Fca. Marchionne incassa in “premio” azioni per 43 milioni di euro. E manda a casa 530 precari dello stabilimento di Cassino. Decisione inaccettabile, subito sciopero. De Palma (Fiom) a Fim e Uilm: assemblee unitarie in tutto il gruppo

Fca. Marchionne incassa in “premio” azioni per  43 milioni di euro. E manda a casa 530 precari dello stabilimento di Cassino. Decisione inaccettabile, subito sciopero. De Palma (Fiom) a Fim e Uilm: assemblee unitarie in tutto il gruppo

Due notizie, ma di fatto una sola. Ad inizio settimana la prima: un super-premio per Sergio Marchionne, ad del gruppo Fca, ex Fiat, di cui Renzi Matteo si dichiara grande amico ed estimatore. Alla fine di ottobre il manager ha incassato nuovi compensi, circa 2,8 milioni di azioni per un valore di oltre 43,7 milioni di euro. Il tutto in virtù dell’andamento del titolo Fca in Borsa. Sale così a 530 milioni il valore del patrimonio detenuto dal manager in azioni non solo di Fca ma anche della Ferrari e della Nch, di cui è presidente, una multinazionale che produce e commercializza macchine per l’agricoltura e le costruzioni, veicoli industriali e commerciali, autobus e mezzi speciali, oltre ai relativi motori e trasmissioni, e a propulsori per applicazioni marine. I “superpremi” sono dovuti al fatto che sono stati raggiunti gli obiettivi previsti dai piani industriali grazie in primo luogo ai lavoratori che hanno dovuto sopportare anche pesanti sacrifici, grazie, si fa per dire, alla politiche aziendali portate avanti nelle aziende del gruppo, ritmi sempre insopportabili, utilizzo del precariato.

Respinta la proposta Fiom di rotazione di tutti i lavoratori

Passano poche ore dall’annuncio cui i media, salvo eccezioni, non danno grande rilievo, se la cavano, quando va bene con notizie nelle pagine economiche. Alla Fca di Cassino sciopero di otto ore con presidio davanti ai cancelli dell’azienda per protestare contro la decisione della società di cui Marchionne è l’ad di licenziare 530 lavoratori precari. “Martedì 31 ottobre –  si legge in una nota della Fiom Cgil – la direzione aziendale comunica ai nostri delegati, in merito alla scadenza degli 830 contratti precari, prevista appunto per il 31 ottobre, che solo a 300 lavoratori è stato prorogato il rapporto di lavoro. Gli altri, da giovedì 2 novembre non sono più in forza nello stabilimento”. La Fiom in un incontro con la direzione aziendale aveva proposto la rotazione di tutti questi lavoratori. “Sarebbe stato un modo – afferma il sindacato dei metalmeccanici – per non farli uscire dal circuito aziendale, visto che dicono di volerli richiamare nei primi mesi del 2018. Ma la direzione aziendale ha deciso di recedere il rapporto di lavoro. Una decisione inaccettabile – prosegue il comunicato sindacale- . Lo stabilimento di Cassino, che doveva essere il rilancio del polo del lusso del marchio Alfa in Italia, è invece diventato un punto di debolezza, che ancora una volta l’azienda scarica sui lavoratori”. Lo sciopero è stato indetto anzitutto “per la difesa occupazionale del territorio e per la stabilizzazione di tutti gli 830 lavoratori e lavoratrici interinali”. Il sindacato, inoltre, chiede la convocazione di “un tavolo istituzionale per affrontare il futuro occupazionale e produttivo in Fca e nell’indotto” e una “riforma del sistema pensionistico che permetta ai lavoratori turnisti di andare in pensione e ai giovani di avere un lavoro stabile”.

 Solo parole la piena occupazione promessa del manager col girocollo

Torniamo così al gruppo Fca che “usa” a suo piacimento i precari, una volta li chiama, poi  li caccia, sfruttamento ancora peggiore, se così si può dire, di quello cui sono costretti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Le azioni del gruppo automobilistico sono 16.415.500  per un valore di 256,4 milioni di euro, oltre 11,86 milioni quelle della Cnh (pari a 133 milioni) e 1,46 milioni del Cavallino Rampante. Una ricchezza che potrebbe aumentare l’anno prossimo alla scadenza del piano industriale quinquennale. Nel caso di obiettivi nuovamente centrati, Marchionne riceverebbe infatti ulteriori pacchetti di azioni: 450 mila titoli dalla Ferrari e 3,9 milioni da Fca. Ma mentre il finanziere che ha trasferito la sede legale di Fca in Olanda e quella fiscale, che conta moltissimo, in Gran Bretagna, incassa premi e pare sia corteggiato dai cinesi, di cui resta ignoto nome e cognome, che puntavano ad una alleanza, la promessa di “piena occupazione in Italia” che aveva fatto gioire Renzi Matteo che anche di recente lo ha incontrato, è stata spostata dal 2017 al 2018 e non pare ce ne siano le condizioni.

Il fallimento dei piani industriali fondati sullo sfruttamento dei lavoratori

Se il buongiorno si vede dal mattino le politiche del grande manager, malgrado i premi in azioni, sono fondate sullo sfruttamento del lavoro, sui sacrifici dei lavoratori da tirare il più possibile. Negli stabilimenti torinesi verrà prolungato il contratto di solidarietà alle carrozzerie di Mirafiori, aumentata dal 48 al 60 per cento di riduzione di orario. Si è passati da 50mila operai a solo 3.700 alle prese con gli ammortizzatori che stanno per  essere rinnovati. Ma sarebbe l’ultima, con esuberi di 1200 lavoratori che sarebbero licenziati. Negli stabilimenti di Grugliasco la situazione non è migliore. A Pomigliano, da lì è partito il piano Marchionne cui si è sempre opposta la sola Fiom, non si conosce quale prodotto sostituirà la Panda che trasloca nella vecchia sede polacca. Non va meglio per le carrozzerie di Mirafiori in attesa di nuovi modelli da produrre. Cassa integrazione anche nello stabilimento più grande del gruppo Fca, a Melfi. Gravi ripercussioni anche sui lavoratori dell’indotto. Cig anche nell’impianto di Cento dove si producono motori diesel. Già sono stati licenziati 500 lavoratori. Ora torna in primo piano Cassino.

Due Fca, una del piano finanziario, l’altra della situazione critica dei lavoratori

Dice Michele De Palma, segretario nazionale Fiom: “La verità è che esistono due Fca: quella del piano finanziario e quella della situazione critica dei lavoratori italiani. La piena occupazione entro il 2018 al momento è un miraggio. Servono al più presto nuovi modelli, specie per Pomigliano e Mirafiori, e negli altri stabilimenti è necessaria l’implementazione di nuove motorizzazioni ecologiche sui modelli esistenti – spiega De Palma – . Noi non abbiamo firmato il contratto, ma vogliamo far tornare la vertenza in mano ai lavoratori: per questo proponiamo a Fim e Uilm assemblee unitarie”. Ferdinando Uliano, Fim Cisl afferma che “è necessario che in tempi brevi i massimi vertici Fca ci convochino per Pomigliano, i continui rinvii non sono più sostenibili”. Gianluca Ficco,  Uilm Uil, chiede “un incontro per tutti i settori”.

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