Pil, pensioni, banche. Fake news specialità di governo e Pd. Fracassi (Cgil): “Bassa crescita e alta disoccupazione”. Sindacati: al “tavolo tecnico” nessun passo avanti. Niente scontro all’americana fra Bankitalia e Consob. Renzi ancora sconfitto

Pil, pensioni, banche. Fake news specialità di governo e Pd. Fracassi (Cgil): “Bassa  crescita  e alta disoccupazione”. Sindacati: al “tavolo tecnico” nessun passo avanti. Niente scontro all’americana fra Bankitalia e Consob. Renzi ancora  sconfitto

Al peggio non c’è mai fine. L’Italia rotola, come dice la canzone, sempre più in basso, non si sa dove andrà a finire. Forse Prodi esagera quando parla di “tragedia”, di “Italia al baratro”, ma è un fatto che la fiducia del cittadino italiano nella classe dirigente, nella politica e in chi la rappresenta è ormai al lumicino. I sondaggi sulla partecipazione al voto nelle prossime elezioni, a marzo o a maggio, sulla scia di quanto avvenuto in Sicilia, a Ostia, indicano che una buona metà di cittadini intende rimanere a casa. Il voto, la massima espressione della partecipazione democratica, perde sempre più attrattiva. La cosa grave è che i media che dovrebbero informare i cittadini, stanno sempre più diventando strumenti di disinformazione. E senza una informazione che guarda le cose, i fatti, gli avvenimenti in modo critico, nel senso reale di questa parola, la democrazia deperisce.

Osceno connubio fra politichese e informazione: racconta tutto e il suo contrario

Come si dice, ogni giorno ha la sua pena, ma quello che è avvenuto giovedì, se così si può dire, vanta una pena peggiore. In un osceno connubio fra politica politicante, il politichese, e l’informazione, si è raccontato di tutto e il contrario di tutto. Mettiamoci dalla parte del cittadino che forma la sua opinione sulla base di quanto raccontano i mezzi di informazione, televisione in particolare: si può dire che al mattino gli viene raccontata una Italia e al pomeriggio ne compare un’altra. Ci sia consentito un inciso che riguarda le forze politiche che si muovono alla sinistra del Pd, ormai. Nel progetto di programma di Mdp, Sinistra italiana, Possibile, il movimento del Brancaccio, non c’è un richiamo, una parola, neppure una, che riguarda il ruolo dell’informazione. Proprio mentre l’Italia sta diventando un paese dove non solo circolano le fake news, le notizie false, è l’intero paese una fake news.

Tre esempi della cattiva politica e della cattiva comunicazione

Tre esempi, uno dei quali sta diventando ormai un appuntamento fisso e riguarda lo stato della nostra economia. Il secondo racconto , altra fake news, ci descrive, quasi minuto per minuto, il “tavolo tecnico” che riguarda in particolore il sistema pensionistico, il lavoro, i giovani, la sanità, i contratti dei dipendenti pubblici da otto  anni bloccati. Tavolo tecnico in attesa del confronto conclusivo fra Cgil, Cisl, Uil, Gentiloni e i ministri più direttamente interessati, Padoan, Poletti, Madia. Il terzo avvenimento riguarda il duello annunciato fra Bankitalia, in particolare chi dirige l’organismo di sorveglianza, e la Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa, un organismo indipendente, con i compiti di vigilanza sulle società quotate in Borsa e sui fondi mobiliari che nel 1983 acquisiva pieno controllo su tutte le operazioni riguardanti il risparmio pubblico.

L’Europa cresce, l’Italia arranca, ultima in graduatoria, perde velocità

Andiamo per ordine. La Commissione europea rende note le previsioni economiche. È tutto un trillare da Renzi a Gentiloni a  Padoan, altri ministri, il clan del segretario del Pd si lancia in ardite dichiarazioni. I media rilanciano i numeri e le dichiarazioni entusiastiche di esponenti di un partito in piena crisi. Il segretario nella direzione convocata per lunedì, se non andiamo errati, ne farà argomento di fondo della sua difesa dagli attacchi che gli arrivano dall’interno in particolare. Vediamo questi numeri. Il Pil, il fatidico misuratore dello stato  dell’economia, ma gli economisti veri, non quelli che  gironzolano  nelle stanze del Pd e di Palazzo Chigi, ivi portati dal Matteo di Rignano, non danno tutta quella importanza che gli viene attribuita.  Comunque il Pil 2017, quello nostro, è salito di qualche decimale, 1,5%  da 0,9% previsto a maggio, 1,2% a luglio. A livello europeo  il Pil sale del 2,2%, noi siamo all’ultimo posto. Non solo, nel  2018  scenderà all’1,3%.  Nel 2019 all’1%. Insomma fa come il gambero, cammina all’indietro. Un paragone con una gara ciclistica rende bene l’idea di cosa sta succedendo. I ciclisti delle nazioni della Ue marciano a 40chilometri l’ora, gli azzurri a 30. C’è  ben poco da gioire: loro vincono, noi siamo sconfitti. Ancora, se la crescita è ormai sicura perché il Pil torna indietro nel 2018  e nel 2019?

