Il sogno di Renzi: costruire come Macron in Francia e con Macron il suo Partito della nazione, raccogliendo cocci da destra e da sinistra. Fratoianni: “un dibattito da torcicollo”

Il sogno di Renzi: costruire come Macron in Francia e con Macron il suo Partito della nazione, raccogliendo cocci da destra e da sinistra. Fratoianni: “un dibattito da torcicollo”

Raccontano le cronache che l’incontro all’Eliseo ha confermato che la sintonia fra il presidente francese Emmanuel Macron e il leader del Pd Matteo Renzi pare ben consolidata e ha spaziato dalla comune passione per il tennis all’impegno per una nuova Europa, ma anche alla lotta contro il populis. I temi affrontati sono stati riepilogati dal sottosegretario per gli Affari europei Sandro Gozi, organizzatore dell’incontro fra i due leader. “Il primo argomento è stato il tennis – ha sorriso – del quale entrambi sono appassionati anche se non hanno finora incrociato le racchette”. Il giorno dopo l’assegnazione ad Amsterdam dell’Ema e a Parigi dell’Eba, in entrambi i casi con un sorteggio, questo è ovviamente stato il secondo tema affrontato da Macron e Renzi. “Noi siamo stati sfortunati e loro fortunati”, ha commentato Gozi che ieri rappresentava l’italia a Bruxelles. Terzo, la preoccupazione per la situazione politica in Germania.  L’incontro, ha spiegato Gozi, era stato deciso a luglio scorso: “non c’è stato bisogno di nessun negoziato – ha detto rettificando le indiscrezioni di stampa – si trattava solo di fissare la data ma fin da allora entrambi erano d’accordo che era meglio farlo in autunno inoltrato. Per noi – ha aggiunto- Macron è il punto di riferimento politico e lui stesso sin dall’inizio del suo percorso si è esplicitamente ispirato a Renzi”. L’Europa, secondo entrambi, “deve uscire dallo status quo, in discontinuità con l’europeismo recente”. Macron è dunque esplicitamente “punto di riferimento” del Pd? Pare di sì, al punto tale che si era diffusa la voce di un ripensamento renziano sulla partecipazione del Pd al Partito socialista europeo. Apriti cielo. Il capogruppo del Pse a Bruxelles, Gianni Pittella, rivela in un comunicato di aver parlato con lo stesso segretario del Pd, il quale lo ha rassicurato sulla permanenza del partito nel gruppo dei socialisti e democratici. Ma la questione dell’empatia piddina col tentativo di Macron di costruire una delle forme possibili del “Partito della nazione” resta del tutto intatta. Il partito di Macron ha infatti stravinto le elezioni legislative, successive alle presidenziali, proprio raccogliendo segmenti della destra neogollista e del Partito socialista francese in fuga dopo la sconfitta sonora, in seguito al pessimo quinquennio del presidente Hollande. Non a caso, le veline del Pd parlano di analoghe vedute di Macron e Renzi su uno dei punti fondamentali dell’attività di governo neoliberale: la riforma del lavoro, che in Italia si è chiamata Jobs act (pappagallando Obama) e in Francia più banalmente Codice del lavoro. Ma la sostanza resta la stessa: far pagare i costi sociali notevoli alle nuove generazioni, usando come clava la precarizzazione, in tutte le sue forme. Parigi e Roma, su questo punto, sono concordi. E se nasce così il nuovo Pd (o la coalizione cui sta lavorando Fassino) non vi sono novità sul fronte politico, nell’immediato futuro, né evidentemente sono attese “abiure” da parte di Renzi, che così può approfittare della crisi politica in Germania e della copertura iedologica di Macron. Lo stesso Gozi ha poi confermato che “devo ora sentire il nuovo leader di En marche, Christophe Castaner, per proseguire il dialogo sulle priorità comuni, a partire dalle liste transnazionali per il parlamento europeo”. Gozi ha poi smentito che Macron abbia chiesto a Renzi di fare uscire il Pd dal Pse: “non se ne è assolutamente parlato e non so da dove sia uscita questa voce”, ha concluso. Tuttavia, le due cose, come pare evidente, vanno assieme: se fai liste transanazionali con Macron, difficilmente avranno un segno socialista.

Il progetto renziano di accordo con Macron confermato a Porta a Porta 

Macron è più importante di Merkel, “sinceramente sì, lei fatica a fare un accordo di governo, è in una situazione di impasse. Macron è il più giovane degli eletti, e con il sistema del ballottaggio ha spazio per il governo, è una persona seria, con idee giuste per l’Europa, sul piano sociale e culturale”, detto il segretario del Pd Matteo Renzi, ospite di ‘Porta a porta’. Alla domanda se con il presidente francese abbia parlato di fuoriuscita da Pse, ha risposto: “Sinceramente no”.  “Mi piacerebbe se Berlusconi potesse candidarsi, e candidarsi contro di me, visto che parlano di accordi segreti”. Sulla coalizione di centrosinistra “se leggo i giornali è chiaro che non sono ottimista, pur lasciando la porta aperta non vedo segnali incoraggianti. Non farò mai prevalere rancori personali, aperti a tutti al centro e a sinistra”. Inoltre, “Non sono ottimista” sull’unità di tutto il centrosinistra, ha confermato Renzi, ma “abbiamo tempo: Mdp e la sinistra di Fratoianni hanno scelto di fare un’assemblea il 3 dicembre. Ho dato l’incarico a una personalità autorevole come Piero Fassino di provare a rimettere insieme i cocci. Ma le nozze si fanno in due, poi tocca a loro”. E alla domanda se sia disposto ad aprire alla reintroduzione dell’articolo 18, risponde: “No, lo abbiamo detto da sempre”.

Fratoianni replica: “un dibattito politico che guarda indietro e fa l’effetto del torcicollo”

“Mi fa l’effetto di un torcicollo”, esclama Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ai microfoni di “6 su Radio 1” a proposito dell’effetto che lo scenario politico attuale suscita in lui. Poi, parla di “un’Italia rivolta all’indietro” spiegandone i motivi che risiederebbero “non tanto per la vicenda del ricorso di Berlusconi, non tanto nelle personalità, quanto nel dibattito che sembra tutto attorcigliato attorno a una discussione molto astratta, quella sulle alleanze, sulle coalizioni che invece sfugge a una discussione sul merito, sulla proposta, sulle soluzioni che dovrebbero provare a dare a questo paese le risposte di cui ha bisogno. E’ questa la ragione – spiega – per cui mi pare che il dibattito che si sviluppa in quello che fu un tempo il centrosinistra sia un dibattito francamente poco interessante”. Secondo Fratoianni “vincere o perdere le elezioni per me significa costruire o meno il consenso attorno a proposte, programmi, idee, tornare a dare rappresentanza a chi non ce l’ha più. E’ questa la ragione per cui oggi i nostri capigruppo, di Sinistra Italiana, Mdp e Possibile vedranno Fassino per ribadirgli quello che diciamo da molto tempo, ossia che è impossibile chiedere un’alleanza alla sinistra di questo paese dopo che per quattro anni si è scelto di governare con la destra e con proposte che hanno il taglio culturale e sociale della destra. Se si rivendica come ha fatto Renzi ieri sera una politica che ha costruito la sua iniziativa riducendo i diritti del lavoro, colpendo la scuola pubblica – chiosa – non si può pensare che l’alleanza con la sinistra sia qualcosa di seriamente proponibile, né capace di convincere gli elettori”.

Share