Segnate la data: 3 dicembre 2017, nasce il nuovo soggetto politico della sinistra. Lo hanno deciso le assemblee di Sinistra Italiana e Mdp, con la conferma di Possibile. Finita l’attesa della “gnagnera” di Pisapia, come dice Fabio Mussi

Segnate la data: 3 dicembre 2017, nasce il nuovo soggetto politico della sinistra. Lo hanno deciso le assemblee di Sinistra Italiana e Mdp, con la conferma di Possibile. Finita l’attesa della “gnagnera” di Pisapia, come dice Fabio Mussi

Intanto, la notizia politica che emerge con immediatezza e con particolare ottimismo, dalle due affollate assemblee di domenica mattina, indette da Sinistra Italiana (che ha convocato la sua Assemblea congressuale) e Mdp è che il 3 dicembre prossimo, al termine di un preciso e regolamentato percorso, al quale chiunque può partecipare, previsto per il prossimo week end, si darà luogo alla prima fase che porterà alla lista unitaria di sinistra, alternativa al Partito democratico. Finalmente, si potrebbe dire, si potranno rivolgere parole chiare a quell’elettorato di sinistra che non attendeva altro, e che era rimasto a casa, dal punto di vista della partecipazione elettorale e della militanza quotidiana. Ora, definite l’unità sul documento politico e la chiarezza sul percorso organizzativo, serve l’etica della responsabilità, affinché quell’impegno si consolidi in un soggetto politico autentico, un partito organizzato, radicato, e ramificato sul territorio, democratico e aperto al contributo di tutti, e che sappia generare gruppi dirigenti coesi e intelligenti.

L’assemblea di Sinistra Italiana. Fratoianni: “porte chiuse al Partito democratico. Lavoriamo a un altro polo, autonomo e alternativo”

Il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, all’assemblea nazionale del partito, replica al tentativo di Piero Fassino sostenuto dal Pd di dare luogo ad una coalizione di centrosinistra: “Di fronte a questo Pd, alle sue politiche, al Pd di Matteo Renzi, di quel gruppo dirigente, le porte sono chiuse. Il compito di SI è quello di lavorare a un altro polo, autonomo e alternativo che sappia costruire e indicare lo spazio di un’alternativa”. Fratoianni spiega: “Ci hanno definito in tutti i modi: gufi, rosiconi, partitini del 3%, minoritari, irrilevanti. E oggi vengono a chiederci l’alleanza di nuovo in nome di quella prospettiva, di quel disco rotto: il voto utile. Lo stesso voto utile che hanno rivendicato durante tutta la campagna elettorale siciliana. Hanno fatto tutta la campagna elettorale contro la Sinistra”. Insomma, “noi siamo persone cortesi, se qualcuno ci chiede un incontro lo facciamo. Ma vogliamo dire a Piero Fassino, a Romano Prodi – il cui attivismo in queste ore pare aumentare con geometrica potenza – che il tempo è scaduto. E’ scaduto perché non ci sono le ragioni politiche, culturali, per immaginare la possibilità di ricostruire una qualsiasi forma di coalizione e di alleanza”.

Fabio Mussi: “mesi buttati dietro la gnagnera manierista dei campi lunghi, progressisti”

Fabio Mussi racconta i mesi che separano questa decisione tanto attesa da quando, in estate, venne lanciata l’ipotesi di costruzione dell’unità a sinistra. “Pisapia è stato quasi coerente. La sua prima intervista lanciò Campo Progressista come alleato del Pd. Lo faceva alla vigilia del referendum, per portare vasi a Samo. Peccato che quando è arrivato a Samo, il 5 dicembre, era tutto rotto”, ha detto Fabio Mussi, che osserva: “mesi buttati dietro la gnagnera manierista dei campi lunghi, progressisti, che sono apparsi come l’evocazione di qualche padre spirituale”. Poiha aggiunto, “ci vuol la faccia come il… la faccia tosta, diciamo, per addossarci la sconfitta contro Berlusconi alle prossime elezioni”. E infine, ha detto Fabio Mussi, “Renzi ha vinto le primarie con un programma da Cinque Stelle e ha governato con il programma di Berlusconi”.

Nichi Vendola: “non si può non vedere a qualunque latitudine del mappamondo l’implosione del riformismo”

“Il centrosinistra non è la risorsa che manca ma il problema che c’è. E lo dico io che ho avuto una lunga esperienza di governo di centrosinistra”, ha detto Nichi Vendola all’assemblea di Sinistra italiana, sottolineando che “non si può non vedere oggi a qualunque latitudine del mappamondo l’implosione del riformismo”. Inoltre, “Oggi torna come in una seduta spiritica Romano Prodi e le sue chiamate. Ma stiamo parlando di un evo che non ha più alcuna relazione con le giovani generazioni che dovremo cercare di incontrare. Quel mondo è finito. E non è finito perché nasce il quarto polo. E’ finito per consunzione, per assenza di radice sociale e di credibilità del soggetto politico”. L’assemblea Congressuale Nazionale di Sinistra Italiana si è conclusa con l’approvazione del documento, approvato con 7 astenuti e 5 contrari della platea congressuale. Ecco uno dei passaggi più singificativi: “Parliamo di alternativa al PD e alle sue politiche per l’oggi e per il domani, di ripristinare i diritti negati ai lavoratori, di patrimoniale e progressività fiscale, di scuola e sanità pubbliche, di riconversione ecologica e tutela del nostro territorio in opposizione alla logica dello Sblocca Italia, di piena occupazione e investimenti pubblici, di pace e disarmo. Può sembrare banale, ma la scena politica odierna nella sua interezza è tanto distante da queste parole d’ordine, da rendere indispensabile che chi le condivide si unisca, senza veti e senza cercare i reciproci punti di distinzione. È un punto minimo di credibilità, perché nessuna elettrice o elettore capirebbe per quale motivo forze politiche che dicono parole simili fra loro e diverse da quelle di tutti gli altri non trovino il modo di pronunciarle insieme”. Infine, Sinistra Italiana ha lanciato oggi anche il tesseramento 2018.

