Manovra di Bilancio. Il governo non esce bene dalle audizioni dei sindacati alle Commissioni di Senato e Camera. Camusso: “Non è la legge che serve al Paese. Sulle pensioni vuoto pneumatico”. Il tavolo tecnico: niente di fatto. Padoan prende tempo

Manovra di Bilancio. Il governo non esce bene dalle audizioni dei sindacati alle Commissioni  di Senato e Camera. Camusso: “Non è la legge che serve al Paese. Sulle pensioni vuoto pneumatico”. Il tavolo tecnico: niente di fatto. Padoan prende tempo

Audizione di Cgil, Cisl, Uil in Commissione Bilancio del Senato e della Camera. Oggetto della discussione la manovra che va all’esame dell’Aula. Forse il governo avrebbe dovuto consultare i sindacati prima di mettere a fuoco una  legge di Bilancio che è una accozzaglia di bonus e di misure che trovano un largo consenso da parte di Confindustria, unica nota dolente, dice l’organizzazione degli imprenditori, le tasse per le imprese. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, non le manda a dire, esprime una valutazione negativa sul complesso della legge e in particolare  sulla  previdenza parla di “vuoto pneumatico nonostante gli impegni sottoscritti un anno fa rispetto alla fase 2”. Il riferimento è al verbale di  intesa firmato da governo e sindacati più di un anno fa in cui si affrontavano,  insieme alle pensioni, i problemi del lavoro, ai giovani in particolare, della sanità, della povertà, dei contratti.

A Palazzo Chigi nel frattempo tavolo tecnico sindacati-governo a partire dalla richiesta di Cgil, Cisl, Uil di rinvio dell’aumento a 67 anni dell’età pensionabile. Niente di fatto. Ed è prevedibile che quando da “tecnico” il tavolo tornerà “politico”,  il giorno 13 novembre come deciso nell’incontro di lunedì, presente il presidente Gentiloni, di passi avanti se ne saranno fatti pochi. Il ministro Padoan è fra i più ostinati, ha una sola preoccupazione: non si deve spostare neppure una virgola della manovra di Bilancio. I Commissari Ue hanno detto chiaramente che quel che è fatto è fatto, niente ritocchi, altrimenti arriveranno sanzioni. Non a caso il ministro dell’Economia non solo continua a parlare di un “sentiero stretto” ma prende tempo. Ora dice che prima di fornire ai sindacati le informazioni richieste  nel merito della manovra di Bilancio, in particolare sul rinvio dell’adeguamento automatico dell’età della pensione alla speranza di vita, occorre vedere cosa succede con gli emendamenti che sono stati presentati. Risponde Camusso, segretario generale della Cgil, dopo la audizione  sulla  manovra davanti alla commissioni Bilancio del Senato: “Potremmo passare il pomeriggio a studiare gli emendamenti sul rinvio, che sono più interessanti delle non-risposte del Governo”.

Dalla Cgil un atto di accusa alla politica economica e sociale dell’esecutivo

Una giornata, insomma, dalla quale il governo non esce bene. Anzi, se mettiamo insieme le critiche alla manovra messa in cantiere dall’esecutivo che vengono, con più o meno intensità, dai sindacati, al risultato catastrofico per Partito democratico  e per la compagine di Alfano, si può parlare di giornata nera.

