Pensioni. Dai media volgari e ignobili attacchi a Camusso “apripista di Mdp”. L’offesa alla memoria di Trentin. L’idillio Scalfari-Berlusconi. Veto Ue a toccare il sistema pensionistico. Landini: è il momento di scendere in piazza

Pensioni. Dai media volgari e ignobili attacchi a Camusso “apripista di Mdp”. L’offesa alla memoria di Trentin. L’idillio Scalfari-Berlusconi. Veto Ue a toccare il sistema pensionistico. Landini: è il momento di scendere in piazza

Può Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, esprimere una valutazione negativa sulle proposte avanzate dal governo a conclusione di un confronto “tecnico” e politico sul  “sistema pensioni”? Confronto molto influenzato da Bruxelles,  visto che nella letterina sulla manovra di Bilancio che arriverà a Padoan a firma dei Commissari Moscovici e Dombrovsky in cui  si parla di  un buco nel Bilancio di più di 5 miliardi, 1,7 mancano per il 2017 e 3,5 per il 2018 e si avverte di “non toccare il sistema pensionistico”, e si annuncia la necessità si una manovra bis a maggio. Ancora. Può decidere Camusso di organizzare per sabato due dicembre  cinque manifestazioni, Palermo, Cagliari, Roma, Torino, Bari proseguendo la mobilitazione che era stata unitaria per conquistare quei risultati che i lavoratori si aspettavano? Manifestazioni, gente in piazza, non uno sciopero generale come ha gridato allo scandalo un grande quotidiano il cui scriba ignora che di sabato non si fanno scioperi generali. Può Susanna Camusso chiedere al governo di rispettare il verbale d’intesa firmato alla fine di settembre dello scorso anno, dopo aver fatto trascorrere tanto tempo senza mai decidere di convocare i sindacati i quali hanno dovuto ricorrere al presidente del Consiglio per aprire il tavolo di confronto? Lo stesso Gentiloni ha avuto bisogno di un sollecito venuto da cento e più assemblee, manifestazioni, riunioni nei luoghi di lavoro tenute in cento e più città. Può rivolgersi al Parlamento perché svolga il ruolo che gli compete e dia risposte positive alle proposte messe nero su bianco dalle tre Confederazioni ora che Cisl e Uil  sembrano accontentarsi di poco più di due Commissioni che dovrebbero studiare, l’una  come calcolare la speranza di vita, l’altra come separare l’assistenza dalla previdenza e fare chiarezza sul costo delle pensioni?  No, non lo può.

Gogna mediatica, capofila Ren-Pubblica, scatenata contro la Cgil

E se lo fa, come giusto perché lo deve ai milioni di lavoratori e di pensionati iscritti alla Cgil, a tutti coloro che in questi mesi hanno partecipato a tante iniziative a sostegno  della   piattaforma unitaria  presentata da Cgil, Cisl, Uil, contro di lei e la Cgil si scatena una vera e propria gogna mediatica, un attacco volgare e ignobile  portato dalle più grandi testate giornalistiche, con La Repubblica che in questo modo ha tenuto a battesimo il rinnovamento grafico della testata, spostandosi sempre più verso l’area renziana. Si tratta di più di un milione di lettori cui vanno aggiunti quelli di quotidiani più piccoli, ma non meno velenosi. Per non parlare dell’informazione radio televisiva, non solo la Rai, servizio non più pubblico, ma anche le altre emittenti. Un pericoloso oligopolio che riguarda tutto il settore dell’informazione, scritta, teletrasmessa, via internet. I nuovi media, quelli trasmessi via internet, il “fai da te” a commento delle notizie, degli avvenimenti, l’offesa, l’attacco violento, sono tutti ingredienti che sfregiano la democrazia.

Prendiamo i titoli di Repubblica che noi abbiamo ribattezzato Ren-Pubblica e non ci siamo sbagliati nella deriva sempre più verso Renzi, con Scalfari che va più in là e in tv, il martedì di Floris, afferma che fra Berlusconi e i grillini voterebbe per il primo e si autosollazza nel raccontare di una cena insieme a Caracciolo a villa Berlusconi. Parla delle stanze piene di quadri e mobili antichi e poi  della camera da letto, con il materasso che, grazie ad un meccanismo prende la forma di un cuore. Non basta, quasi ridacchiando fa presente che la stanza aveva una porta che dava direttamente sul giardino. Non ci vuol molto a capire che si trattava della alcova, neppure tanto segreta dell’allora cavaliere.

Giannini  bacchetta la Cgil. La scelta di  rompere sulle pensioni fuori tempo e fuori luogo

Il disgusto per questa sceneggiata non è ancora niente di fronte a quello che si prova leggendo titolo e articolo di Massimo Giannini. Titolo: “La  cinghia fuori tempo e la lezione di Trentin”. Ci addolora e provoca la nostra rabbia, il nostro sdegno. Il Giannini chiama in causa Bruno Trentin  che nel suo diario, luglio 1992 racconta  di quando firmò un accordo sul costo del lavoro che non condivideva. La fece per salvare la Cgil e subito dopo si dimise. “Oggi – scrive il Giannini – non c’è bisogno  di   decisione così estreme. Ma con tutto l il rispetto la scelta di Susanna Camusso che rompe sulle pensioni è fuori tempo e fuori luogo”. Volendo si potrebbe ricordare che Camusso non ha firmato alcunché perché gli incontri non prevedevano firme ma solo l’espressione di valutazioni. Ma Giannini prende in giro i lettori e se stesso perché il suo giudizio sulle proposte del governo è ancora più pesante di quello dato da Susanna Camusso che, fra l’altro, ricorda che nel confronto con il governo non si partiva da zero ma da un verbale d’intesa firmato da Cgil, Cisl, Uil e l’esecutivo a partire dai ministri Padoan, Poletti e Madia. Di quel verbale, di quella firma Gentiloni e i tre ministri hanno fatto carne di porco, ci scusino i porci.