Gli effetti negativi delle scelte del governo di questi anni

Nota Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil:“Risultati sconfortanti, ma non sorprendenti. Bassa crescita e alta disoccupazione non sono una condanna, piuttosto l’effetto delle scelte del governo di questi anni, compresa la legge di Bilancio attualmente in discussione”.  “La ripresa italiana, certificata dalla stima di crescita del Pil per l’anno in corso,- prosegue – assume un tratto solo congiunturale e va ricondotta a un rimbalzo dell’economia internazionale, di cui però beneficiano più altri Paesi, europei e non, che il nostro”. Per quanto riguarda le previsioni di incremento del Pil per il biennio 2018-2019, “non solo restiamo ultimi nella classifica europea della crescita – prosegue Fracassi -, ma rimaniamo bloccati al terzo posto per alto livello di disoccupazione dopo Spagna e Grecia”. “Ormai è chiaro: senza un cambiamento significativo della politica economica – sostiene la segretaria confederale – il nostro Paese si allontanerà sempre di più dal resto delle economie avanzate e le disuguaglianze, tra Stati, aree del Paese, imprese e lavoratori, continueranno ad aumentare in modo esponenziale”. “Per questo, tutte le nostre proposte, a partire dal Piano del Lavoro e dalla Carta dei diritti universali del lavoro – conclude Fracassi – rivendicano un aumento significativo degli investimenti pubblici e privati, dell’occupazione soprattutto giovanile e femminile, e dei salari lordi e netti”.

Sull’età pensionabile i “tecnici” avanzano proposte improvvisate, prive di senso

Passiamo al secondo grande problema che tiene banco, quello del confronto del governo con Cgil, Cisl, Uil. Ogni giorno, stando agli scriba, il governo sembra offrire ai sindacati oro zecchino,  proposte su proposte, tutte “aperture” che ci vengono raccontate con dovizia di particolari, fonte ovviamente Palazzo Chigi che gli scriba di stanza nel Palazzo diffondono a piene mani e che i tg e poi i grandi giornali nelle edizioni online rilanciano. Poi quando i sindacalisti raccontano la realtà delle proposte che sono solo parole vuote, cancellano gli articoli e del tavolo delle pensioni non si sa più niente. Meglio far scomparire le fake news che raccontare la verità. Le ultime notizie dal “tavolo tecnico” ci fanno sapere che nel confronto non ci sono stati passi avanti. Il ministro Poletti dice che “il tavolo è in corso, continuiamo gli approfondimenti. Lunedì mattina ci sarà una nuova occasione e lunedì pomeriggio l’incontro col presidente del consiglio e le organizzazioni sindacali. Credo che sia un bene che si continui a lavorare”.

I media raccontano che “le posizioni  fra sindacati e governo si sono avvicinate” e parlano di una proposta avanzata dai “tecnici” del governo secondo cui per quanto riguarda l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, che i sindacati chiedono di bloccare, e di ridiscutere il meccanismo, viene proposto il calcolo dell’età sulla media di un biennio relativo alla aspettativa di vita. Meccanismo che dovrebbe partire dal 2021. Un meccanismo non solo molto complesso, l’età pensionabile come giocare un terno al lotto. Ma a conti fatti i pensionandi subirebbero anche un calo dell’assegno. Il  segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, ha espresso perplessità sui tempi indicati: “Sarebbe considerata una revisione dell’età nel caso di un calo dell’aspettativa di vita. Questo va nella direzione giusta, ma l’intervento avverrebbe dopo quattro anni. Su altri temi ci sono scogli significativi. In generale, si confermano distanze rilevantissime tra le proposte sindacali e le esigenze dei territori di porre qualche correttivo alla legge Fornero e le aperture parziali e marginali dell’esecutivo. Avendo un mandato così limitato prendiamo atto delle distanze e ci auguriamo che lunedì 13 si determinino le condizioni per avere risposte vere. Se cosi non fosse, unitariamente valuteremo i risultati del confronto e per quanto ci riguarda non avremo che l’unica strada che immaginiamo: intensificare la mobilitazione”. I sindacati, ha affermato il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, hanno evidenziato criticità anche su altre problematiche: previdenza complementare, giovani e donne. Ci sono distanze che devono essere colmate. Il Governo deve dare una risposta all’insieme dei temi. Ma è molto rigido. Ci auguriamo che nelle prossime ore ci sia un chiarimento nell’esecutivo. Il pacchetto è molto limitato e non risponde alle esigenze dei lavoratori”.

