Pensioni e lavoro. Trucchi e giochetti del governo. Camusso: l’accordo è molto lontano, pronti all’iniziativa sindacale. Lunedì nuovo incontro. Iniquità della legge di Bilancio. In crisi anche l’economia dei lavoretti

Pensioni e lavoro. Trucchi e giochetti del governo. Camusso: l’accordo è molto lontano, pronti all’iniziativa sindacale. Lunedì nuovo incontro. Iniquità della legge di Bilancio. In crisi anche l’economia dei lavoretti

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, mette i puntini sulle “i” in merito al negoziato, si può chiamarlo così?, aperto con il governo a partire da quanto contenuto nel verbale di intesa siglato dal governo stesso e da Cgil, Cisl, Uil nel settembre dell’anno passato con particolare riferimento all’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, giustamente respinto dai sindacati. “L’accordo – dice – è molto lontano”. E indica due problemi in particolare: “Stiamo provando a vedere se ci sono le condizioni per cambiare il meccanismo rispetto alle aspettative di vita”, problema sul quale è arrivato un no secco da parte del ministro Padoan. Altra questione è quella di “individuare quali sono i lavori che non consentono un infinito prolungamento – prosegue Camusso – del tempo e dell’età del lavoro. È ancora tutto da fare. Con l’incontro definitivo previsto per il13 novembre, incontro tecnico ma anche politico, si conosceranno le cifre concrete e le intenzioni reali del governo”. Se non ci saranno risposte sul capitolo “esiste sempre l’iniziativa sindacale. Intanto – prosegue – si fa il negoziato: vedremo se le aperture che  ha fatto il governo si traducono concretamente in una revisione generale del meccanismo pensionistico e nel riconoscere la diversità dei lavori, altrimenti c’è, da un lato, il rapporto con il Parlamento e l’iter della manovra e poi l’iniziativa sindacale”. Per quanto riguarda il lavoro dei giovani “noi – dice Camusso – vorremmo occuparci della possibilità che anche i giovani diventino dei pensionati non poveri e quindi per quanto riguarda il  loro lavoro  la decontribuzione non è la risposta giusta”.

Cgil, Cisl, Uil: continua la mobilitazione, assemblee nei luoghi di lavoro

Nel frattempo Cgil, Cisl, Uil hanno deciso di continuare gli attivi, le assemblee nei luoghi di lavoro e se non ci sono le condizioni per arrivare ad una soluzione positiva dopo l’incontro del 13 verrà deciso in quale modo verrà data continuità alla mobilitazione di lavoratori e pensionati. Già l’andamento dell’incontro di lunedì può essere indicativo dell’orientamento definitivo del governo. Ma se il buongiorno si  vede dal mattino, il cielo ci sembra pieno di nuvole, soprattutto con la legge di Bilancio, che è una “accozzaglia” di bonus.

Quando un governo tenta di truccare le carte ricorrendo a mezzucci miserevoli   vuol dire che si è arrivati alla frutta. Vogliamo credere che Gentiloni, Padoan, Poletti, Madia non siano i responsabili di un giochino sporco tentato nei confronti di Cgil, Cisl, Uil ma quello che, con un atto di generosità, si può chiamare un “incidente di percorso”, sia dovuto a qualche zelante, troppo zelante funzionario di Palazzo Chigi. Camusso, Furlan, Barbagallo, segretari generali di Cgil, Cisl, Uil avevano concordato al termine dell’incontro con il presidente del consiglio e i tre ministri di dar vita ad un “tavolo tecnico” per puntualizzare le posizioni sulle pensioni, il lavoro, per i giovani in particolare, la sanità, i contratti anche in relazione ai contenuti della  manovra di Bilancio in discussione al Senato.

Interlocutorio l’incontro del 2 novembre a Palazzo Chigi

L’esito dell’incontro, con tanta buon volontà, era stato ritenuto dai sindacati “interlocutorio”, c’era necessità di un “approfondimento” in tempi rapidi, un “tavolo tecnico” come si usa dire in sindacalese quando c’è bisogno di “chiarimenti” che  si riferiscono a scelte di politica economica e sociale. Non a caso Gentiloni che, dopo un bel po’ di tempo, si era deciso a rispondere positivamente alla richiesta di incontro avanzata da Cgil, Cisl,Uil, aveva voluto con sé i ministri interessati direttamente. I tre sindacati avevano inviato una lettera, un promemoria in cui si sintetizzavano i problemi da discutere fra i quali l’argomento pensioni assumeva un ruolo essenziale. Si richiamava, con forza, la richiesta di bloccare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita che faceva salire  da 66  e 7 mesi a 67 anni l’età della pensione nel 2019. “È indispensabile – aveva subito affermato Susanna Camusso – fermare la follia di un automatismo purchessia che il governo si era impegnato a discutere”. Padoan nel corso dell’incontro aveva cambiato le carte: l’adeguamento automatico non si tocca, in cambio si può inserire fra i lavori gravosi qualche altra categoria di lavoratori. Da qui il tavolo, diciamo tecnico-politico, per discutere non del sesso degli angeli ma quanto contenuto nel verbale d’intesa firmato il 28 settembre del 2016 da governo e sindacati, con particolare riferimento alla Fase 2.

