La questione dei migranti e dei diritti umani negati in Libia, è la metafora di come il Pd intenda costruire le sue alleanze. Basta non parlarne

La questione dei migranti e dei diritti umani negati in Libia, è la metafora di come il Pd intenda costruire le sue alleanze. Basta non parlarne

C’è un legame strettissimo tra quanto è avvenuto alla Camera nel corso del question time con il ministro dell’Interno Marco Minniti e la corsa di Piero Fassino verso la coalizione di centrosinistra. Il dibattito alla Camera, sollecitato da una interrogazione di Arturo Scotto, di Mdp, sui centri di detenzione in Libia, la negazione dei diritti umani, e il patto scellerato firmato dall’Italia con le fazioni che invece di proteggere le persone in cammino verso l’Europa dalle zone più drammaticamente colpite in Africa da siccità, povertà e confliti, ne approfittano vendendole come schiavi o usandole come strumenti sessuali, ha ricevuto la solita replica burocratica da parte del ministro Minniti, che ha difeso il suo operato e non ha provato alcun imbarazzo sull’intesa con le fazioni libiche. Eppure, la questione della gestione dei flussi migratori e dei diritti umani dovrebbe essere sul tavolo delle trattative per la coalizione del centro-sinistra, perfino come metafora di come abbia governato il Pd in questi anni. Ma così non è stato. Ecco il resoconto di quanto accaduto alla Camera, nella risposta di Minniti e nella durissima replica di Arturo Scotto.

L’autodifesa di Minniti: “diritti umani violati in Libia? Lo sapevamo, ma è perché la Libia non firmato la Convenzione di Ginevra”. Incredibile

Naufragi “per colpa” della Guardia costiera libica; documenti sulle condizioni di detenzione degli aspiranti migranti in Libia e, infine, le accuse delle Nazioni Unite. Adesso è il turno del governo rispondere, e il ministro dell’Interno Marco Minniti, alla Camera, non nega i problemi ma ricorda che “la Libia non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, e quindi la questione dei diritti umani non è di oggi e per noi era ed è irrinunciabile. Ma se oggi l’Unhcr ha potuto visitare i centri di detenzione in Libia lo si deve anche all’impegno del nostro paese”. Non solo: secondo Minniti “non può essere una alternativa rassegnarsi all’impossibilità di governarei flussi migratori e consegnare ai trafficanti di esseri umani le chiavi delle democrazie europee: noi dobbiamo sconfiggere il traffico di essere umani e cancellare lo sfruttamento” quindi “porre credibili condizioni per regolare la questione migratoria, aprendo corridoi umanitari e attraverso gli ingressi legali concordati con i Paesi di provenienza”. Grande scalpore ha fatto in particolare il caso Sea Watch, la nave il cui intervento di soccorso è stato fermato dalla Guardia costiera libica, provocando numerose vittime: secondo Minniti comunque “non è possibile al momento avere un quadro certo dei dispersi. I testimoni parlano di 50 persone, ma le ricostruzioni dei fatti appaiono al momento sostanzialmente divergenti”. Poi Minniti a Montecitorio torna a chiedere con forza un coinvolgimento più forte dell’Unione Europea. “La missione Triton finalizzata al controllo dei flussi migratori irregolari nel Mediterraneo centrale, avrà termine il 31 dicembre 2017. Per il 2018 l’Italia ha richiesto un cambio di strategia in linea con il concetto di responsabilità condivisa nella gestione dei confini marittimi perché il modello Frontex non è più adeguato. Il nostro Paese auspica che il lavoro avviato possa progredire rapidamente anche attraverso l’elaborazione di modelli di cooperazione di tipo tecnico”.

