Il caso del ragazzo migrante e disabile morto a Bolzano, raccontato da Formigli, e le parole del papa contro la cultura del rifiuto delle vite di scarto

Il caso del ragazzo migrante e disabile morto a Bolzano, raccontato da Formigli, e le parole del papa contro la cultura del rifiuto delle vite di scarto

Giovedì sera, nel corso della trasmissione Piazza pulita, condotta da Corrado Formigli, i telespettatori hanno potuto assistere ad un servizio amaro e angosciante da Bolzano. Una famiglia di migranti, costretta a vivere per strada con un ragazzo gravemente ammalato e in carrozzella, sbattuta di qua e di là dalle autorità locali, e dal servizio sanitario, fino quando il ragazzo è morto, per strada, abbandonato dalla civile comunità. Nel servizio, venivano intervistate alcune della autorità locali sulla tragedia. E hanno colpito subito le parole di commento di un assessore: “Sa, ci sono le elezioni, non potevamo…”, e quelle di alcuni abitanti, decisamente xenofobe. Oggi, la madre di quel ragazzo chiede di non essere trasferita da Bolzano, dove suo figlio è morto, e dove potrà piangerlo. Dov’è finita la pietas? Perché è tramontato il senso di umanità della nostra civiltà europea?

Alcune delle risposte a questi interrogativi, che definiscono la vera tragedia europea di questo XXI secolo, ovvero lo scontro tra la necessità di accogliere e quella paura collettiva (di cui spesso parla il ministro Minniti, giustificandola) che  invece è l’espressione della cultura del rifiuto delle vite di scarto, giungono dal messaggio di papa Francesco in occasione della giornata della pace, il prossimo primo gennaio. “Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano”, scrive Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2018 sul tema ‘Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace’, puntando il dito su una “retorica”, “largamente diffusa” in molti Paesi di destinazione “che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio”. Citando san Giovanni Paolo II quando parlava di profughi e delle conseguenze di “una interminabile e orrenda sequela di guerre, di conflitti, di genocidi, di pulizie etniche”, che avevano segnato il XX secolo, papa Francesco fa notare che nemmeno il XXI secolo “ha finora registrato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre”.

“Tutti gli elementi di cui dispone la comunità internazionale indicano che le migrazioni globali continueranno a segnare il nostro futuro – sottolinea -. Alcuni le considerano una minaccia. Io, invece, vi invito a guardarle con uno sguardo carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace”. Il papa fa notare che i migranti e rifugiati portano con se “un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native”, perciò “arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono”. Invita dunque ad usare “uno sguardo contemplativo” per “guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei ‘limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso’, considerando cioè le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi”. Tutto ciò per trasformare “in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati”. A qualche cattolico, nella città di Bolzano, e non solo, fischieranno le orecchie quando leggerà le parole durissime del papa contro la cultura del rifiuto e della emarginazione delle persone migranti.

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