Sinistra: Anna Falcone replica alle obiezioni critiche di Altra Europa sul documento unitario. Nel Pd si apre la guerra contro Renzi in vista della direzione. Berlusconi prepara già la coalizione e le strategie elettorali

Sinistra: Anna Falcone replica alle obiezioni critiche di Altra Europa sul documento unitario. Nel Pd si apre la guerra contro Renzi in vista della direzione. Berlusconi prepara già la coalizione e le strategie elettorali

Il dibattito a sinistra, stimolato dalla presentazione del documento unitario siglato da Mdp, Sinistra Italiana, Possibile e dal movimento di Anna Falcone e Tomaso Montanari, accusa le prime obiezioni critiche. In una lunga lettera indirizzata ai promotori di Alleanza popolare, L’Altra Europa sottolinea alcune sbavature di metodo e di merito in relazione proprio al documento, che dovrebbe essere presentato all’assemblea del 18 novembre del movimento. A chi critica le scelte, replica la stessa Anna Falcone in una lunga nota: “Andiamo avanti, con la coerenza e il coraggio di chi non è mai sceso a compromessi”. Invita le forze coinvolte nel processo a “non drammatizzare le sbavature di un percorso formale” e “a contribuire a scrivere un programma” comune. L’esponente della “Alleanza Popolare” sottolinea che nel documento unitario ci sono i “punti sostanziali” di quell’appello. “I fini ‘alti’ del nostro appello, l’apertura a tutti della dichiarazione di intenti” sono e restano “i punti per noi irrinunciabili”. Contemporaneamente, sia chiaro, lo spazio politico ‘del Brancaccio’ non esaurisce certo il suo percorso con la partecipazione ad una lista unitaria”. “Abbiamo davanti a noi una battaglia che è più importante delle identità, o velleità, dei singoli”, ribadisce. “Continuiamo a lavorare per il progetto della lista unica che abbiamo presentato nel nostro appello”. E chiunque “sostenga altro o denunci presunti inciuci e tradimenti”, aveva “un progetto diverso dal nostro fin dall’inizio e l’unità non l’ha mai voluta costruire. Forse, ed ora ha una paura dannata che stavolta il progetto riesca. Peggio, che possa nascere, finalmente qualcosa di serio e partecipato a Sinistra”. Il testo preliminare, sottolinea, “non è la sostituzione del nostro programma con un accordo deciso dall’alto, ma una base condivisa per stabilire il perimetro su cui costruire l’alleanza. Ora chiediamo a tutte le forze che pensano che non sia il caso di lasciare il prossimo Parlamento alle destre di non drammatizzare le sbavature di un percorso formale, ma di voler contribuire a scrivere un programma davvero capace di invertire la rotta, e di partecipare alla assemblea sovrana che si delinea all’orizzonte di questo percorso”.

Aria di rissa in Direzione Pd, sul tema delle alleanze possibili e delle leggi da approvare

