La Repubblica campionato delle fake news: trattative Pd-Md. Bersani: “Cado dalle nubi”. Smentita ignorata. Pressioni sulla presidente della Camera. Scalfari: populista chi ha votato no al referendum costituzionale

La Repubblica campionato delle fake news: trattative Pd-Md. Bersani: “Cado dalle nubi”. Smentita ignorata. Pressioni sulla presidente della Camera. Scalfari: populista chi ha votato no al referendum costituzionale

Non c’è dubbio alcuno che se esistesse un campionato delle fake news, le false notizie che compaiono nei mezzi di informazione, La Repubblica vincerebbe a mani basse. Ormai il quotidiano di Largo Fochetti, direttore  Mario Calabresi, di recente “rafforzato” dall’arrivo di Tommaso Cerno, già direttore dell’Espresso, nominato condirettore, supera ogni limite di decenza. Proprio il giorno in cui Giuliano Pisapia dovrebbe dire, dopo tanti stop and go, tentennamenti, sì ma, da che parte sta con il suo Campo progressista, Repubblica apre con un grande titolo: “Pd-Bersani, l’ultima  trattativa. Così Renzi apre alla sinistra”. Sommario: “Allo studio accordo tecnico con Mdp”. Ti cadono le braccia, richiamando frasi celebri ti verrebbe da dire “anche tu Bersani”. Leggo l’inizio dell’articolo di uno dei principali protagonisti del giornalismo  “repubblichino”, senza alcun riferimento al passato, un principe dei retroscena. “I contatti sono in corso, anche se in pubblico nessuno cede di un millimetro.

Verso un accordo sui collegi uninominali? Non c’è riscontro alcuno

Si lavora a un accordo unitario per i 341 collegi uninominali. Lo stesso candidato per Renzi, Grasso, Pisapia, Fratoianni, Civati. Accordo tecnico, senza voli pindarici. Sulla base di una cornice di programma. Non il quadro  perché quello è impossibile. Come dice Arturo Parisi: ‘Bisogna rendere manifeste le cose che uniscono’. Parisi rimane l’unico vero consigliere e confidente di Romano Prodi”. Lascia intendere il cronista di Repubblica che  “i contatti in corso” hanno la benedizione di Prodi. Insomma sono cosa seria. Quando Bersani  legge il titolo di Repubblica tira fuori una battuta delle sue, richiama addirittura Checco Zalone e scrive: “Citando il noto filosofo, a leggere di questa grande trattativa cado dalle nubi”. Agenzie di stampa, quotidiani online danno notizia della secca smentita. Anche Repubblica ha un quotidiano online. Ma censura Bersani. La deontologia, la professionalità, messe sotto i piedi.  Vedremo se nell’edizione cartacea che uscirà domani, in contemporanea della direzione del Pd nel corso della quale sono attese “aperture” da parte di Renzi, sempre secondo i fantasiosi retroscenisti di Largo Fochettì, verrà data notizia e il direttore, o il condirettore chiederanno scusa. Oppure devono dimostrare che le notizie relative alla trattativa segreta sono vere, supportate da prove certe, come prevede il codice del giornalismo. Ancora: devono rendere nota la fonte, la gola profonda, che ha fornito le informazioni, visto che si parla nell’articolo di “mediatori”. Addirittura  nell’articolo che prosegue a pagina tre, titolo “Dopo la sconfitta in Sicilia e l’affondo di Prodi: dividersi i seggi uninominali Renzi pronto ad aprire sul lavoro. La grande trattativa. Allo studio accordi a sinistra nei collegi per battere le destre e l’onda populista” si va ben oltre. Di fatto si tratterebbe di un accordo di programma, perlomeno su alcuni dei punti essenziali, dal jobs act, dai contratti a tempo indeterminato, magari anche sulla abolizione dei super ticket sanitari. Due ministri, Franceschini e Orlando sarebbero le punte di diamante, gli addetti ai collegamenti con Mdp.