La dura replica di Arturo Scotto: “sospendere l’accordo con la Guardia costiera libica, colpevole di violazione dei diritti umani

“L’Italia ha uno strumento formidabile per reagire alle violenze e alle operazioni portate avanti dalla guardia costiera libica: dopo l’incidente del 6 novembre scorso, che avrebbe visto morire 42 civili, il nostro Paese deve avere una reazione forte”, ha replicato Arturo Scotto, Mdp, nel corso del Question Time alla Camera al Ministro Minniti sull’incidente in mare dello scorso 6 novembre. “L’Italia – aggiunge – ha scelto di inviare un supporto alla guardia costiera libica, che è sotto inchiesta per gravi violazioni dei diritti umani. Le risorse sottratte al fondo Africa, circa 2,5 milioni di euro, sono state destinate alla ristrutturazione della guardia costiera libica, che con molta probabilità si è macchiata di gravissimi reati, impedendo alle ong di salvare i migranti. Serve quindi un tagliando sulla missione che noi abbiamo sottoscritto con Tripoli: bisogna sospendere l’accordo con la guardia costiera libica fin quando non sarà firmata la convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati. Serve il rispetto dei diritti umani, l’Italia non è il parente povero dell’Europa e non possiamo essere complici di reati terribili”, ha concluso Scotto.

Negli incontri avuti da Fassino, al centro proprio il tema delle migrazioni, sul quale ha dialogato con Boldrini e Bonino

Piero Fassino, intanto, ha dato il via ad un’istruttoria per costituire le basi di un centrosinistra largo partendo dai colloqui proprio con la seconda e la terza carica dello Stato. “Non rappresento alcun soggetto politico e quindi non ho titolo per parlare di alleanze e coalizioni”, ha spiegato la seconda carica dello Stato al suo ospite mentre la presidente della Camera, confermando che al momento non ci sono le condizioni di un’alleanza, dopo l’incontro con Fassino ha lasciato aperta la porta ad un confronto sui programmi, soprattutto su temi quali l’immigrazione, il lavoro e le leggi sui diritti, a partire dallo ius soli. Nel Pd non si nasconde la soddisfazione per l’esito dei due incontri. “Ho ascoltato con interesse le loro valutazioni di cui terrò conto”, si è limitato a dire Fassino. Ma al Nazareno c’è la convinzione che Grasso anche in futuro non abbia intenzione di esporsi in prima persona come rappresentante di una forza politica. Piero Fassino, da responsabile Esteri del Partito Democratico, è intervenuto a Radio Radicale, in dialogo con Emma Bonino, per un confronto sui temi dell’immigrazione. “Oggi in Africa vivono un miliardo e 200 milioni di persone. Nel 2050 saranno due miliardi e mezzo. Alla fine del secolo saranno 4 miliardi, il 40% della popolazione mondiale. Nessuno può credere che il destino di 4 miliardi di persone possa essere affidato alle migrazioni, sarebbe irresponsabile e irrealistico. Nell’accogliere e integrare, è indispensabile una strategia europea per lo sviluppo di quei Paesi”, ha spiegato Fassino. Dal canto suo, Bonino ha detto di condividere quanto detto dal premier Paolo Gentiloni sul fatto “che l’Italia è l’unico Paese che ha avuto una politica migratoria decente in Europa in questi anni. Dove è stata però più carente – ha sottolineato – è stata nell’integrazione di questa massa di migranti”. Secondo l’ex ministro degli Esteri, è necessario “il superamento della Bossi-Fini e dei suoi vincoli e affrontare l’ostruzionismo di 6.000 sindaci nell’integrare chi arriva”. Sull’integrazione, Fassino ha criticato quel metodo che ha portato colpevolmente, “sino a qualche mese fa”, dopo l’arrivo dei barconi, ad inviare profughi in alcuni Comuni senza aver coinvolto i sindaci “con il risultato di costringerli a dover rispondere ai cittadini su questi arrivi, senza essere stati neanche coinvolti nella loro gestione”.  Fin qui il dialogo tra Fassino e Bonino. E i diritti umani? Ne parleranno un’altra volta, ora c’è una coalizione da formare, mica si può perdere tempo a parlare di persone vendute come schiave in Libia.

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