Padoan, l’arrogante sfida i sindacati. Sull’età pensionabile non mi sposto di un metro. L’attuale sistema non si tocca. La manovra di Bilancio come dalle richieste della Ue. Camusso (Cgil) e Barbagallo (Uil) se non si cambia sarà mobilitazione

Padoan, l’arrogante sfida i sindacati. Sull’età pensionabile non mi sposto di un metro. L’attuale sistema non si tocca. La manovra di Bilancio come dalle richieste della Ue. Camusso (Cgil) e Barbagallo (Uil) se non si cambia sarà mobilitazione

In questi giorni, audizioni delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in seduta congiunta, parlano ministri come Padoan, il gestore della manovra, dirigenti di Bankitalia, membri della Corte dei Conti, Inps con il suo presidente, un coro univoco: il sistema pensionistico non si tocca, è il fondamento della manovra. La regola afferma ancora Padoan quella dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita “deve rimanere, il meccanismo può essere migliorato in modo marginale”. Per chi non avesse capito ha insistito, dicendo che un tal fatto “potrebbe andare a detrimento dell’intero sistema italiano”. Ancora: “Abbiamo migliorato la nostra reputazione in Europa, potremmo disporre di maggiori risorse da parte della Ue”. Ancora. Dice Padoan che la manovra “è basata su misure strutturali, questo è quanto richiesto dalla Commissione”. Ecco la realtà: il ministro  nella  letterina inviata alla Commissione Ue che chiedeva chiarimenti sulla manovra, facendo presente che non rispondeva agli impegni presi in relazione al debito, che il disavanzo era di circa 1 miliardo e settecento milioni, ha  assicurato i Commissari  che i conti sarebbe stati messi in ordine. Ed ecco il no alle richieste dei sindacati.

Il ministro attacca anche i Comuni che avevano denunciato tagli indiretti ai bilanci

Già che c’era Padoan ha anche  attaccato gli enti locali i quali attraverso il presidente dell’Anci avevano denunciato il rischio concreto di “tagli indiretti” ai bilanci dei Comuni. Il ministro dell’Economia ha risposto, sprezzante: “Non ci sono tagli nella manovra”. Non è vero. Giustamente il presidente dell’Anci, il sindaco di Bari, ha parlata di “tagli indiretti” che derivano dal fatto, per esempio, che il costo del rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, quelli degli enti locali, è a carico dei bilanci comunali, qualcosa come un miliardo.

La realtà è che, ancora una volta, il problema pensioni viene scaricato interamente sui lavoratori, i pensionandi e i pensionati. Questo è il fondamento della manovra. Sempre Padoan dopo il no al blocco dell’adeguamento automatico dell’età delle pensioni ne pronuncia un altro che riguarda i ceti più poveri, ma non solo, il superticket, analisi, visite in regime privatistico, milioni di persone che non sono in grado di sostenere le spese.

Bankitalia e Corte dei Conti. Niente ritocchi sull’età pensionabile 

Se non bastasse, per delineare il carattere della manovra, tutta in debito, il vicedirettore di Bankitalia Luigi Federico Signorini afferma che il debito “pesa sull’economia in maniera notevole e  si riducono i margini” per interventi di politica economica: dunque, nel caso specifico, per ritocchi sull’età pensionabile. Il presidente delle Corte dei Conti, Arturo Martucci aggiunge del suo, sottolineando che “è fondamentale tutelare gli equilibri di fondo della finanza pubblica” e limitare la platea dei destinatari dei possibili interventi sull’età pensionabile solo “alle situazioni di effettivo disagio”. Siccome i nodi vengono sempre al pettine i disastri della politica economica praticata nei “mille giorni” di Renzi Matteo e ora di Gentiloni, Padoan sempre più arcigno, oggi si fanno sentire. L’indirizzo generale della manovra mostra la corda. Solo con i bonus si cerca di coprire le magagne.

