Papa Francesco in Myanmar e in Bangladesh, è il primo pontefice nella storia. L’epurazione dei Rohingya al centro della diplomazia vaticana

Papa Francesco in Myanmar e in Bangladesh, è il primo pontefice nella storia. L’epurazione dei Rohingya al centro della diplomazia vaticana

Papa Francesco è arrivato alla residenza dell’arcivescovo a Yangon, in Myanmar, 21esimo viaggio internazionale di Bergoglio, accolto da una folla di fedeli in festa. Dopo la visita ufficiale nel paese a maggioranza buddista, attualmente al centro delle cronache internazionali per le accuse di epurazione della minoranza musulmana dei Rohingya, il pontefice visiterà anche il Bangladesh.

Il primo viaggio apostolico di un pontefice cattolico in Birmania e Bangladesh e un argomento ‘scomodo’: i Rohingya. Il Papa è arrivato questa mattina in Birmania e rimarrà fino al 2 dicembre recandosi anche in Bangladesh. Il Pontefice, anticipando l’incontro, ha visto oggi nella sede dell’arcivescovado di Rangoon il capo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing, che ha parlato di “responsabilità delle autorità in questo momento di transizione del paese”. L’incontro è durato 15 minuti, dopo c’è stato uno scambio di doni. Il papa ha regalato al generale la medaglia commemorativa del viaggio, mentre l’esercito gli ha dato una ciotola di riso e l’ornamento per un’arpa tradizionale birmano. Papa Francesco domani si sposterà nella capitale Naypyidaw per incontrare il presidente, Htin Kya, e il capo del governo birmano, Aung San Suu Kyi, che la comunità internazionale accusa di ignorare la brutale repressione di rohinyas. Min Aung Hlaing è considerato responsabile dell’esodo dei Rohinyas.

La campagna militare, iniziata alla fine di agosto e che l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha descritto come un “manuale di pulizia etnica”, ha causato la fuga di oltre 620.000 Rohingya da Rakhine al vicino Bangladesh. Il Vaticano ha definito l’incontro “una visita di cortesia”. Intanto, i leader della comunità islamica, che inconteranno Bergoglio martedì, chiederanno a Papa Francesco di intercedere a nome della minoranza Rohingya perseguitata. “Le autorità ritengono il papa un amico”, ha detto Al-Haj U Aye Lwin, coordinatore del Centro Islamico birmano.

Papa Francesco durante la sua visita apostolica in Myanmar userà un pastorale di legno realizzato artigianalmente e donatogli dai rifugiati cattolici della minoranza etnica Kachin, che ora si trovano nel campo profughi della città di Winemaw, nello stato Kachin, con popolazione a maggioranza cristiana, nella parte settentrionale del Myanmar. Lo rivela all’agenzia vaticana Fides Joseph Myat Soe, laico cattolico attivo dalla regione di Kachin, spiegando che i fedeli Kachin si trovano ora nel campo profughi di Winemaw a causa della guerra civile tra l’esercito birmano e i gruppi armati Kachin, in uno dei diversi conflitti a sfondo etnico che si registrano nel paese, composto, a livello sociale, dalla maggioranza bamar (birmani) e da 135 minoranze etnico linguistiche. Come informa Myat Soe, i profughi Kachin offrono questo pastorale di legno al pontefice “come auspicio per riportare la pace nello stato Kachin, dato che non sarà possibile per loro partecipare alla Messa a Yangon, a causa dello stato di indigenza in cui versano”. Il vescovo ausiliare di Yangon, Mons. John Saw Han, conferma a Fides che “nonostante la guerra civile in corso, e nonostante i problemi economici, circa cinquemila cattolici Kachin saranno a Yangon per incontrare e pregare con il Santo Padre per la pace nella loro regione”. I giovani Kachin, in particolare faranno di tutto perche’ “considerano questa un’opportunita’ irripetibile per vedere il Papa e pregare con lui”, nota il presule.

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