Renzi in tv fa propaganda su jobs act e posti di lavoro fasulli. Orfini segue il copione con arroganza: “non mi faccio dettare la linea da partitini del 2%”. Fratoianni: “il problema è il Pd e le sue politiche”

Renzi in tv fa propaganda su jobs act e posti di lavoro fasulli. Orfini segue il copione con arroganza: “non mi faccio dettare la linea da partitini del 2%”. Fratoianni: “il problema è il Pd e le sue politiche”

Dopo la performance di Matteo Renzi a la7 di martedì sera, intervistato da Floris, Giannini, Massimo Franco e Sallusti, che ha portato la trasmissione a raddoppiare gli ascolti, al 9%, è ancora il Partito democratico a tenere banco nel dibattito politico, soprattutto per effetto del movimentismo dei suoi dirigenti, di primo, secondo e terzo piano. Certo, Matteo Renzi ha dato la linea, insistendo soprattutto su quel dato “986mila posti di lavoro” creati grazie al jobs act, che nasconde la realtà, ma che dal punto di vista della propaganda evidentemente premia. In realtà, quel numero è smentito dalla realtà, ed è strano che nessuno dei pur esperti giornalisti in studio non abbia avuto nulla da obiettare.

Il leit motiv della propaganda renziana in tv è un falso: 986mila posti di lavoro? Sì, ma costati 20 miliardi e per l’85% tornati precari

Il fact checking infatti ci dice sostanzialmente una cosa: non si tratta di nuova occupazione ma di trasformazione di contratti grazie a 20 miliardi di euro concessi alle imprese per la decontribuzione “a tutele crescenti”. Terminato il triennio degli sgravi contributivi, quell’occupazione è tornata a essere quella che è sempre stata, precaria, a tempo determinato. Come sostiene la Cgil in uno studio recente, l’85% di quella occupazione è tornata precaria. E l’85% di quasi un milione fa 850mila posti precari, con contratti tornati a tempo determinato, dopo che le imprese hanno però brindato con gli incentivi. Così, si sarebbe svelato anche tv il trucco, l’inganno che si cela dietro il jobs act, e soprattutto dietro la cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma ancora una volta, in tv, come su altri media, il Pd riceve una sorta di lasciapassare sulle cose che dicono i suoi dirigenti, a partire dal suo segretario, mai contestato, mai criticato, e mai contraddetto con dati e numeri.

Copione ribadito da Matteo Orfini, presidente Pd, quanto mai arrogante

Il copione si è ripetuto il giorno seguente, infatti, col presidente del Pd, Matteo Orfini ospite di Repubblica.tv. “Noi abbiamo fatto una proposta senza veti, abbiamo un progetto per il Paese, vedremo la risposta, se c’è la volontà di costruire un fronte comune per evitare la vittoria della destra – ha spiegato Orfini -. Ma non vogliamo coalizioni a ogni costo, non bisogna ricadere negli errori del passato con coalizioni solo per vincere, bisogna avere omogeneità. L’obiettivo è fare il 40 per cento come coalizione non come Pd, visto che il Rosatellum prevede coalizione almeno nei collegi”. Orfini ricorda che il Pd è pronto a “discutere con tutti” e non solo con Mdp . “Ma se la loro linea è quella della Sicilia, quella di costruire una coalizione che non vince con l’unico obiettivo di far perdere il Pd – ha sottolineato riferendosi ai bersaniani -, saremo obbligati a rivolgerci ai loro e ai nostri elettori come è avvenuto in passato, ricordo la fine che fece la Sinistra arcobaleno. Io spero che loro vogliano discutere, ma se le risposte sono quelle sul Jobs Act act…”. L’antifona, come a messa, torna inesorabile. Coalizione sì, ma a condizione che non ci critichiate quel che abbiamo fatto nei tre anni renziani, a partire dal jobs act. E se poi vi aggiungiamo quella schifezza di legge di riforma della scuola, e il massacro del Mezzogiorno, confermato dal Rapporto Svimez, e i quasi tre milioni di NEET, chissà come faranno nel Pd perfino a sedersi a bere una birra con Speranza e Bersani. Con D’Alema di certo no, dopo le parole di Renzi a la7. Sul candidato premier, infine, Orfini ha concluso: “abbiamo scelto tutti insieme che il nostro candidato sia il segretario del Pd, non è una difesa di Renzi ma del progetto di Veltroni e Prodi. La coincidenza del ruolo di segretario e di premier ha garantito stabilità al governo Renzi, capacita di fare riforme e forza al Pd. Io non voglio rinunciare a quella forza, non voglio discutere la leadership con partitini del 2 per cento. Facciamo una coalizione, discutiamo con tutti, ma sul serio”. E torna l’antifona.

