Il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, si è dimesso, dopo la debacle della Nazionale non qualificata, dopo 60 anni, ai Mondiali

Il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, si è dimesso, dopo la debacle della Nazionale non qualificata, dopo 60 anni, ai Mondiali

“Io mi sono dimesso, ma sono rimasto solo io, gli altri non si sono dimessi”, provoca il presidente della Figc Carlo Tavecchio in conferenza stampa dopo le dimissioni. “Siamo arrivati a un punto di speculazione che ha raggiunto limiti impossibili”, ha aggiunto Tavecchio. Tavecchio ha poi parlato a lungo della sua gestione, e della scelta del dopo-Ventura. “Ho parlato con quattro-cinque allenatori: sono impegnati”, ha ricordato. “Abbiamo attivato i centri federali, la riforma dei campionati giovanili, la riforma del calcio femminile, abbiamo una gestione di bilancio che fa invidia a chi è quotato in borsa. Tutti i 240 ragazzi che hanno lavorato per la Federazione e che lavorano sono gente di valore. Abbiamo realizzato la ristrutturazione completa di Coverciano e introdotto la Var. Nel 2014 fui il primo a scrivere a Blatter per la Var. Il primo fu Biscardi, il secondo Tavecchio – ricorda, alzando la voce – Non dimentichiamo i risultati delle Nazionali giovanili. Io ho sempre guardato gli uomini in faccia. Se avessimo fatto un gol, Tavecchio era un grande”. Quanto alle scelte politiche in federazione, “io non giudico nessuno – ha scandito il presidente dimissionario – e non voglio parlare di tradimenti, ognuno fa le proprie scelte politiche. Io parlavo di maggioranza che mi ha eletto. Le opposizioni sono sempre state opposizioni. Non pensavo che la Lega nazionale dilettanti si schierasse con le opposizioni, ma è una scelta politica”.

“C’è la volontà di commissariare la Federcalcio, lo dice lo statuto. Mi sembra l’unica soluzione”, ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, sulla Federcalcio dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio. Il numero uno del Coni ha fissato per mercoledì alle 16,30 una Giunta straordinaria. A Malagò, a strett giro d’intervista, ha replicato il presidente dell’associazione allenatori, Renzo Ulivieri: “Il Consiglio federale rimane in carica per l’ordinario: io non le do le dimissioni, se si fa tutto così c’è il pericolo che arrivi davvero Malagò”.

Tra le reazioni nel mondo politico segnaliamo quella di Paolo Cento e di Stefano Fassina, entrambi esponenti di spicco di Sinistra Italiana. “Finalmente sono arrivate le dimissioni di Tavecchio. Ma la crisi del calcio italiano è più profonda del cambio di un vertice e la rifondazione deve essere totale”, afferma Paolo Cento della segreteria nazionale di Sinistra Italiana. “Vivai – prosegue l’esponente della sinistra – calcio professionistico e non solo, impianti sportivi di base e non solo quelli di seria A queste devono essere le priorità”. “Infine – conclude Cento – un consiglio al ministro Lotti: il governo non si impicci nelle nomine dei nuovi vertici e si preoccupi di trovare risorse per gli impianti di base”.

“Le dimissioni di Tavecchio sono un atto dovuto e tardivo, non soltanto per il clamoroso fallimento della Nazionale di calcio, ma anche, anzi soprattutto, per le ripetute sponsorizzazioni accettate da società di scommesse sportive. Scelte immorali da parte di chi dovrebbe promuovere attraverso lo sport lo sviluppo autonomo della persona e non dipendenza, comportamenti responsabili e non attività patologiche dovute al gioco d’azzardo”, scrive in una nota Stefano Fassina.

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