Cgil: il governo non  rispetta il verbale d’intesa sottoscritto un anno fa

Dice Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che dagli incontri tecnici tra governo e sindacati sulle pensioni “continuiamo ad essere ben lontani dal dare risposte alla ‘fase 2’, su cui un anno fa è stato sottoscritto” un verbale di intesa. “Dopo l’incontro con Gentiloni lunedì saremo in grado di valutare se quanto sostengono i tecnici è un’assenza di mandato o è davvero l’ipotesi del Governo. Certo, se non avremo risposte decideremo quali forme di mobilitazione mettere in campo.  Il sindacato ha già fatto la sua proposta: il meccanismo dell’aspettativa di vita è ingiusto e bisogna cambiarlo. Non si può semplicemente agire per deroghe, in riferimento ai lavori gravosi. La prima risposta del governo che continua a mancare è sul meccanismo. Poi- prosegue Camusso – ci sono temi di prospettiva come le pensioni dei giovani e delle donne. Quanto ai lavori gravosi per i quali il governo non prevede di alzare l’età pensionabile dal 2019, si tratta di un meccanismo copiato dall’Ape sociale. Non è quello che abbiamo proposto. Questo è un modo per distrarre l’attenzione, promettendo una cosa che abbiamo già verificato con l’Ape sociale che non funziona. C’è inoltre un tema sul meccanismo dell’aspettativa di vita che non riguarda solo la vecchiaia, ma anche le Pensioni di anzianità”. Sull’idea di una commissione scientifica che possa determinare l’aspettativa di vita per ciascuna delle categorie di lavoratori che svolgono attività faticose, Camusso ha spiegato che “è un tema che abbiamo posto da tempo. Boeri si è svegliato buon ultimo. Se il presidente dell’Inps invece di dedicarsi a boicottare gli strumenti dell’Istituto si fosse dedicato a farli funzionare sulla ricerca sugli usuranti saremmo più avanti”.

Uil. Occorrono risposte. Il governo non ci costringa a scendere in piazza

Anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, intervenendo al Consiglio nazionale della Uil pensionati ha fatto riferimento alla mobilitazione. Rivolto al governo ha detto: “Non ci costringa  a questo passo”. “Abbiamo sempre detto che il meccanismo automatico legato all’aspettativa di vita riferito alla generalità della popolazione e poi applicato indifferentemente a tutti i lavori, che non sono tra loro uguali, crea problemi. Per verificare, settore per settore, quali sono i lavori gravosi – ha affermato – abbiamo un anno di tempo, prima del 2019, per arrivare a una conclusione su questo punto. Ora, bisogna dare risposte in merito all’adeguamento delle pensioni in essere, alle garanzie per le future pensioni dei giovani che svolgono lavori discontinui, alle diseguaglianze che gravano sulle donne dedite anche ai lavori di cura. In Germania – ha precisato il leader della Uil – andranno in pensione a 67 anni nel 2030, mentre noi siamo costretti a fare i conti con questa inaccettabile, insostenibile e ingiusta sovrapposizione tra la legge Fornero e il meccanismo dell’aspettativa di vita. Oggi – ha concluso – al Paese non servirebbe un sindacato che scende in piazza, non vogliamo creare problemi alla già lenta ripresa economica: se ne rendano conto e non ci costringano a questo passo”.

Ghiselli (Cgil). Dal tavolo tecnico risposte del governo del tutto insoddisfacenti

In una situazione come   quella che abbiamo delineato il lavoro del “tavolo tecnico” diventa un esercizio che non porta da nessuna parte. La proposta avanzata dal governo si muove dentro uno schema prefissato. C’è solo la disponibilità ad  allargare le categorie impegnate in lavori gravosi già previste dall’Ape sociale. Sarebbero circa 15-20 mila persone , il 10 per cento dei pensionamenti stimati per il 2019. “Quella del governo è una proposta largamente insoddisfacente, con aperture irrilevanti” dice il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli che segue il tavolo tecnico. “Se le condizioni restano queste, non ci sarà possibile neppure rilanciare. Consegneremo queste ipotesi al tavolo politico, ma le distanze sono tali che non consentono di fare nulla. Ci auguriamo che cambino radicalmente”. Giovedì ancora una seduta del tavolo tecnico poi lunedì si torna al tavolo con Gentiloni e i  ministri direttamente interessati. L’unica proposta venuta fino ad oggi dai “tecnici” del governo riguarda la formazione di una commissione scientifica ad hoc (formata dai ministeri della Salute, del Lavoro e dell’Economia, da istituti come l’Inps e l’Inail, forse presenti anche i sindacati) per calcolare in maniera puntuale la differente speranza di vita in base al lavoro che si svolge. La commissione potrebbe operare fino a giugno-settembre. Ma resta come un macigno il veto di Padoan e di Gentiloni sull’età pensionabile. Le commissioni non si rifiutano a nessuno ma non possono essere una copertura per lasciare tutto immutato.

Pisauro (Upb). L’estensione della  rottamazione simile a un condono fiscale

Anzi peggio, tanto che il presidente dell’Ufficio parlamentare del Bilancio (Upb), Giuseppe Pisauro, parla di una manovra  che presenta “rilevanti fattori d’incertezza” e mette in evidenza “un forte rischio di deviazione significativa per quanto riguarda sia il sentiero di aggiustamento del saldo strutturale (in termini annuali e biennali), sia il rispetto della regola sulla spesa, a causa del maggior tasso di crescita della spesa totale indicato dal Dpb rispetto al Def (1,6 contro l’1,2 per cento)”. Pisauro inoltre definisce  l’estensione della rottamazione prevista dal collegato alla manovra “un condono”. “Con  l’estinzione di sanzioni e interessi di mora, in questo modo – afferma – premiando i contribuenti meno meritevoli e indebolendo il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti”.

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