Embraco, multinazionale brasiliana, gruppo Whirlpool, chiude lo stabilimento torinese e licenzia 497 lavoratori. Fiom e Uilm: decisione inaccettabile. La Regione esprime “sconcerto” per la decisione. La solidarietà della Chiesa

Embraco, multinazionale brasiliana, gruppo Whirlpool, chiude lo stabilimento torinese e licenzia 497 lavoratori. Fiom e Uilm: decisione inaccettabile. La Regione esprime “sconcerto” per la decisione. La solidarietà della Chiesa

Continua lo stillicidio di licenziamenti da parte di aziende che fanno capo a multinazionali. L’Italia sta diventando sempre più territorio di razzia da parte di grandi gruppi che, quando non licenziano, riducono comunque gli organici, violano i contratti di lavoro a loro piacimento incontrando, solo e soltanto, la resistenza dei sindacati che promuovono iniziative di lotta, manifestazioni, presidi. Nel silenzio del ministero per lo sviluppo economico, Calenda impegnato ormai da tempo in campagna elettorale e in una sua personale disputa contro Regione Puglia e Comune di Taranto che, a dire il vero, ci mettono anche del proprio. Proprio mentre si riapriva uno spiraglio per l’Ilva arrivava una nuova mazzata sui lavoratori questa volta protagonista la Embraco, una multinazionale di proprietà brasiliana, facente capo al gruppo Whirlpool, che nello stabilimento torinese produce motori per frigoriferi: l’azienda ha comunicato di “voler fare a meno di 497 addetti su circa 537 dipendenti”, di fatto licenziamenti e chiusura. Da ottobre i lavoratori e i sindacati avevano lanciato l’allarme per una situazione che non lasciava ben sperare. Il possibile avvio di una procedura di licenziamento era nell’aria. Ma si sperava che non si arrivasse, di fatto, alla chiusura della fabbrica di Riva nei pressi di Chieri. Nel 2017 erano stati evitati i licenziamenti grazie ad un contratto di solidarietà. I volumi di produzione assegnati per quest’anno non consentono l’avvio di attivare l’ammortizzatore sociale. La Embraco se la cava con una nota in cui afferma di voler “procedere alla cessazione della produzione nello stabilimento di Riva presso Chieri, mantenendo comunque una presenza in Italia”. Dopo aver valutato “diversi scenari alternativi” afferma l’azienda, “nessuno di questi ha rappresentato una soluzione appropriata per continuare la produzione nello stabilimento”. Non si capisce come l’azienda intenda mantenere la “presenza in Italia di cui parla nella nota dal momento che intende cessare la produzione. Neppure una parola su come intende utilizzare i 40 dipendenti che non verrebbero licenziati. La Embraco continua sulla linea intransigente mirata a dismettere l’attività produttiva a Riva di Chieri e lo dimostra nei fatti con l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori. Adesso ci sono i canonici 75 giorni di trattativa- afferma Dario Basso, segretario della Uilm di Torino- in cui dovremo adoperarci per fare in modo che l’azienda cambi questa decisione. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà anche un passaggio al Mise, il ministero per lo sviluppo economico, per valutare strade alternative ai licenziamenti”.

Per Federico Bellono, segretario della Fiom di Torino, “lo scenario che ci viene presentato è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva. La totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco è inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori. Che comunque non potranno che essere ancora più determinati in tutte le iniziative possibili a difesa della loro fabbrica, tanto più che ci giunge notizia che già in queste ore la direzione aziendale sta svuotando gli uffici”. Interviene anche la Regione, con l’assessora al Lavoro, Gianna Pentenero, che esprime “enorme sconcerto per l’annuncio di Embraco”, una decisione “inaccettabile, così come inaccettabile è il modo in cui è stata condotta l’intera trattativa, lasciando per mesi i dipendenti e le loro famiglie nella totale incertezza, senza interloquire in modo positivo con le istituzioni.La Regione continuerà a restare al fianco dei lavoratori e del territorio e ad attivarsi affinché, anche attraverso l’imminente convocazione del tavolo ministeriale, sia individuata una soluzione volta a scongiurare i licenziamenti”. Ieri era intervenuto anche l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, che aveva espresso ai lavoratori la solidarietà della Chiesa e promesso di interessare anche Papa Francesco della loro vicenda.

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