Il tira e molla Pd-Bonino non è una cosa seria

Il tira e molla Pd-Bonino non è una cosa seria

Accadono cose curiose, che qualcuno si dovrebbe dar pena di spiegare; ma è possibile che si sia noi limitati, incapaci di vedere, comprendere, capire. Prendiamo tre giornali tra loro diversi per linea politica e culturale, e che fanno riferimento a tre diversi “umori”, e si rivolgono a lettori di opinioni diverse se non opposte: “La Repubblica”, “Il Giornale”, “Il Fatto quotidiano”; il primo che non nasconde le sue simpatie per il centro-sinistra e quanto meno considera il PD renziano il male più accettabile; il secondo dichiaratamente di centro-destra; l’ultimo che occhieggia il Movimento 5 Stelle, anche se ultimamente il suo direttore Marco Travaglio bacchetta sulle dita la creatura di Beppe Grillo: sgridare per redimere, si potrebbe dire.

Ciò che i quotidiani non scrivono: da anni i radicali non partecipano alle elezioni

Il giornale di Mario Calabresi e Tommaso Cerno da giorni informa e segue con molto ossequio sussurri, grida, sospiri della telenovela che oppone da una parte Matteo Renzi e i suoi fedeli, dall’altra la costituenda listarella capeggiata da Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi. Listarella che rappresenta solo i suoi animatori e proponenti, e non come un po’ tutti si ostinano a definire “radicale”. Il Partito Radicale, infatti, da anni non partecipa più in quanto tale, a campagne elettorali, e per il 4 marzo i suoi dirigenti sembrano orientati a promuovere l’astensione. Posizione che può piacere o meno, essere condivisa o no, ma questa è. Dunque arbitrario definire la listarella di Bonino come emanazione del Partito Radicale. Per inciso, Bonino da anni era in rotta di collisione con Marco Pannella, e vede i suoi più fedeli collaboratori come fumo negli occhi. Della Vedova è un Fregoli della politica: parte radicale, diventa berlusconiano, approda a lidi finiani, passa con Mario Monti, infine attracca a governi a guida PD (e forse abbiamo perso qualche passaggio intermedio). In quanto a Riccardo Magi è segretario dell’associazione Radicali Italiani, ma non è iscritto al Partito. Arbitraria, dunque, l’identificazione che si fa di quella listarella con il Partito Radicale.

Non è solo un “abbaglio” (chiamiamolo così 😉) di “Repubblica”. Anche il “Giornale” e “Il Fatto” con diverse sfumature, si comportano in modo analogo. Ma lo stesso discorso vale per “Il Corriere della Sera” e pressoché tutti gli altri giornali. Ci informano con dovizia di particolari di una trattativa che è un estenuante tira-e-molla. La nuova legge elettorale è un qualcosa che definire “pasticcio” è un eufemismo, e tutti sanno che necessariamente avrà breve vita, posticcia com’è. Ebbene questa legge obiettivamente penalizza tutte le formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento e vi vogliono accedere. Ma così è stata concepita e approvata. Che Bonino ne sia insoddisfatta è nel suo pieno diritto; ma le leggi si fanno in Parlamento; pretendere che fatta la legge poi ci siano interpretazioni e circolari ministeriali che derogano e modificano, rivela una curiosa vocazione e concezione di rispetto delle funzioni istituzionali.

È tuttavia logico che ognuno porti acqua al suo mulino. Così ecco che Bonino, Della Vedova e Magi strepitano, invocano, si appellano; e dal momento che il loro “fare”, proporre e concepire non ha lo spessore di un Pannella, ecco che restano con un pugno di mosche. Al massimo potranno rimediare qualche collegio sicuro nelle liste del PD (ammesso che il PD abbia seggi sicuri da regalare ad “estranei”).

Sconcertano gli affanni che agitano il pd

Quello che sconcerta sono gli “affanni” che in queste ore agitano il Partito Democratico. D’accordo: il progetto renziano era quello di capeggiare una vasta coalizione che comprendesse un po’ tutti: cattolici adulti, socialisti, verdi ambientalisti, radicali, un po’ di sinistra, un po’ di destra, un po’ di centro, un po’ di tutto. Un minestrone, insomma. Peccato che nel concreto le cose vadano ben diversamente: Giuliano Pisapia ha gettato la spugna; Romano Prodi osserva da lontano, sornione; crescenti fette di “popolo” piddino si rivolgono altrove; resta la pattuglia dei post-alfaniani, e poco altro. A questo punto Bonino, Della Vedova e Magi sono preziosi per l’operazione di imbellettamento che Renzi vuole porre in essere. Bonino lo sa e tira la corda per incassare il massimo. Tutto si gioca sul filo del rasoio. Perché a forza di rilanciare, qualcuno potrebbe infine dire “vedo”; e scoprire il bluff.

Quanto può sperare di “incassare” il PD da un’alleanza con Bonino? Sui giornali si accredita un 2-3 per cento di elettorato. Bottino cospicuo, fosse vero. Ma è vero? Da tempo si cerca di capire chi accredita e diffonde questa percentuale di previsto consenso. Giorni fa ne ha parlato Della Vedova, senza però specificare chi ha condotto e come il sondaggio; quelli che abbiamo trovato noi parlano di un consenso che oscilla te l’1 e l’1,5 per cento. Non è, dunque, una Parigi che valga la messa. Da dove viene fuori questa specie di fake news? Se si capisce l’interesse di chi ha messo in circolo questo presunto sondaggio, meno si comprende l’interesse di chi lo accredita e lo mette in circolo. Ma forse, come spesso capita, è solo pigrizia. Non solo nel West se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.

Il PD attraversa un evidente stato politicamente confuso. Ma come può per bocca di un Piero Fassino, o di un Maurizio Martina, proporre che il suo partito raccolga per conto di un’altra organizzazione, le firme? Fassino e Martina sono politici navigati e di esperienza: non si rendono conto del ridicolo della proposta fatta? Come dicono in Veneto: xe peso el tacon del buso: peggio la toppa del buco. Tutto questo agitarsi, assicura Bonino, non è finalizzato all’acquisizione di posti: “Noi diciamo loro che non possiamo scrivere sui nostri moduli se e dove si candideranno Renzi, Martina, Orfini, Franceschini, Minniti, Fassino, Rosato, Zanda, Nencini, Lorenzin. E loro, anziché risponderci, ci accusano di fare manfrina per le nostre eventuali candidature. Si va di male in peggio”. Ma perché, se il PD oggi, ora, in questo preciso momento, fornisse la lista dei suoi candidati, tutti i problemi relativi a conoscenza, informazione, agibilità, democrazia formale e sostanziale, sarebbero risolti? Se il PD “va di male in peggio”, certi aspiranti alleati e interlocutori dimostrano che al peggio non c’è mai fine.

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