A chi giova e perché il presunto scoop degli scriba segugio

Ci domandiamo: a chi giova e perché lo scoop, fasullo, di Repubblica? Facciamo una ipotesi. Pisapia aveva bisogno di prendere ancora tempo prima di decidere da che parte stare. E ascoltando la relazione con cui ha aperto i lavori, vuota di contenuti, di reali proposte, aveva bisogno di un  appiglio per evitare ancora una volta di dare risposte chiare a chi, da Mdp a Sinistra Italiana, Possibile, a  quelli dei Brancaccio che hanno stabilito un calendario stringente per approvare programma e indicare come scegliere i candidati della lista unitaria, partendo dal basso per chiudere la partita in una grande assemblea prevista per il 2 dicembre. Pisapia aveva bisogno di prendere ancora tempo in attesa di una mano tesa da parte del Pd. Non solo. Il leader, autonominato, di Campo progressista, ora diventato “Diversa”, ha puntato le sue batterie sulla presenza della presidente della Camera alla assemblea, indicandola come la possibile candidata di una futura lista a sostegno del Pd.

Scorrettezza istituzionale nella relazione del leader di Campo progressista

Lo ha detto apertamente nella relazione quando ha contrapposto il nome della presidente della Camera a quello del presidente del Senato. Una scorrettezza istituzionale, non degna di chi si propone come salvatore della patria. Pisapia ed il suo cerchietto non magico non potevano non sapere che Laura Boldrini non aveva alcuna intenzione di diventare il paracadute di Renzi Matteo. Anzi, non faceva mistero, facciamo anche noi i retroscenisti, che con il segretario del Pd non era possibile alcun accordo, come avrebbe detto poi nel corso di un applauditissimo intervento in assemblea. L’uscita di Repubblica mirava a far credere che gli stessi esponenti di Mdp stavano trattando, in segreto, con gli emissari del signorotto di Rignano. Un modo come un altro, scorretto. La risposta della presidente della Camera la colloca fra le donne che hanno svolto con grande dignità e prestigio un ruolo così importante.

Ora Scalfari  richiama Freud e lo psicologo di Renzi

Possiamo chiudere qui. Anzi, no. Ci manca l’editoriale della domenica di Eugenio Scalfari. Questa volta richiama Freud e una citazione di Massimo Recalcati, lo psicologo con cui Renzi è in grande confidenza. Che c’entra Freud? C’entra, c’entra in un ragionamento che è un arzigogolo e niente più “L’uomo – sciveva Freud  – non è padrone nemmeno a casa propria”. Parla di “ingovernabilità  tra la sua vita e la sua coscienza”. Si chiede l’Eugenio se questo è un problema che riguarda la politica? Risponde di sì. “Lo è soprattutto perché la politica è il confronto fra il pubblico e il privato, tra gli interessi particolari e quello generale”. Da qui il decano del giornalismo italiano arriva a scrivere che il nostro populismo è ultratrionfante. E cita un esempio:  il referendum  costituzionale. “Il  70% dei No fu votato da persone che avrebbero votato contro qualsiasi referendum proposto da partiti costituzionalmente riconosciuti”. Per essere ancora più chiaro parla di referendum “vinto dal populismo”. Non merita  commenti. Si tratta di una offesa a milioni di elettori, a grandi organizzazioni sindacali come la Cgil, all’Anpi, a movimenti ed associazioni profondamente radicati nel sociale, a centinaia di giuristi, costituzionalisti, personalità del mondo della scienza, della cultura, giovani, tantissimi giovani come indicato da chi ha esaminato il risultato elettorale, magari pubblicati proprio da Repubblica. Il minimo che la direzione del quotidiano di largo Fochetti  può fare per rimediare a una notizia smentita da Bersani su trattative segrete con il Pd e alle offese recate dall’editoriale di Scalfari agli stessi lettori del giornale.

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