Pd. Renzi in direzione tenta la carta del bluff sulle alleanze. Ma non ci crede nessuno, neppure Orlando e Pisapia

Pd. Renzi in direzione tenta la carta del bluff sulle alleanze. Ma non ci crede nessuno, neppure Orlando e Pisapia

Nessuna abiura su quanto fatto dal Partito democratico in questi anni, porte aperte alla coalizione di centro sinistra, ma senza veti. E via libera allo Ius Soli e al testamento biologico entro questa legislatura. Matteo Renzi affida alla relazione in direzione nazionale la risposta a settimane di tattica sulle alleanze, da una parte e dall’altra. A sinistra del Pd si chiede “discontinuità” rispetto alle politiche seguite fin qui e il segretario dem cerca di dare una risposta. Apre alla possibilità di far diventare leggi lo Ius Soli e il Testamento Biologico prima della fine della legislatura, come chiesto da Pisapia, Bersani e anche dai Radicali Italiani che sono stati questa mattina al Nazareno. L’impegno del Pd c’è, conferma Matteo Renzi. Poi, il segretario traccia il perimetro della coalizione in vista del passaggio elettorale: dai “centristi e moderati” di Scelta Civica e Calenda, “a Campo Progressista, passando per la componente socialista, fino ad arrivare ai radicali”. E anche gli ex Pd saranno bene accetti, sempre che vogliano esserci. “Senza veti”, è la condizione. Renzi si dice convinto che il Pd, grazie alla coalizione che saprà mettere in piedi, “sarà il primo gruppo in Parlamento nella prossima legislatura”. Che si tratti di un bluff è chiaro subito, almeno stando ai resoconti di alcuni interventi in direzione, tra i quali quello del ministro Orlando, che non ha votato a favore della relazione del segretario Pd, e quello di Gianni Cuperlo, che pur avendola votata, ha mostrato di non gradire la parte del discorso renziano sulle abiure e sulle identità.

Il ministro Orlando vede il bluff di Renzi, che rivendica quanto fatto dal suo governo e non “abiura”. Anzi rilancia

Ecco Andrea Orlando, frena e vede il bluff di Renzi: “non conviene porci questo obiettivo” perché, in virtù della legge attuale, con una coalizione più stretta possiamo anche prendere un voto in più, ma non vincere. Meglio, dice il ministro della Giustizia, puntare a una “coalizione a vocazione maggioritaria”, in cui magari il Pd non sarà primo partito in Parlamento, ma che possa vincere. E governare senza “l’incubo di una coalizione” post elettorale “con Berlusconi”, sottolinea Orlando. Difficile essere più chiari. Si diceva delle condizioni per dare vita alla coalizione chiesta anche ieri da Pisapia, dalla minoranza dem e da parti della maggioranza. Una di queste è la rivendicazione di quanto è stato fatto in questi anni. Renzi non ci sta a gettare nel cestino il Jobs Act, “che ha creato 986mila posti di lavoro” (altra enorme bugia), o il provvedimento sugli 80 euro, “grazie al quale tante famiglie oggi sono in condizioni migliori”. Ma apre alla richiesta di lavorare per ridurre il lavoro precario e vedere crescere quello a tempo indeterminato (magari attraverso una riedizione corretta da Confindustria del Jobs act). Richiesta arrivata anche da Mdp che, però, l’ha formalizzata con una serie di emendamenti alla legge di Bilancio. Alla fine della giornata, il segretario porta a casa comunque l’ok della direzione alla sua relazione, sebbene con l’astensione dei 14 membri della minoranza orlandiana. Ma il bluff era stato scoperto. A tal punto che la reazione dei leader a sinistra del Pd è stata praticamente unanime: “Renzi è un disco rotto”, come ha detto Roberto Speranza.

Decisamente negativi i commenti a sinistra del Pd, da Bersani a Gotor, fino a Civati e Fratoianni. E a sorpresa da Campo progressista di Pisapia

Infatti, sono stati decisamente negativi i commenti dei leader a sinistra del Pd, da Pierluigi Bersani (Mdp) a Civati, passando per Gotor e Fratoianni. L’ex segretario Pd ha così commentato: “Proprio non riesco a sentire – ha aggiunto – che il jobs act è stato un successo, ma non perché lo pensa Bersani, non lo pensano milioni di italiani. Tutti i giovani pensano che non sia stato un successo. Non so come dirlo”. Sulla stessa linea il leader di Possibile: “Con molti amici di Possibile siamo usciti dal Pd sul Jobs Act, sulla Costituzione, sulla legge elettorale, sulla cultura di governo e la gestione del Parlamento e su queste stesse cose, a cui nessuno intende rinunciare. Dovremmo rientrare in quella che non è più nemmeno una maggioranza?”.

“Renzi rilancia sulla coalizione ma rivendica le politiche che la rendono impossibile. Insomma siamo alle solite”, scrive Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana in una nota. “Da un lato – prosegue il leader di SI – il disco rotto del voto utile dall’altro la riproposizione di scelte che hanno favorito la crescita delle destre”. “Noi – conclude Fratoianni – continuiamo e continueremo a lavorare con decisione alla costruzione di un altro polo, alternativo e coraggioso”. Altrettanto duro il giudizio di Miguel Gotor, senatore di Mdp, molto vicino a Bersani: “Il discorso di Matteo Renzi andava bene dopo 37% in Emilia-Romagna, dopo il voto in comune per eleggere il presidente Mattarella, prima della fiducia sull’Italicum, durante le discussioni su Jobs act o Buona scuola, persino dopo la sconfitta del 4 dicembre e prima della fiducia sul Rosatellum. Ora invece siamo al #situazionismo fuori tempo e politica. Il problema che sembra avere qualche difficoltà a comprendere non sono i rapporti con Mdp ma quelli con gli elettori di centrosinistra stanchi di lui e delle politiche di questi anni”. E Campo progressista? Pisapia e i suoi si aspettavano evidentemente di più dal discorso di Renzi, piuttosto che finte aperture, e sono rimasti delusi. “C’è un’apertura alla coalizione, ma era il minimo sindacale”, da Campo progressista si commenta così l’intervento di Matteo Renzi oggi in Direzione. C’è “freddezza” dall’area di Giuliano Pisapia perchè, si spiega, “non c’è nessun fatto politico sulla discontinuità che abbiamo sempre chiesto”. E, “paletto insuperabile, dentro la coalizione non ci può stare né il vecchio né il nuovo centrodestra”.

Insomma, la “coalizione larga” ipotizzata da Matteo Renzi sembra molto lontana.

Share