Ilva. Regione Puglia e Comune di Taranto presentano ricorso al Tar di Lecce. Contrari i sindacati e il governo. Fiom, “siamo con i lavoratori”

Ilva. Regione Puglia e Comune di Taranto presentano ricorso al Tar di Lecce. Contrari i sindacati e il governo. Fiom, “siamo con i lavoratori”

Brusco stop alla trattativa sull’Ilva. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha deciso che “per ora verrà congelato il negoziato aspettando la decisione del Tar di Lecce” che dovrà pronunciarsi sull’impugnativa di Regione Puglia e del Comune di Taranto del decreto col quale lo scorso 29 settembre è stato approvato il nuovo piano ambientale proposto da Arcelor Mittal e Marcegaglia attraverso Am Investco. “Sono inutili i tavoli finché non è chiara la situazione – dice furibondo il titolare del Mise intervenendo all’assemblea della Cgil sull’acciaio – Se il Tar di Lecce accoglie l’impugnativa, l’amministrazione straordinaria dovrà procedere allo spegnimento dell’Ilva. Questo mentre c’è un pacchetto da 5,3 miliardi di euro sul tavolo”. Una situazione in cui ArcelorMittal “potrebbe andarsene a gambe levate” e “non mi stupirei se lo facesse, speriamo che l’investitore rimanga e non scappi”. Per Calenda “stiamo assistendo a una pura fuga dalla realtà, questo gioco della deresponsabilizzazione deve finire” perché “chi dice che l’Ilva possa essere totalmente decarbonizzata dice una fesseria, è una battaglia ideologica di chi ci sta costruendo una campagna elettorale”.

I sindacati si schierano col governo. Landini, Cgil: “la Regione Puglia ritiri il ricorso e Calenda non congeli le trattative in corso”

I sindacati si schierano con il governo. “Chiediamo alla Regione Puglia di ritirare il ricorso e al ministro Calenda di non congelare le trattative in corso su Ilva”, dice il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini. Per la leader Cisl Annamaria Furlan “sono in ballo 20 mila posti di lavoro la cui sopravvivenza è legata al piano di risanamento industriale che deve coniugare l’occupazione e la tutela dell’ambiente e della salute”. E aggiunge: “I problemi dell’Ilva di Taranto devono essere affrontati con il massimo senso di responsabilità, senza ripicche personali o sventolando bandiere ideologiche. E’ legittimo che la regione Puglia ed il comune di Taranto diano il proprio contributo positivo su questa vicenda, ma tutto questo non deve avvenire ponendo veti o allungando i tempi per rinviare le decisioni opportune”. E per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, si passa “dal dramma alla tragedia” a causa di quella che definisce “un’iniziativa sciagurata” cui il sindacato “si opporrà con tutta la forza” perché “non possiamo permettere che la siderurgia nazionale, muoia per giochi elettoralistici dettati da esigenze populiste”.

Il documento della Fiom: “siamo con le lavoratrici e i lavoratori dell’Ilva”

La Fiom “sta con le lavoratrici e i lavoratori Ilva. A fronte della disponibilità del Governo all’apertura dei tavoli confermata dagli incontri di ieri, grazie anche alle iniziative del sindacato e della Fiom in particolare che ha posto il tema dell’attivazione dei tavoli stessi, uno per Genova sull’accordo di programma e uno per Taranto sull’ambientalizzazione con la presenza di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, sono emersi elementi positivi riguardo allo stanziamento di risorse consistenti per ambientalizzazione e decontaminazione (2,7 miliardi di euro) e per l’anticipazione della tempistica per l’avvio della copertura dei parchi dal 1 gennaio 2018”, scrive la Fiom in un documento. “Questo è l’inizio di un percorso di confronto e di una calendarizzazione dei tavoli specifici che dovrà approfondire ulteriormente le questioni ambientali. Alla luce di ciò, è inopportuna la presentazione del ricorso al Tar da parte della Regione Puglia e rischia di far saltare il negoziato. La Fiom richiama tutti i soggetti al senso di responsabilità, occorre mantenere il confronto aperto sulle diverse questioni, dando continuità a quanto deciso ieri con Governo, Arcelor Mittal e i commissari, definendo al più presto la calendarizzazione. La siderurgia è un asse strategico per la produzione industriale del nostro Paese su cui è necessario investire”.

Il governatore della Puglia, Emiliano, “Calenda non dia la colpa a noi e al Comune di Taranto per il fallimento di una aggiudicazione”

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda “ha sbagliato indirizzo se pensa di usare noi e il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci come capri espiatori” per una eventuale bocciatura da parte dell’antitrust europeo all’acquisizione di Ilva da parte della cordata guidata da ArcelorMittal. Lo ha detto a Bruxelles, parlando con alcuni giornalisti, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. “Temo – ha detto Emiliano rispondendo ai giornalisti – che questa vicenda dell’aggiudicazione alla cordata Marcegaglia-ArcelorMittal sia tutta sbagliata. Hanno determinato una concentrazione ben superiore alla quota massima che può essere posseduta dallo stesso operatore nel settore acciaio, e adesso cercano un capro espiatorio a cui dare la colpa del loro fallimento, nell’eventualità in cui la Commissione europea chieda ad ArcelorMittal delle dismissioni di altre attività e ArcelorMittal non sia disposta a farle”. “Hanno provato – ha spiegato il governatore della Puglia – a proporre l’uscita della Marcegaglia dalla cordata, e noi abbiamo accertato proprio a Bruxelles in questi giorni che questa proposta di ArcelorMittal era talmente campata per aria che non è stata neanche presa in considerazione dalle autorità europee”. Autorità che invece, ha insistito, “evidentemente chiedono altre dismissioni che ArcelorMittal non vuole concedere”. Ora, ha proseguito Emiliano, “se il ministro Calenda, che era stato ampiamente avvertito dalla Regione Puglia del rischio che l’aggiudicazione superasse la quota massima che è consentito possedere, dovesse tentare di dare la colpa a noi e al sindaco di Taranto per il fallimento di un’aggiudicazione della quale si è reso protagonista, ha sbagliato indirizzo: non sa bene – ha concluso il governatore della Puglia – con chi ha a che fare”.

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