Sistema bancario, chi controlla chi. Boh!

Terzo episodio dello sceneggiato riguarda le banche o meglio la disputa, la sfida, un duello, come quelli che combattevano i cavalieri, lancia e spada imbracciate. I contendenti, Bankitalia, il suo Ufficio di sorveglianza e la Consob. Il luogo dello scontro la Commissione d’inchiesta nominata dal Parlamento, presieduta da Pier Ferdinando Casini, come voluto da  Renzi Matteo, diventato  un gelido accusatore di Bankitalia tanto da chiedere che il governatore Visco non venisse confermato. Sconfitto ora pensa di rifarsi con la Commissione presieduta da un Casini diventato un grande esperto di problematiche finanziarie. Le notizie che filtravano sugli “interrogatori” di Angelo Apponi, direttore generale della Consob, parlavano di un duro scontro, a distanza, con il responsabile vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo. La  materia dello scontro: dice Apponi che Consob non ha ricevuto informazioni da Bankitalia su problemi in vista dell’aumento di capitale di Veneto Banca. L’istituto di Via Nazionale avrebbe indicato alla Consob con una lettera soltanto il prezzo alto delle azioni per l’aumento del 2013, secondo la ricostruzione presentata dal direttore generale Angelo Apponi. Replica Barbagallo nell’interrogatorio a distanza che  “quanto contenuto nel documento del novembre 2013 era sufficiente per l’azione della Consob”. Il responsabile della vigilanza di Bankitalia ha poi sottolineato che dopo il ricevimento della lettera su Veneto Banca, la Consob “se riteneva di non avere i mezzi per ulteriori approfondimenti poteva chiedere a noi e non lo ha fatto”. Poi parla di invio del rapporto sulla ispezione all’esame della procura che poi archiviò. Sulle comunicazioni tra le due autorità, Barbagallo ha rilevato che Bankitalia effettua circa 250 ispezioni l’anno negli istituti bancari e “gli esiti dell’ispezione li inviamo, ma non tutti i verbali ispettivi. Ogni rapporto sono 50 pagine più gli allegati e non possiamo inondare la Consob con tutti i verbali. Per questo inviamo l’esito dell’ispezione quando riteniamo ci siano profili rilevanti per l’altra Autorità”. Così ha risposto non solo a Consob ma anche a Renzi Matteo che nella guerra, persa, con Bankitalia, aveva accusato Visco proprio su una presunta mancanza di vigilanza, a tutela dei risparmiatori di cui l’ex premier ora si è fatto paladino. Insomma le testimonianze in Commissione, annunciavano i media, segnavano un scontro al calor bianco tanto da parlare di una decisione da parte del presidente Casini di un confronto all’americana fra  Apponi e Barbagallo.

Paglia (Sinistra italiana). Responsabilità  di Commissione per  Società e  Borsa

Già si affilavano le armi quando arrivava la smentita. Niente confronto all’americana fra Bankitalia e Consob. Casini spiegava che “dopo le testimonianze rese oggi in maniera separata possano ritenersi superate le criticità circa le possibili contraddizioni dell’audizione del 2 novembre”. “Dall’esame testimoniale non sono emerse discordanze su scambi missive Bankitalia-Consob ma valutazioni divergenti su condotte”. “Ai sensi del codice – conclude Casini – il confronto presuppone non un disaccordo valutativo, ma su fatti e circostanze e non ritengo attivabile questo strumento”. Si potrebbe concludere con un commento di poche righe. Renzi subisce una nuova sconfitta: voleva colpire Bankitalia e il suo direttore, invece chi esce male da tutta questa vicenda è proprio Consob, nome noto all’ex premier. Dice Giovanni Paglia, deputato di Sinistra italiana-Possibile, componente della Commissione di indagine sulle Banche: “Consob riceve nel 2013 una lettera da Bankitalia in cui si segnala che le azioni di Veneto Banca sono sopravvalutate sensibilmente. Non lo ritiene un indizio che in quell’istituto ci siano problemi e nel 2014 autorizza senza problemi un aumento di capitale alle condizioni proposte dalla banca, che poi si dimostrerà essere una trappola per i risparmiatori. Solo nel 2015 valuta opportuna un’ispezione. C’è di che essere molto preoccupati, se queste sono le modalità di intervento di chi dovrebbe garantire i risparmiatori”.

Share