Mdp approva all’unanimità la relazione di Roberto Speranza: “presenteremo una lista forte, plurale. Ma non basta una lista. Il nostro orizzonte è la costruzione di una nuova forza politica”

A fine mattinata, l’assemblea nazionale di Articolo 1-Mdp ha approvato all’unanimità la relazione di Roberto Speranza, in cui si proponeva di continuare sul percorso verso la lista unitaria con Sinistra italiana e Possibile. E a Pisapia che chiede di ripensarci risponde lo stesso Speranza: “Noi siamo sempre dalla stessa parte, più che cambiare idea noi, non vorrei che sia Pisapia ad aver cambiato idea, spero proprio di no”. Inoltre, “una lista non basta”, ha incalzato Speranza, “il nostro orizzonte è la costruzione di un nuovo soggetto politico popolare”. “C’è un mondo cattolico che è naturalmente nostro interlocutore”, ha detto il coordinatore Mdp. “Non basta essere uniti, bisogna cambiare davvero”, dice Speranza, ” per esempio cancellare il grosso del jobs act, abbiamo delle proposte in parlamento”. L’unità senza cambiamento, incalza, significa “che state cercando non un’alleanza, ma solo liste civetta”. L’appello di Speranza è di non chiudersi, ma di allargare il campo alle realtà cattoliche, a quel cattolicesimo sociale che si riconosce nelle parole di papa Francesco. Infine, ecco la conferma del progetto politico: “Nelle prossime due settimane in Italia succederà un fatto importante. Noi costruiremo un’alternativa a quello che c’è e che c’è stato. I mille giorni (quelli del governo di Renzi, ndr) non sono altro che la variante italiana, un po’ pasticciata e col solito surplus di arroganza, degli errori commessi dal centrosinistra nel mondo negli ultimi anni. Noi diciamo no a tutto questo”. Per questa ragione, sottolinea Speranza, “presenteremo una lista forte, plurale. Ma non basta una lista. Il nostro orizzonte è la costruzione di una nuova forza politica. Non basta un cartello di sigle. L’assemblea che eleggeremo democraticamente il prossimo week end sarà il seme di una nuova storia”, ha aggiunto.

Da Bologna, Giuliano Pisapia chiede di ripensarci. Ma da SI e da Mpd replicano: “sei tu ad aver cambiato idea”

Da Bologna, Pisapia torna a fare appello alla responsabilità: ad Mdp chiede di ripensarci per evitare di “regalare il Paese alle destre, a chi lo ha già rovinato altre volte”. Ma Speranza e Scotto girano l’invito al mittente: “Noi siamo sempre dalla stessa parte, non vorremmo che sia lui ad aver cambiato idea”, dice il primo. “Sono io che chiedo a Pisapia perché ci ha ripensato. Mentre lui telefona a Prodi, c’è qualcun altro che chiama Alfano, Verdini ed è in attesa per Berlusconi”, rilancia chiude Scotto chiudendo l’Assemblea. E per Bersani i pontieri del Pd “sottovalutano alcune situazioni: un pezzo del popolo se ne è andato e per rimetterlo in moto non basta portare l’acqua al solito mulino”.

Enrico Rossi, presidente della Toscana, avverte i maitre à penser di certa stampa: “non siamo una sinistra di testimonianza o una sinistrina” 

Per Enrico Rossi, presidente della Toscana e uno dei fondatori di Articolo1-Mdp, “se Fassino avesse voluto davvero aprire un dialogo con noi, invece che lasciare noi col cerino in mano della responsabilità della divisione del centrosinistra, sarebbe dovuto partire dai problemi reali. E allora saremmo interessati, perché siamo la sinistra di governo”. Il fatto è che, ribadisce Rossi, “i mille giorni sono stati un totale fallimento su diversi fronti”. E finalmente Rossi individua precise responsabilità a una parte dell’informazione: “Bisogna dire a tutti i maitre à penser che scrivono sulla stampa che non siamo una sinistra di testimonianza o una ‘sinistrina’ messa in un angolo, ma una sinistra che ha un progetto di cambiamento del Paese. Caro Fassino, una campagna elettorale con l’obiettivo di ridurre le tasse a tutti, noi non la possiamo fare, perché siamo la sinistra”. Il presidente della Toscana affronta anche il tema dello stato di salute dell’economia. “Dobbiamo rivolgerci alle categorie intermedie, il Pd renziano ha fatto il deserto. Dobbiamo ricostruire il rapporto con le categorie sociali, con le fabbriche, con i sindacati. Il dato vero – spiega – sono le unità lavorative che si riducono. E’ un paese che non cresce, dove aumenta lo sfruttamento dei lavoratori, ma non cresce in produttività e che comincia ad andare su criticità importanti su pilastri del nostro stato sociale come la sanità. Cominciamo a correre rischi seri sull’accesso universalitstico alla sanità, oppure alla scuola, all’università”. Rossi ha concluso con un avvertimento. Il rafforzamento delle formazioni neofasciste. “Una cosa mi spaventa ed è la presenza anche nella mia regione dei fascisti. Anche in alcuni quartieri a storico insediamento di sinistra, dove sono riusciti a essere determinanti. Mentre noi parlavamo sempre e solo di primarie…”.

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