I radicali di Bonino soffrono e s’offrono. I radicali di Pannella: tremila iscritti per vivere

I radicali di Bonino soffrono e s’offrono. I radicali di Pannella: tremila iscritti per vivere

Certo: una pattuglia di radicali nelle istituzioni, e segnatamente, Camera dei Deputati, Senato, Parlamento Europeo sarebbe come il sugo del sale, un qualcosa a volte di amaro, di acido perfino; ma tonificante, prezioso, un antidoto necessario per combattere le sempre più insorgenti tentazioni, imbecilli e semplificanti, di risolvere i gravi problemi del nostro tempo con soluzioni improntate alla più stolida demagogia. Ma appunto, dovrebbe essere una pattuglia radicale, di quella “matrice” che abbiamo conosciuto negli anni passati: “maleducati” e capaci di scandalo; non quelli politicamente corretti, non per caso ammessi nei circoli del potere reale. Che vi sia un “vuoto” di politica, che si sconti una crisi del concetto stesso di democrazia; che “regole” e istituti che si credevano consolidati mostrino limiti e carenze vistose, non lo nega più nessuno; ed esiste in proposito una vasta letteratura politologica. Un “vuoto”, dunque; e dal momento che in natura il vuoto non esiste, ecco che lo spazio lasciato libero viene colmato: prima dalla Lega di Umberto Bossi, poi dal “fenomeno” Silvio Berlusconi; ora quello spazio viene conteso dalla Lega di Matteo Salvini e dal Movimento 5 Stelle; e in misura minore da una galassia di movimenti e partitini che vanno da Casa Pound a Fratelli d’Italia.

C’è chi questa deriva populista e demagogica dice di volerla fronteggiare; ma si tratta spesso di un populismo e di una demagogia di apparente segno diverso, nella sostanza in poco dissimile; e ci si riferisce al Partito Democratico di Matteo Renzi: ormai preda di un arrogante e presuntuoso cupio dissolvi sconcertante. Reduce da ben cinque sconfitte elettorali consecutive, ancora detta le regole, e per le prossime elezioni politiche di primavera si dice disposto a una coalizione dove nessuno sia escluso, per conquistare un posto a tavola occorre accettare (e sottostare) a una sola, semplice regola: si fa quello che dice e vuole Renzi. Tu chiamalo, se vuoi, delirio da impotenza. Il problema però non è neppure tanto questo, quanto il fatto che gli aspiranti commensali al tavolo renziano finiranno per accettarla, questa condizione capestro. Sono innumerevoli i “cespugli” che aspirano a un posto a tavola; fin quando si tratta di un Denis Verdini o di un Angelino Alfano, per fare due nomi, nulla di sorprendente. Non da ora si scopre il loro programma di sempre: Franza o Spagna, purché se magna.

Era lecito attendersi qualcosa di più e di meglio dai radicali di Emma Bonino (così ormai vengono da tutti chiamati quei radicali che hanno gettato alle ortiche il patrimonio ideale e politico lasciato da Marco Pannella, e raccolto da quanti si riconoscono nel Partito Radicale Nonviolento Transpartito e Transnazionale di Rita Bernardini, Sergio D’Elia e Maurizio Turco). Al momento i “boniniani” (che sia detto per inciso: al loro interno sono più divisi e frammentati di quanto non diano a vedere; come dicono a Napoli: quando l’acqua è poca, la papera non galleggia), giocano su due tavoli: a Renzi dettano qualche blanda condizione (come sulla questione dell’immigrazione) per poter partecipare al “tutti insieme appassionatamente”; al tempo stesso mantengono una linea aperta con Giuliano Pisapia, i Verdi, i socialisti di Riccardo Nancini. Può finire che Bonino e compagnia siano, alla fine, come “La Sora Camilla, tutti la vonno e nissuno la pija”. Ma c’è da giurare, conoscendoli un poco, che alla fine, o con Renzi, o con Pisapia, un “accomodamento” si finirà per trovarlo. Semmai, la vera lotta sarà tra i pochi posti offerti e i non pochi aspiranti e vogliosi di occuparli. Qualche premonitore segno già lo si coglie, che Bonino propone una cosa, Marco Cappato un’altra, Riccardo Magi una terza.

E gli altri, i radicali che si ispirano direttamente al lascito di Pannella? Sono impegnati su tre fronti: la lotta per incardinare a livello ONU (per cominciare) il diritto umano e civile alla conoscenza; la lotta per il diritto al diritto, a una giustizia giusta, a cominciare dalla sua più calda frontiera, quella del carcere (a tale proposito, tra la generale indifferenza Rita Bernardini e Deborah Cianfanelli sono arrivate a ormai un mese di sciopero della fame); il raggiungimento, entro l’anno, di almeno tremila iscritti, soglia minima per continuare a tenere in vita il Partito Radicale; finora sono arrivati a quota 2400. Discreto successo, se si considera che si è partiti da zero, e con lo choc provocato dalla morte di Pannella. Ma “all’appello” ne mancano ancora 600, da raggiungere entro la fine dell’anno. Questi sono i radicali che si richiamano più schiettamente alla tradizione nonviolenta di cui Pannella è stato alfiere e animatore. Ed è a quanti hanno apprezzato e (anche) beneficiato delle grandi lotte di civiltà combattute da Pannella che si rivolgono: a chi ha dato loro fiducia “ieri” perché gliela rinnovi oggi; dia forza a quel Partito Radicale perché tutti ne possano beneficiare, come è accaduto negli anni passati. Tessera radicale come polizza d’assicurazione per le “antiche”/nuove battaglie di libertà e di liberazione.
E i radicali di Bonino? Soffrono, e s’offrono.

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