Andiamo per ordine. L’audizione di Susanna Camusso è stata un atto di accusa nei confronti della politica economica e sociale del governo Gentiloni, in piena continuità con i mille giorni di Renzi Matteo. Se Cisl e Uil cercano di addolcire la pillola, sperando, forse, di  riuscire a strappare, perlomeno, qualche risposta positiva sulle pensioni, Camusso interviene a tutto campo. “Pensiamo si debba intervenire prima che scatti l’aumento dell’età pensionabile con un provvedimento di legge che lo eviti. È necessario poi avere uno sguardo verso il futuro affrontando il tema di una pensione di garanzia dei giovani e del lavoro di cura su cui ci sono antiche promesse non mantenute”. Ancora: “Nella legge di bilancio c’è un’assenza che ci preoccupa molto che si chiama politica sanitaria e Fondo sanitario nazionale. Le risorse del fondo sanitario continuano a diminuire” e “ci sarebbe necessità che queste risorse ci fossero”. “Un Paese che giustamente ha costruito uno strumento di contrasto alla povertà, il Rei (reddito di inclusione), che viene finanziato ulteriormente con questa legge di bilancio” e poi “trascura le 11 milioni di persone che non accedono al servizio sanitario mi pare faccia un’operazione molto iniqua”. Per quanto riguarda gli incentivi per le assunzioni “visto che sono collegate esclusivamente ai giovani – afferma Camusso – rappresentano un’operazione delicata e distorsiva che svalorizza lo strumento dell’apprendistato”. “Questa – prosegue – non è la legge di bilancio che serve al paese” e  parla di “continuità con le manovre precedenti”.

Il sentiero stretto scelto dall’esecutivo ancora nel solco dell’austerità

Nella relazione consegnata dal segretario generale Cgil alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato si legge: “Il sentiero stretto scelto dal governo è sempre nel solco dell’austerità con nuovi tagli strutturali alla spesa, privatizzazioni e condono delle cartelle esattoriali e della svalutazione competitiva”. Ancora: “Ci sono risorse insufficienti sul capitolo investimenti leva fondamentale per creare crescita, sviluppo e buona occupazione, non ci sono misure sul versante fiscale significative a partire da una riduzione dell’imposizione tributaria sul lavoro e la lotta all’evasione continua a essere marginale”. Inoltre “si prevedono una pletora di bonus e micro interventi che non rappresentano lo shock necessario per far ripartire il paese soprattutto al Mezzogiorno. Ad eccezione del rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici  per i quali le risorse sono insufficienti. Anzi, condoni e rottamazione delle cartelle sono incentivi alle evasioni. Infine non si danno ancora risposte sui temi posti dalle organizzazioni sindacali sulla previdenza”. E sugli ammortizzatori sociali “le misure sono parziali”. Ancora: “la politica industriale per lo sviluppo sostenibile è ancora affidata troppo agli incentivi e al mercato”.

Aspettative di vita: meccanismo da ridiscutere, rivedendo le storture attuali

Passiamo all’altro “tavolo”, quello del confronto tecnico. I segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil  attendevano in particolare  che l’esecutivo rendesse noti dati precisi. “L’età pensionabile va differenziata: bisogna guardare tutte le mansioni e compiere un lavoro di analisi scientifico – ha affermato il segretario confederale della Uil Domenico Proietti – vediamo se ci portano dati Inps e Inail. Noi ci mettiamo il massimo di impegno e possiamo proseguire anche a oltranza”. Quasi una sfida da parte di Roberto Ghiselli (Cgil): “Vedremo se ci sorprenderanno presentandoci una documentazione – altrimenti  è meglio prendere tempo per assumere i dati. Se non saremo in condizione di avere le informazioni per fare una discussione di merito, è consigliabile prendere tempo, anche oltre il 31 dicembre mettendo in campo  l’ipotesi di uno slittamento del decreto direttoriale che entro la fine dell’anno porta di fatto l’età pensionabile a 67 anni nel 2019. Nel frattempo dovrebbe operare una commissione, con Istat e Inail per fotografare le aspettative di vita delle varie mansioni. Quindi andrebbe ridiscusso completamente il meccanismo, rivedendo le storture attuali”. I sindacati insistono poi nel chiedere che il confronto prosegua sulle prospettive previdenziali per i giovani, sul riconoscimento del lavoro di cura delle donne e sul rilancio della previdenza complementare. Secondo Proietti i vincoli posti dal ministro dell’Economia Padoan non ci sono, dal momento che esistono risorse a cui attingere: i risparmi per usuranti ed esodati e Opzione donna (più di 2 miliardi) e al fondo lavori di cura (3,5 miliardi). “Se si vogliono trovare – ha concluso – i soldi si trovano”.

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