Germania. Il presidente della Repubblica Steinmeier chiede a Cdu e soprattutto a Spd di dialogare per formare una nuova Grosse Koalition. La Spd ci ripensa e chiede ai suoi iscritti di esprimersi

Germania. Il presidente della Repubblica Steinmeier chiede a Cdu e soprattutto a Spd di dialogare per formare una nuova Grosse Koalition. La Spd ci ripensa e chiede ai suoi iscritti di esprimersi

Di fronte allo spettro di nuove elezioni, e per evitare che la Germania e l’Europa non siano bloccati da sei mesi di immobilismo politico tedesco, la Spd si è dichiarata pronta a discutere della formazione di una terza Grosse Koalition con la Cdu di Angela Merkel, che raccoglierebbe 399 seggi su 709 nel Bundestag, il Parlamento federale. In realtà, una vera e propria fumata bianca dalla Spd non è ancora pervenuta. Tuttavia, il percorso sembra ormai segnato. Impensabile ancora lunedì scorso, una terza edizione della Grosse Koalition è ora praticamente possibile. E probabile: “La Spd è fermamente convinta che è più che mai necessario dialogare. La Spd non rifiuterà la partecipazione ai colloqui ai quali sarà invitata”, ha affermato il segretario generale del partito, Hubertus Heil, nella notte di venerdì, dopo ben otto ore drammatiche di discussioni tra i membri della direzione.

E l’invito non ha tardato ad arrivare. I dirigenti socialdemocratici e democristiani hanno ricevuto l’invito ai colloqui con Frank-Walter Steinmeier, il presidente della Repubblica federale, per la prossima settimana, per discutere di una eventuale cooperazione al governo. Alle 13.15 di venerdì, il presidente della Spd, Schulz, ha anche fornito una messa a punto ufficiale: “ho ricevuto numerosi appelli inquieti da parte dei nostri amici europei”, ed ha sottolineato che la Spd non è quel genere di partito che fugge dalle proprie responsabilità dalla Germania e dall’Europa. Ha dunque rinunciato alla sua opposizione di principio a una coalizione con la cancelliera per discutere della via d’uscita dalla crisi: “una cosa deve essere chiara: se questi colloqui devono portare, in un modo o nell’altro, a una partecipazione alla costituzione di un governo, spetterà ai nostri militanti deciderlo”.

I liberali sull’orlo di una crsi di nervi

Vista da Roma e da Bruxelles, questa virata di 180 gradi sembra positiva. Per due mesi, infatti, la Germania ha discusso di una coalizione Giamaica inedita, con democristiani, liberali e verdi. E per tutto questo tempo Martin Schulz non ha mai cessato di martellare la Spd per un forte profilo di opposizione, dopo un voto che l’aveva portata, il 24 settembre, al risultato più basso di sempre, 20,5%. Ma il vero sconfitto di questa tornata di fallimenti tedeschi appare sempre più il leader del Partito liberale, Christian Lindner. Con una messinscena da provetto sceneggiatore, Lindner ha provocato la crisi politica annunciando il ritiro dai negoziati, con la tesi per la quale “è meglio non governare che governare male”. Dopo questa sceneggiata, la situazione è completamente mutata. Per il politologo berlinese Gero Neugebauer, “Merkel rifiuta assolutamente l’opzione instabile di un governo di minoranza, che non è popolare in Germania e che la metterebbe in balìa degli avversari. Le due opzioni che le restavano erano o nuove elezioni oppure un mutamento di posizione della Spd. Ma, oltre all’Afd, il partito ultranazionalista e xenofobo, chi altri avrebbe voluto nuove elezioni? Nessuno”.

La sentenza di Willy Brandt: “Il paese viene prima del partito”

La frase di Brandt ha dunque agito come una sorta di pressione da parte di molti dirigenti socialdemocratici (va qui rammentata anche la posizione autorevole di un intellettuale molto ascoltato dalla Spd, Jurgen Habermas, che ha auspicato il ritorno alla Grosse Koalition), su Martin Schulz, allo scopo di convincerlo ad abbandonare la posizione di rifiuto sistematico. Heribert Prantl, l’editorialista di punta della Suddeutsche Zeitung, il quotidiano molto vicino alla Spd, aveva scritto: “La Spd teme di essere accusata di falsità e di non credibilità se abbandonasse la promessa di restare all’opposizione. Ma una tale virata non sarebbe un fallimento, anzi, al contrario, sarebbe l’espressione della responsabilità, una responsabilità che i liberali hanno rifiutato”, rendendo pubblica un’opinione che ormai appare molto diffusa tra i tedeschi. Resta solo un ostacolo: come si esprimeranno i 475.000 iscritti? “Saranno necessarie molte discussioni prima di pervenire a una decisione, qualunque sia”, ha precisato Schulz, il cui futuro di presidente si giocherà nel congresso di dicembre.

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