Canone Rai. Repubblica spara in prima pagina il progetto dem di abolizione. Per Fratoianni, è confusione o malafede elettorale. Slc Cgil parla di finestra sulla privatizzazione. Calenda attacca, Orfini e Renzi replicano

Canone Rai. Repubblica spara in prima pagina il progetto dem di abolizione. Per Fratoianni, è confusione o malafede elettorale. Slc Cgil parla di finestra sulla privatizzazione. Calenda attacca, Orfini e Renzi replicano

Ha ragione il leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: l’indiscrezione veicolata ad arte sul quotidiano La Repubblica (poteva essere altro?) di venerdì 5 gennaio sulla proposta programmatica del Partito democratico di cancellare il canonte televisivo è il segno di una confusione politica e di un azzardo. Scrive infatti Fratoianni: “Prima Renzi e il Pd inseriscono il canone Rai nella bolletta elettrica. Poi a pochi mesi dalle elezioni fanno intravedere la possibilità di togliere una tassa. O sono in confusione totale da quelle parti o peggio usano metodi degni dei migliori illusionisti… illudendosi così di poter ricavare qualche manciata di voti in più”. Sulla stessa linea, il Sindacato delle comunicazioni della Cgil, che però solleva un sospetto, che dietro questa “bolla” portata dalla Befana possa in realtà esserci un trucco, ovvero un avvio di qualche forma di privatizzazione della Rai.

La nota della Slc Cgil: abolizione del canone Rai può essere avvio miope privatizzazione

Scrive in una nota la Slc Cgil che “l’avvio della campagna elettorale ci regala la prima chicca: abolire il canone Rai. L’idea dell’abolizione del canone Rai corrisponde ad una antica logica di stampo liberista che consegna la produzione televisiva esclusivamente alle logiche del mercato pubblicitario”. Pertanto, prosegue il sindacato, “da qui alla privatizzazione della Rai la strada è segnata. La Rai è la piu’ grande azienda di produzione culturale del Paese e deve rimanere servizio pubblico. Sarebbe invece segno distintivo di una politica alta sottrarre la Rai a trite pratiche spartitorie e sarebbe molto utile che la politica si interrogasse sullo sviluppo del sistema dell’informazione e della comunicazione a fronte delle nuove piattaforme tecnologiche e delle opportunità offerte dalle reti di telecomunicazioni di nuova generazione – termina Slc Cgil -. E’ ora di strutturare l’impianto di riforma organica del sistema di comunicazione di cui il Paese ha estremo bisogno, e che comprende le nuove piattaforme tecnologiche, la televisione generalista, la carta stampata ed il mercato pubblicitario”.

Come e perché è nata la “bolla” mediatica dell’abolizione del canone e le reazioni successive

A scatenare la polemica è l’indiscrezione che vorrebbe il leader dem intenzionato a eliminare il canone Rai sostituendolo con un finanziamento pubblico. “Spero che non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale – twitta Calenda, ministro dello Sviluppo economico, competente sulla materia – I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro”. Poi l’affondo: “Non capisco perché, dopo aver fatto tante cose serie e buone per la crescita, gli investimenti e l’occupazione, vedi dati Istat di oggi si debba ricadere sulla linea delle promesse stravaganti a tutti su tutto. È un peccato”. Calenda ingaggia poi una lunga discussione su twitter con Matteo Orfini, presidente dem. Secondo il numero uno del Mise questa “inversione a U” danneggia “la credibilità dei governi e del Pd”. Per il presidente del Partito Democratico, invece, “la fiscalizzazione del canone Rai è una nostra proposta storica. E rafforza la Rai. Mentre di privatizzazioni che hanno distrutto (o quasi) aziende strategiche del paese ne abbiamo già viste troppe”. Un botta e risposta sul quale interviene poi lo stesso Renzi. “canone Rai. Prima del nostro governo aumentava ogni anno. Nel 2014 era a 113 euro. Adesso è a 90 euro. Pagare meno, pagare tutti. Si può garantire servizio pubblico abbassando i costi per i cittadini: abbiamo iniziato a farlo, continueremo. Non facciamo proclami, noi parliamo coi fatti”, cinguetta il segretario Pd. Una discussione sulla quale si avventano le opposizioni. Per il deputato M5S e presidente della commissione di vigilanza Rai, Roberto Fico. “Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni”. Più sarcastico il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, che liquida la questione con un “ormai se ne sparano tante”. Sul tema interviene anche il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli: “Non posso commentare una proposta basata su una indiscrezione – dichiara – mi meraviglia anche la fretta con cui si dà tutto per certo ed il tono di alcune reazioni. Quello che so è che il governo Renzi con la riforma del canone in bolletta ha recuperato l’evasione ed abbassato il costo per i cittadini onesti che lo pagavano. Dando certezze ai conti pubblici e alla Rai e ponendo le basi per aiutare tutto il settore dell’informazione”, aggiunge. Quanto alla privatizzazione, per la quale Calenda è favorevole, Giacomelli dice di trovare “contraddittorio da un lato preoccuparsi di difendere l’italianità di infrastrutture strategiche e dall’altro teorizzare la privatizzazione di una realtà come Rai che finirebbe, facile previsione, in mani non italiane”.

Il valore economico e strategico del canone televisivo

Ma quanto vale il canone? Stando agli ultimi dati diffusi dal ministero dell’Economia, nel 2017, il gettito è stato di 1.610 milioni, con un incremento dell’8.6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante la riduzione dell’importo da 100 a 90 euro, “a conferma – ha sottolineato via XX Settembre – degli effetti positivi delle modalità di pagamento attraverso la bolletta elettrica”. Quello che è certo è che, in base alla foto più recente scattata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in un mercato asfittico è stata proprio la tv a mostrare nel 2016 i più evidenti segni di ripresa, con le risorse tornate ad attestarsi sopra gli 8 miliardi di euro. Di questa torta, la fetta più consistente è ancora rappresentata dalla pubblicità (oltre il 40%, pari a circa 3,5 miliardi), seguita dalle offerte pay (36%), in calo di quasi due punti in favore dei fondi pubblici, in primis del canone Rai (23% del totale). Alla riscossione del canone sono legati i diversi tetti di affollamento pubblicitario tra il servizio pubblico, soggetto a limiti più stringenti, e le tv commerciali. La Rai è vincolata all’affollamento orario (il 12%, circa 7 minuti) e a quello settimanale (il 4%, pari a 58 minuti al giorno per rete). Le emittenti private sono invece vincolate all’affollamento orario (la pubblicità non può superare il 18% dell’ora, circa 11 minuti) e a quello giornaliero (il 15%, pari a 216 minuti al giorno per rete).

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