Ostia, i clan cercano la quadra a colpi di revolver ed intimidazioni. Troppi i soldi investiti e le mafie non vogliono perdere un centesimo

Ostia, i clan cercano la quadra a colpi di revolver ed intimidazioni. Troppi i soldi investiti e le mafie non vogliono perdere un centesimo
Spari nella tarda serata di sabato in via Forni a Ostia. Sono stati esplosi cinque colpi di pistola contro la porta blindata di casa di un componente della famiglia Spada. Poco dopo è stata presa a calci e pugni anche la porta di casa del fratello. L’episodio avviene a pochi giorni dall’agguato in una pizzeria nel quale sono stati gambizzati due uomini, uno dei quali legato sia ai Fasciani che agli Spada. I colpi di pistola sono stati esplosi contro la porta di casa di Silvano Spada, 33enne con diversi precedenti. Poco dopo è stata presa a calci e pugni anche la porta dell’abitazione del fratello, Giuliano. Oltre che il locale Commissariato ed il Gruppo dei Carabinieri, indagherà anche la Direzione distrettuale antimafia di Roma. A piazzale Clodio è stato già aperto un fascicolo processuale sulla base delle risultanze indicate dalla polizia e dai carabinieri.
 
Le sparatorie e gli atti intimidatori fanno pensare ad un riposizionamento geografico dei clan
 
Le sparatorie e gli atti intimidatori, farebbero pensare ad un riposizionamento dei clan che governano le attività illegali nel municipio costiero di Roma e che, dopo le recenti elezioni amministrative, non avrebbero più punti di riferimento ‘istituzionali’ dopo il crack giudiziario ed agli arresti di ‘Mafia Capitale’.
 
Minniti avverte: “Non possiamo consentire che il litorale della capitale possa essere condizionato dalle mafie”
 
Ma chi vuole bruciare il terreno ai clan è il ministro degli Interni Minniti che interviene dopo gli ultimi gravissimi fatti: “Non possiamo consentire che il litorale della capitale del nostro Paese possa essere condizionato dalle mafie. Per quanto ci riguarda – ha aggiunto – il tema della liberazione di Ostia dalla mafia sarà irrinunciabile, lì ci giochiamo un pezzo della sovranità del nostro Paese. È nelle sfide più difficili che si vede la forza dello Stato. Noi saremo duri e intransigenti. Perché quello che sta avvenendo a Ostia non è tollerabile in una democrazia”.
 
La sindaca Raggi: “Necessaria la presenza di tutte le forze dell’ordine e se serve anche dell’esercito”
 
Poi la posizione della sindaca Raggi, che non esclude di chiedere, dopo il potenziamento degli avamposti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, l’arrivo dell’Esercito: “Ho già scritto al Prefetto e sentito i ministri Marco Minniti e Roberta Pinotti. Sarà convocato a breve un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per valutare la possibilità di rafforzare i presidi su Ostia. Io credo – ha affermato durante ‘L’intervista di Maria Latella’ su SkyTg24 – che sia necessario che tutte le forze dell’ordine e se serve anche l’esercito siano presenti a presidiare un Municipio di Roma che è grande come una media città e dove sembra che le guerre tra clan stiano ricominciando. Dal giorno del nostro insediamento sono andati bruciati diversi cassonetti. Più le sparatorie. Il clima non è semplice. Credo che una collaborazione da parte di tutti sia doverosa”.
 
Chi ha già disegnato nel 2014 gli scenari di questa porzione marina di Roma è Lirio Abbate per L’Espresso
 
