancia degli impianti Ama un’enorme quantità di rifiuti, mandando oltre il 25% a smaltire fuori dal proprio territorio. L’opzione emiliana sarebbe servita a svuotare nell’immediato i Tmb sovraccarichi e a garantire una via d’uscita in caso di crisi come quella vissuta in questi giorni”. Così in una una nota Natale Di Cola, segretario generale della Fp Cgil Roma e Lazio, “interviene in merito all’emergenza rifiuti della Capitale e denuncia la critica situazione in cui sono ripiombati i Tmb di Ama (vedi video: https://youtu.be/KvVZpMjETFg)”.

“Due anelli della catena che si tengono a stento in piedi – aggiunge Di Cola – Il primo è quello degli impianti, malconci e inadeguati, che non garantiscono autonomia. Il secondo sono le officine e i mezzi, con oltre il 50% delle macchine inutilizzabili e spesso inadeguate alla raccolta. Questa Giunta però, avendo abbandonato per ideologia una prospettiva industriale senza predisporre un piano per la differenziata all’altezza della sfida, rischia di condannare la città a una costante emergenza. Servono impianti per rendere la città autonoma – conclude il segretario della Fp Cgil Roma e Lazio – e dare ai romani un’azienda efficiente”.

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