Pensioni. Il governo ha disponibili solo 61 milioni, in tre anni. Un’offesa, una provocazione. Ghiselli (Cgil), disattesi gli impegni sottoscritti con il sindacato. Se l’esecutivo non cambia verrà intensificata la mobilitazione

Pensioni. Il governo ha disponibili solo 61 milioni, in tre anni. Un’offesa, una provocazione. Ghiselli (Cgil), disattesi gli impegni sottoscritti con il sindacato. Se l’esecutivo non cambia verrà intensificata la mobilitazione

Sarebbe da  non crederci. Vedremo sabato in quello che viene definito l’incontro conclusivo quale sarà la proposta del governo in merito al “promemoria” di Cgil, Cisl, Uil che richiamava il “verbale d’intesa”, siglato più di un anno fa in cui venivano delineati problemi e soluzioni su pensioni, a partire dalla richiesta di bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alle speranze di vita, il riconoscimento del lavoro delle donne, i giovani, la previdenza, superticket su medicinali e analisi da eliminare, i contratti. Gli incontri che si sono avuti, due a Palazzo Chigi, presente il presidente del Consiglio, i ministri Poletti e Padoan, Camusso, Furlan, Barbagallo, segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, più alcuni “tavoli tecnici” si sono concentrati in particolare sulle pensioni. Nell’ultimo incontro il governo ha presentato delle proposte, ritenendole “ultimative”, prendere o lasciare. Gentiloni, Padoan, Poletti, suonavano la grancassa insieme al presidente dell’Inps. Facevano presente l’alto costo economico di una manovra sulle  pensioni, insopportabile dicevano, che avrebbe fatto saltare il Bilancio dello Stato.

I dirigenti delle tre Confederazioni hanno chiesto che le proposte venissero messe per scritto. “Il tempo di leggerle”, hanno detto, visto che il lavoro dei “tavoli tecnici” si era risolto con un “no” da parte dei funzionari del governo praticamente su tutte le questioni più significative. Fateci fare i conti chiedendo qualche giorno di tempo. Il governo quasi con un  gesto di magnanimità, accettava, ma faceva sapere che sui conti non si poteva andare più in là di quanto previsto della manovra di Bilancio. E i conti sono stati fatti. Li ha fatti, in particolare la Cgil, e si è scoperto che dopo più di un anno dalla firma del verbale d’intesa il governo ha presentato un nulla, nascosto in documenti che Gentiloni e i ministri hanno cercato di far passare come importanti risultati per ambo le parti.

I conti fatti dalla Cgil hanno messo a nudo proposte inaccettabili

Addirittura fatti i conti, la Cgil ha scoperto che le proposte del governo avevano lo  strabiliante costo di 61.840.173 euro così distribuiti: 4.539.174 euro nel 2018, 26.193.862 euro nel 2019 e 31.107.137 nel 2020. Ogni commento è fuori luogo. Gentiloni e i suoi ministri dovrebbero chiedere perlomeno scusa. Si tratta di una elemosina, una offesa, una provocazione, verrebbe da dire, nei confronti dei lavoratori e dei sindacati. “La proposta del governo sulle pensioni – afferma una nota della Cgil, che ha esaminato a fondo quanto il governo ha presentato – è considerata insufficiente sia dal punto di vista delle misure presentate sia da quello dei lavoratori coinvolti. L’esenzione dall’aumento dell’età pensionabile coprirà infatti solo 4.305 persone, il 2,18% delle uscite per pensionamento anticipato e di vecchiaia”. Numeri che nella loro ristrettezza hanno dell’incredibile, ma è la realtà che emerge da un’analisi effettuata dall’ufficio Previdenza della confederazione di corso d’Italia sulla proposta che l’esecutivo ha illustrato ai sindacati nell’incontro del 13 novembre scorso. Anche quanto previsto per la previdenza complementare avrà un impatto irrisorio.

Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, anche alla luce dell’esame dei documenti consegnati dal governo, parla di “Irrilevanza delle proposte sulle pensioni evidenziata dai dati concreti e conferma che gli impegni sottoscritti l’anno scorso con il sindacato sono stati sostanzialmente disattesi”. “Ci auguriamo – prosegue – che l’esecutivo sabato prossimo consegni un documento con dei contenuti profondamente diversi da quelli illustrati nei precedenti incontri su giovani, donne, previdenza complementare e aspettativa di vita, in particolare  bloccando il meccanismo automatico di innalzamento delle condizioni di accesso alla pensione e lavorando per una sua revisione. In caso contrario – conclude Ghiselli – non potremmo che essere coerenti con l’impegno preso con i lavoratori e i pensionati, quello di dare continuità e intensificare la nostra mobilitazione”. Indicazione che è venuta dal direttivo nazionale della Cgil che dopo l’incontro di sabato con Cisl e Uil deciderà come proseguire l’iniziativa. In casa Cgil si parla di una manifestazione unitaria da tenere a Roma ai primi di dicembre.

Anche per la  previdenza complementare un impatto irrisorio

Entrando ancor più nel merito delle proposte del governo il responsabile della Previdenza pubblica della Cgil, Ezio Cigna sulla base dell’esame effettuato sulle singole voci afferma che “anche quanto previsto per la previdenza complementare avrà un impatto irrisorio”. Lo studio, riportato da Rassegna sindacale, mette in evidenza i costi aggiuntivi per lo Stato e le platee dei lavoratori coinvolte nel triennio 2018-2020, e come solo due delle sette misure previste nel pacchetto dell’esecutivo, l’esenzione dall’innalzamento dell’età pensionabile e la previdenza integrativa nel pubblico impiego, abbiano un’incidenza dal punto di vista dell’impegno economico.

Per quanto riguarda la prima proposta, la Cgil denuncia che la platea interessata dall’esonero risulterà esigua: per via dei criteri proposti e per il fatto che molti lavoratori accederanno prima alla pensione anticipata soltanto 3.639 lavoratori nel settore privato e 666 nel settore pubblico saranno esclusi dall’aumento di cinque mesi legato alle aspettative di vita, ossia poco più del 2% delle uscite per pensionamento anticipato e di vecchiaia in un anno. Il costo di tale novità impatterà sul sistema previdenziale solo a partire dal 2019, e nel triennio sarà pari a euro 46.066.611.

Le misure sulla previdenza complementare, ossia l’equiparazione fiscale per i dipendenti pubblici e il silenzio/assenso per le nuove e future assunzioni nel pubblico impiego, invece, nel triennio incideranno per 11.500.722 euro a causa delle minori entrate Irpef per lo Stato, e per 4.272.840 euro per la percentuale a carico del datore di lavoro pubblico a causa dell’aumento stimato delle adesioni (1,4% annuo). Costo, quest’ultimo, peraltro già contrattualizzato e quindi non aggiuntivo rispetto alla proposta.

Il totale dei costi del pacchetto, come abbiamo già detto, ammonta  appunto a 61.840.173 euro così distribuiti: 4.539.174 euro nel 2018, 26.193.862 euro nel 2019 e 31.107.137 nel 2020.

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