Il governo propone  di discutere solo di lavori gravosi. Poi fa marcia indietro

Ed ecco che arriva la sorpresa. Il governo mantiene l’impegno ad aprire il tavolo tecnico in tempi rapidi per concludere, come stabilito, il confronto il 13 novembre. Addirittura la convocazione è per il lunedì 6 novembre, ore 12, mentre in Sicilia si fa la conta dei voti. All’ordine del giorno, dice il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, intervistato da Rassegna, “Adeguamento dell’età pensionabile e aspettative di vita per alcune occupazioni”. Ma il problema da affrontare concordato al tavolo di Palazzo Chigi era il meccanismo di adeguamento come tale che riguarda tutti i lavoratori e non “alcune occupazioni”. Che pure sono un problema, come sottolinea Francesca Re David, segretaria generale della Fiom quando afferma che “la riforma sulle pensioni Monti-Fornero è stata una grande operazione di cassa, a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Il lavoro nelle catene di montaggio è gravoso, e non è pensabile che si possa svolgere per più di 40 anni. Tutta l’Industria è esclusa per ragioni di cassa che non tengono in considerazione le vere aspettative di vita. Necessario cambiare i meccanismi di aumento automatico dell’età pensionabile e differenziare i lavori. Oltretutto l’aumento dell’età  pensionabile si pone chiaramente in contrapposizione rispetto alla occupazione giovanile”. Alla fine, con uno scambio di missive il governo torna sui suoi passi. Lunedì 6 si discuterà di tutti i temi trattati nel corso dell’incontro del 2 novembre.

Nessun accenno dell’esecutivo al verbale di intesa firmato l’anno passato

Ma non c’è alcun accenno alla “Fase 2” di cui parla il verbale di intesa firmato dal governo e dai sindacati il 28 settembre di un anno fa.  È vero che per quanto riguarda la  “Fase 1” non si  è andati oltre l’Ape sociale, senza trovare soluzioni adeguate tanto che le domande presentate sono state respinte nel 70% dei casi senza dare neppure spiegazioni. Ma il troppo stroppia. Cgil, Cisl, Uil hanno aperto una grande vertenza, avviando una mobilitazione con assemblee nei territori e nei luoghi di lavoro per “conquistare” un tavolo di confronto e dare sostanza ai contenuti dell’intesa che risale al maggio dell’anno passato, con firma a settembre. Di mese in mese nessuna risposta mentre cresceva la mobilitazione fino alle assemblee, alle manifestazioni in cento città. Arriva così la convocazione e il primo incontro a Palazzo Chigi. Nella legge di Bilancio non c’è alcuna risposta sulla “Fase 2”, salvo aspetti del tutto marginali. In sostanza si nega il blocco dell’adeguamento automatico delle pensioni alla aspettativa di vita, richiesta di fondo della piattaforma sindacale che riguarda tutti i lavoratori, indispensabile per dare prospettive ai giovani sia per quanto riguarda l’immediato, il lavoro che non c’è e il futuro, una pensione che non ci sarà.

Ghiselli (Cgil) richiama la “Fase 2” del negoziato del maggio 2016 mai avviata

La “fase 2 – dice Ghiselli – significa appunto giovani, donne, previdenza complementare, rivalutazione delle pensioni in essere, flessibilità in uscita. Per non parlare di sanità, con tutte le indagini statistiche che segnalano una situazione da codice rosso, con milioni di persone che non sono in grado di curarsi, di pagare  analisi e visite in ambulatori privati. E di povertà problema che di anno in anno colpisce un numero crescente di famiglie. Più di sette milioni di persone si trova in gravi difficoltà economiche, cinque milioni in povertà assoluta”. Altro che bonus bebè. La grande, unica risorsa è il lavoro, che non c’è. Ai giovani si offre, si fa per dire, solo lavoro precario. Quando lo si offre. Ce l’hai una bici? Meglio, uno scooter?  Allora parti e vai a consegnare la cena ai clienti. Ci diceva uno di questi ragazzi, terzo anno di liceo classico. Ormai tutte le televisioni, dalla mattina alla notte, presentano cuochi veri, falsi, preparazione di pasti succulenti. C’è chi ci ha preso gusto, i pasti se li cucina a casa sua. “Porca…”, esclama il nostro amico studente “e ora come faccio a pagare le rate del motorino?”. Altro che ripresa, quella inventata da Renzi, Gentiloni, Padoan. Ora rischia la crisi anche “l’economia dei lavoretti”.

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