Chi nel recente passato ha fissato lo stato dell’arte dei clan in questa riva lunga e densamente abitata del litorale tirrenico è Lirio Abbate, giornalista di punta de L’Espresso, che così nel giugno del 2014 descrive i posizionamenti dei clan ad Ostia e nel vicino entroterra. Sembra che poco o nulla sia cambiato rispetto ad oggi: “Il cuore del romanzo criminale (disegnato da Sebastiano Cassia, primo pentito della nuova mafia romana ndr) è Ostia, una città nella città, dove vivono centomila persone. Un territorio controllato da due organizzazioni. La più importante è quella di Carmine Fasciani, che guidava il suo clan anche dalla clinica dove scontava gli arresti, alleato con il napoletano Michele Senese. I loro complici-rivali erano i siciliani Triassi, messi da parte negli scorsi anni dalla brutale ascesa degli Spada. Il racconto del pentito parte dall’industria delle estorsioni, che sono diventate il sistema per lo sviluppo imprenditoriale dei nuovi boss. I Fasciani subentrano nelle attività economiche di Ostia costringendo i titolari a cedere le aziende, chi si rifiuta viene pestato a sangue. Più che riscuotere il pizzo cercano di mettere sotto botta le vittime, per poi prendersi le loro attività: non gli interessa incassare 500 euro al mese, a loro interessa l’attività commerciale. Perché i Fasciani con tutti i soldi che hanno potrebbero pure fare a meno di chiedere il pizzo, ma lo fanno ad Ostia per ricordare a tutti il loro titolo mafioso. Le estorsioni sono il cappio per impossessarsi del quartiere. Non è soltanto una questione di interesse economico, ma anche acquisizione del potere: così impongono la loro supremazia sul territorio. A Ostia bastava solo pronunciare il nome dei Fasciani che incuteva paura e così tutti pagavano. Ogni mese una tassa compresa tra 500 e duemila euro, in base al giro d’affari del commerciante. Chi non lo faceva veniva picchiato, massacrato di botte: il dolore fisico che si può far provare ad una persona è superiore alla paura di quando gli bruci il negozio o la macchina. E avendo pestato qualche negoziante, gli altri lo venivano a sapere e si adeguavano subito a pagare senza fare storie. E poi era necessario mantenere il rispetto da parte della comunità e quando dico rispetto mi riferisco a quello che si doveva nei confronti di Carmine Fasciani. A pochi chilometri dal Campidoglio e da Palazzo Chigi, il pentito descrive un sistema identico a quello dei più antichi domini mafiosi, dove il potere è silenzioso, cementato dal rispetto. Attentati e pestaggi sono un’eccezione, perché basta pronunciare il nome Fasciani per ottenere sottomissione e obbedienza. Carmine Fasciani ha un modo di fare tutto suo, con il suo finto buonismo che lo fa sembrare una persona affabile, uno che può darti una mano di aiuto, perché effettivamente lo può anche fare, ti dice ‘non ti preoccupare, adesso aggiustiamo le cose’ ma poi chiama i suoi uomini e ordina: ‘Se questo non paga il mese prossimo fate quello che dovete fare, l’importante è che paghi’”.

I proventi del racket sono secondari. Droga, usura e imprese gestite direttamente garantiscono ricchezze ai clan

I proventi del racket ormai sono secondari. Droga, usura e imprese gestite in proprio garantiscono ricchezza a tutto il clan, inclusi i detenuti. «Gli stipendi variano e dipendono dalla caratura del personaggio: vanno da 1500 a cinquemila euro. Ha diritto allo stipendio chi commette determinati reati come violenza sulle vittime di estorsioni, i corrieri della droga, chi compie danneggiamenti e chi intimidisce, spara e uccide. Se fai tutto questo è normale ricevere mensilmente uno stipendio. A ognuno degli affiliati che ha problemi con la giustizia viene anche pagato l’avvocato». L’importo dipende dal rango malavitoso: «Si parte dall’anzianità, e dal rispetto di ognuno. E aumenta anche in base al costo della vita. Sono questi i fattori per i quali si ricevono più soldi. Solo chi si è mostrato capace di commettere azioni violente ne ha diritto».

Il motore per garantirsi liquidità resta la droga, e, probabilmente è proprio su questo asset che si consuma lo scontro  tra i clan
 
Il motore di tutto resta la droga ed è probabilmente su questo asset che si sta consumando lo scontro ed il riposizionamento territoriale dei clan, ma ecco cosa raccontava il pentito Sebastiano Cassia tre anni fa: “Per quanto riguarda la cocaina e l’usura a Ostia se ne occupano i Fasciani, mentre Senese distribuisce la cocaina a Roma. Solo loro possono farlo, dopo che da questo traffico sono stati esclusi i Triassi. Il grande monopolio ce l’ha il clan Fasciani che ha i contatti giusti e pure le persone, ragazzi di Ostia che abitano in Argentina e in altri posti del mondo e lavorano tutti per Carmine Fasciani. Così dalla Colombia o dalla Spagna fanno arrivare centinaia di chili di cocaina che viene riversata sulla capitale. In questo territorio nemmeno i calabresi possono entrare, possono solo chiederla a Carmine Fasciani ma non possono portarla a Roma. Il litorale è dei Fasciani e il Quadraro e altre zone della capitale di Senese”. Una polverizzazione criminale legata alle peggiori organizzazioni criminali mondiali. Non si tratta di mediocre malavita locale, ma dei tentacoli delle mafie che da Roma si sono allungati verso e dentro il grande litorale romano, che lo ricordiamo, non è solo Roma ma parte da Anzio, Nettuno, Ardea ed arriva su, su, verso nord fino a Civitavecchia. Centinaia, migliaia di attività commerciali e d’impresa che rischiano di finire, complice l’inarrestabile crisi economica, nel mirino di clan con le casse gonfie di denaro da riciclare.
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