La minoranza del Pd si è messa a lavoro in vista della Direzione di lunedì per provare a ottenere da Matteo Renzi una correzione di rotta che possa riaprire il dialogo con le forze di sinistra. Ma intanto Romano Prodi, in questi giorni chiamato in causa da molti di loro, si chiama fuori dalla partita del centrosinistra. “E’ una tragedia” ha confidato a Repubblica, parole forti per dire che guarda con preoccupazione al quadro che si sta componendo, un quadro in cui le forze di centrosinistra non solo si dividono ma lavorano una contro l’altra. Arturo Parisi, fondatore dell’Ulivo e grande amico di Prodi, oggi a Montecitorio ricorda le difficoltà incontrate in tutti i partiti fondatori dell’Ulivo ad andare oltre le proprie storie per dar vita a qualcosa di nuovo e più grande. A chi gli chiede delle chance di un nuovo centrosinistra dice: “con il Rosatellum non ci sarà un vincitore” e quindi anche le coalizioni potrebbero non servire a nulla. Sia l’area Orlando che quella di Emiliano stanno preparando un documento per la Direzione in cui chiedono al partito di fare delle aperture alle richieste di Mdp e altre forze di centrosinistra, come Campo progressista, già dalla legge di bilancio e poi magari anche sullo ius soli. Segnali che potrebbero servire a rompere il gelo tra gli interlocutori ma con la consapevolezza che la partita è tutta in salita con il segretario. “Di certo stavolta non ci accontentiamo di un voto sulla relazione di Renzi”, spiegano dall’Area Orlando. Nessuna scissione per carità ma Orlando oggi ha detto chiaramente che vuole sapere da Renzi “quali sono gli atti concreti” che intende fare per la coalizione di centrosinistra, “si è detto leadership non si tocca, ok lavoriamo sul programma: a Napoli abbiamo votato un documento che non si sa che fine abbia fatto. Ci deve essere un’iniziativa concreta”. Il ragionamento però è più ampio, la minoranza ormai si chiede quale sia il destino del Pd: “il tema è se il Pd resta una forza a vocazione maggioritaria o un soggetto che di volta in volta si allea con questo o con quello, ma così diventa una riedizione 2.0 del Psi della Prima Repubblica che però si giustificava nella prima repubblica, oggi diventa poco comprensibile”. La minoranza è preoccupata e quindi invoca l’intervento dei fondatori del partito: “quello che dice Prodi è un segnale preoccupante – ha detto Gianni Cuperlo -. Fa riflettere e dovrebbe fare riflettere il gruppo dirigente del partito più grande, che Prodi tra l’altro ha contribuito a immaginare e a fondare. Mi colpisce naturalmente la riflessione del presidente, ma penso anche ad altre personalità che hanno avuto un ruolo rilevante nella sinistra e nel centrosinistra italiano in questi anni: penso a Enrico Letta e alle sue attività accademiche fuori dall’Italia, penso a Walter Veltroni e alle sue attività fuori dalla politica. A loro dico con il cuore in mano: se siamo arrivati a questo punto, c’è bisogno di tutti”. Ma Prodi, Letta e Veltroni ormai sembrano aver preso le distanze dal progetto renziano troppo lontano forse dalla loro idea di Pd.

Nel frattempo Berlusconi gongola, felice, dopo la vittoria siciliana, e incontra i coordinatori regionali di FI per la strategia elettorale verso marzo 2018

Una coalizione con Fdi e Lega in cui Forza Italia sia il primo partito, più due “gambe” centriste: una laica e una cattolica, la prima che tenga assieme da Costa a Sgarbi, la seconda riunita sotto l’antico simbolo scudocrociato. E’ lo schema che Silvio Berlusconi ha illustrato ai coordinatori di Forza Italia incontrati a palazzo Grazioli, con i quali ha cominciato a gettare le basi della campagna elettorale. Il primo problema di tutti i parlamentari forzisti è quello di essere ricandidati, e dei vari responsabili locali è quello di non vedersi calare le scelte dall’alto. E, ovviamente, Silvio Berlusconi ha rassicurato tutti i coordinatori che saranno coinvolti al massimo livello. D’altra parte quella sarà la partita più delicata dei prossimi mesi con gli alleati, visto che il problema della leadership – complice il Rosatellum – è stato risolto con la decisione che toccherà a chi la sera delle elezioni avrà preso più voti. A breve, però, bisognerà “spartirsi” i collegi. Ai responsabili locali il leader azzurro ha ribadito che il criterio sarà quello dei sondaggi, che però Salvini ha già contestato dicendo di non essere interessato a candidature “X factor”. Insomma, tutti dicono che bisogna vincere assieme ma la competizione interna è già partita. Un doppio canale che Silvio Berlusconi ha mostrato di avere ben chiaro. “Noi – ha detto – dobbiamo portare Forza Italia al massimo possibile, dico il 25% ma possiamo arrivare anche al 30%. In questo modo la coalizione sarà oltre il 40%”. Cifre che sembrano irrealistiche a guardare gli attuali sondaggi, ma il punto è che essere il primo partito tra quelli che vincono vuol dire essere – tra l’altro – il primo interlocutore di Mattarella quando bisognerà formare il governo”. Ancora una volta il nemico da battere è stato identificato con il M5s e con quel gruppo dirigente “che – ha sottolineato – non ha alcuna esperienza né in politica, né nella vita professionale” e inoltre “ha idee molto pericolose per il futuro dell’economia italiana”. “Di fronte al fallimento della sinistra e dei suoi governi – ha ribadito – Forza Italia costituisce, a Palermo come a Roma, l’unica alternativa seria e credibile al voto di protesta, al pauperismo, al ribellismo e al giustizialismo”.

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