Chi chiama in causa Bruno Trentin dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa

Provoca in chi scrive, sdegno e rabbia  il  chiamare in causa l’operato di Bruno Trentin, capo della Cgil in una diversa situazione politica, economica, rapporti diversi fra le tre grandi Confederazioni, diverse le forze politiche. L’unica scusante può essere il fatto che forse Giannini scrive per sentito dire, ma un professionista del suo livello non può permetterselo. Chi ha vissuto, con Trentin, quel periodo della cronaca e della storia del sindacato, sa bene quale fosse lo stato d’animo di un grande dirigente della Cgil qual è stato, la sua sofferenza, il suo stato d’animo. Quella firma  valse allora più di una non firma. Ma quando Ren-pubblica nella pagina a fianco al commento del Giannini  titola una cronaca degli avvenimenti “Camusso in piazza apripista di Mdp”, richiamando un passato ormai svanito nella memoria sindacale quando la Cgil veniva accusata, ingiustamente, di essere la “cinghia di trasmissione del Pd” proviamo solo compassione per chi compie questa operazione. Che fa il paio con un altro titolo: “Pensioni, Cgil contro tutti”. Seconda riga una notizia farlocca, una fake news “Più uscite prima dei 67 anni”.  Questo “più” tradotto in numeri significa 4.500 lavoratori. Secondo il governo 20 mila. Comunque un numero irrisorio. Una presa in giro così come il problema dei costi: 300 milioni dice il  governo. Ma non porta alcuna pezza d’appoggio. 60 milioni sempre in tre anni conti alla mano.

Le risposte  ad una campagna da guerra fredda la daranno le cinque manifestazioni

Le risposte a una campagna contro la Cgil che ricorda i tempi  più bui, peggiori della guerra fredda, i dirigenti della Confederazione di Corso d’Italia le danno andando a parlare con i lavoratori, riunendo gli organismi di base, partecipando alle iniziative che in ogni città si stanno svolgendo in preparazione delle manifestazioni nelle cinque città dove confluiranno i lavoratori delle regioni vicine. Maurizio Landini, segretario confederale, è intervenuto alle assemblee sindacali di due importanti realtà produttive dell’Umbria, la Umbra Cuscinetti e le officine Ogr di Foligno insieme ai segretari della Cgil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla e di Perugia, Filippo Cavaglia, e alle categorie Fiom e Filt, metalmeccanici e trasporti. “Il sistema pensionistico – ha detto Landini – va cambiato adesso. Qualsiasi governo di qualsiasi colore deve sapere che questa è una necessità assoluta per il paese e per le nuove generazioni. Per questo la Cgil non intende fermarsi”. “Ci sono momenti – ha proseguito – nei quali bisogna assumersi la responsabilità non solo di dire che una politica non va bene, ma anche di mettersi in cammino, di scendere in piazza per esplicitare il proprio dissenso e la propria proposta alternativa”.  Ha poi proseguito:  “C’è una distanza molto grande tra gli impegni che il governo aveva preso un anno fa, cioè modificare davvero la legge Fornero, e quello che invece è oggi sul tavolo. Non c’è nulla per i giovani, non c’è nulla per le donne che in 10 anni passano da 60 a 67 anni di età pensionabile, senza riconoscimenti per chi ha figli o per il lavoro di cura. In più – ha proseguito il segretario confederale Cgil – il governo ha confermato che dal 2019 si passa a 67 anni per la pensione di vecchiaia e a 43 anni e 3 mesi per quella di anzianità e questo meccanismo che scatta ogni due-tre anni, se non si blocca, porterà in poco tempo l’età pensionabile a 70 anni e farà sparire di fatto le pensioni di anzianità. Questo per noi è inaccettabile, ecco perché vi chiediamo di scendere insieme in piazza”.

Nuove iniziative saranno decise dopo le manifestazioni

Anche Susanna Camusso che già in conferenza stampa aveva sottolineato la “significativa distanza tra le proposte fatte e gli impegni assunti dal governo con documento del 2016” parla di “un sistema previdenziale  che deve dare certezze a tutti, mentre la condizione attuale determina storture e ingiustizie”. Il no della Cgil alle proposte del governo è un no a un “sistema profondamente ingiusto per i giovani e peraltro molto costoso”. Parla poi di “assenza di proposte sufficienti da parte del governo sulla pensione dei giovani, sulle donne, sul sistema previdenziale legato all’aspettativa di vita” e  di “troppo poca attenzione ai temi del lavoro”. Poi ha risposto alle accuse che sono venute da alcuni giornali a partire da Repubblica di cui abbiamo dato notizia. “Non siamo il braccio di Mdp, ha  detto, le scelte della Cgil, al contrario non presentano una lettura politica. Ci occupiamo solo dei lavoratori – ha detto – che ci dicono ‘non ce la facciamo più’. Altre forme di protesta- ha affermato-  le valuteremo dopo la giornata di sabato”.

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