Banche popolari. De Benedetti disse al suo broker di aver saputo da Renzi del decreto, approvato 5 giorni dopo. Ne ricavò una plusvalenza di 600mila euro. Per Loredana De Petris, “è una delle cose più gravi mai verificatesi”

Banche popolari. De Benedetti disse al suo broker di aver saputo da Renzi del decreto, approvato 5 giorni dopo. Ne ricavò una plusvalenza di 600mila euro. Per Loredana De Petris, “è una delle cose più gravi mai verificatesi”

La telefonata tra Carlo De Benedetti e il suo broker Gianluca Bolengo per invitarlo a comprare azioni di banche popolari, rimasta finora segreta e pubblicata oggi da alcuni giornali è stata registrata così come previsto dalla normativa sulle intermediazioni finanziarie ed è allegata al fascicolo che la Procura di Roma ha trasmesso alla Commissione parlamentare banche. Su segnalazione della Consob e del suo presidente Giuseppe Vegas, che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli, la Procura di Roma tre anni fa ha aperto un’indagine sull’ipotesi di insider trading. Sulla vicenda la procura di Roma aprì un’indagine, nell’ambito della quale vennero sentiti nel 2015 Renzi e De Benedetti, che si concluse con una richiesta di archiviazione sulla quale il gip non ha ancora espresso una decisione. Ora però la valutazione della telefonata dovrà essere esaminata dai componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche che devono scrivere la relazione sugli accertamenti compiuti negli ultimi mesi sulla gestione della crisi delle banche popolari che ha causato perdite per milioni di euro e ha coinvolto migliaia di risparmiatori.

Lo stralcio della telefonata tra De Benedetti e il suo broker che inguaia Matteo Renzi

De Benedetti: Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.

Bolengo: Sì, ehm… però adesso stanno andando avanti… comunque non è…

DB: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi… una o due settimane.

B: Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio, città di 30 mila abitanti.

DB: Quindi volevo capire una cosa… (incomprensibile) salgono le popolari?

B: Sì, su questo se passa un decreto fatto bene salgono.

DB: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.

B: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle popolari. Se vuole glielo faccio studiare uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.

DB: Togliendo la Popolare di Vicenza.

B: Sì.

L’autodifesa di Renzi

Intervistato dal vice direttore di Repubblica Massimo Giannini nel corso della puntata del 10 gennaio di “Circo Massimo” su Radio Capital, Matteo Renzi ha cercato di difendersi sostenendo che della telefonata di De Benedetti, della Procura di Roma sulle banche “dovete chiedere a De Benedetti. Io l’ho sempre detto, c’era persino una agenzia, che quella riforma sarebbe stata fatta”. Tuttavia, i tempi non coincidono. La telefonata è del 16 gennaio del 2015, e dunque De Benedetti e Renzi parlarono il giorno precedente, come l’imprenditore afferma, mentre il decreto venne approvato il 20 gennaio, ben cinque giorni dopo. C’è differenza tra l’annuncio di un decreto e la sua approvazione materiale in Consiglio dei ministri. E in ogni caso, Carlo De Benedetti ebbe modo e tempo di ricavarne una forte plusvalenza. Il Fattoquotidiano scrive: “I titoli vengono rastrellati per conto della Romed, la cassaforte finanziaria dell’ingegnere (che all’epoca la presiedeva) che incasserà, con quest’operazione, una plusvalenza di 600mila euro. La Finanza acquisisce le registrazioni delle chiamate che gli intermediari finanziari sono obbligati a conservare per legge. E così si imbatte nello scambio”. In ogni caso, dunque, la plusvalenza ci fu e anche cospicua.

Loredana De Petris, LeU: “una delle cose più gravi ma verificatesi”

“La ‘soffiata’ dell’ex presidente del consiglio Renzi, che nel 2015 ha permesso a Carlo DeBenedetti di realizzare 600.000 euro di plusvalenze grazie alla notizia dell’imminente decreto sulle banche popolari, è una delle cose più gravi che si siano mai verificate”, scrive Loredana De Petris, senatrice di Liberi e Uguali, in una nota. “Per anni a palazzo Chigi il senso dello Stato e delle istituzioni è stato sostituito dai rapporti amicali “, prosegue, “e dalla logica dei favori reciproci: forse mai in precedenza una presidenza del consiglio era arrivata così in basso”. Loredana aggiunge che “l’autodifesa di Renzi, secondo cui ‘tutti’ erano al corrente dell’imminente decreto è semplicemente ridicola. L’intercettazione agli atti della commissione banche dimostra infatti al di là di ogni dubbio che quell’informazione fu passata a De Benedetti direttamente da Renzi ed è assurdo che la procura di Roma abbia evitato di procedere di fronte a un caso così lampante di insider trading”, conclude De Petris.

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