Minoranze Pd si attivano in vista della Direzione del 13. Cuperlo vede Grasso, che però incontra anche Speranza, Fratoianni e Civati

Sul fronte delle minoranze, già in difficoltà prima, in gravissimi imbarazzi ora, Gianni Cuperlo ha avuto un “lungo e cordiale” colloquio con il presidente del Senato Pietro Grasso, indicato ormai come possibile leader di una futura lista di sinistra anche se per ora la seconda carica dello Stato non parteciperà ad alcuna manifestazione politica di queste formazioni. “Si è parlato di quanto avviene nel Pd e a sinistra del Pd”, dicono a palazzo Madama. Cuperlo subito dopo ha incontrato alcuni deputati della sua area a Montecitorio e ha ribadito la linea che intendono tenere in Direzione: la necessità di un’alleanza di centrosinistra. E proprio per confermare che un canale di comunicazione resta aperto Cuperlo interverrà domenica alla manifestazione organizzata a Roma da Campo progressista di Giuliano Pisapia. La convinzione che sia necessario presentarsi al voto insieme alla sinistra è ribadita anche dai deputati dell’area Emiliano: “A sinistra del Pd ci sono molti compagni di viaggio con cui abbiamo condiviso un percorso lungo anni. Dobbiamo riallacciare il dialogo con loro evitando la politica dei veti, da entrambe le parti. Parliamo di contenuti”, ha detto Francesco Boccia. Si riuniranno stasera anche i deputati dell’area Orlando per fare il punto in vista della Direzione ma la loro posizione pro-centrosinistra è nota da tempo. Anche questo pezzo di Pd sta cercando con colloqui e incontri di ricucire quello che spesso esponenti della maggioranza distruggono. E difatti l’uscita di oggi di Matteo Orfini: “coalizione sì ma non ad ogni costo” non è piaciuta.

Fratoianni: “il problema sono le politiche, quelle fatte dai governi Pd e quelle annunciate per il futuro”

Ma il presidente del Senato Grasso, dopo aver incontrato Gianni Cuperlo, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, ha visto anche Pippo Civati, Nicola Fratoianni e Roberto Speranza. Il segretario di Sinistra Italiana ha voluto ancora una volta ribadire un punto di vista condiviso da quella che si spera sarà l’alleanza a sinistra del Pd. Partecipando ad Agorà su Rai3, Fratoianni ha infatti affermato: “lo ripeterò fino allo sfinimento per quello che ci riguarda, il problema non è Matteo Renzi, se ci è simpatico oppure no. Non è che se domani c’è Paolo Gentiloni o Andrea Orlando candidato premier hanno risolto il problema. Il problema sono le politiche, quelle fatte dai governi Pd e quelle annunciate per il futuro”. Inoltre, “lo ripetiamo a chi oggi, anche sorprendentemente, perché fino a ieri ci spiegavano che ormai la sinistra era fuori dalla storia e che eravamo irrilevanti, sono tutti a chiederci di costruire un’alleanza, nel nome del pericolo delle destre”. Sinistra italiana è pronta al confronto. “Siamo pronti a discutere, aboliamo il JobsAct, mettiamo in soffitta la buona scuola, ristabiliamo l’articolo 18 e invece dei bonus mancia facciamo investimenti pubblici per lavoro stabile”. Infine, “occorre rovesciare completamente le politiche dei governi di questi anni, cioè quelle che gran parte dei cittadini hanno rifiutato. Ieri sera sono rimasto molto colpito da un passaggio di Renzi da Floris: ho perso il referendum perché ero antipatico a tanti”.

Share